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22 August 2006

Tecniche SEO Black Hat: Ottenere Link da siti .gov

Black Hat SeoNon sono un amante delle tecniche SEO Black Hat. A dirla tutta le aborro per usare un’espressione alla Mughini. Il mio approccio alla search engine optimization è sempre stato estremamente corretto verso gli utenti e verso i motori di ricerca. Forse è per questo che porto risultati mentre altri ricevono penalty dai search engine (non facciamo nomi che è meglio). Non me ne vogliano i vari Seo sparsi per il web, ma sorrido quando vedo che nel 2006 c’è ancora chi è a caccia di trucchi per ottimizzare e posizionare i siti web.

Il che vale a dire che c’è ancora chi, oltre ad aver capito evidentemente poco dei motori, pensa (spesso sono SEO di professione) che esistano ‘certe tecniche’ valide ed efficaci nel medio o lungo periodo, seppure molto rischiose, che quindi valga la pena di tentare. Forse un giorno scriverò una lista di tutte quelle pratiche black hat (vi interessa?) che è meglio evitare nell’ottimizzazione, dalle pagine doorway, di cui Stefano ha intelligentemente messo in luce vantaggi e svantaggi, al testo nascosto passando per lo spamdexing e per tanti altri piccoli inganni che non servono a nulla se non a ricevere penalty o il ban dai motori di ricerca, Google in primis.

Comunque venendo al dunque questo post era per segnalarvi un articolo su come ottenere link da siti .gov in 20 minuti  (già questo dovrebbe farvi riflettere). Inutile dire, specie dopo le premesse, che non ve lo segnalo per farvi seguire quanto indicato in quel post, ma piuttosto per invitarvi a inserire quei consigli nel vostro prontuario di ciò che non va fatto e quello mi è sembrato un ottimo esempio da non replicare.

In effetti nella search engine optimization non ci sono scorciatoie né tantomeno trucchi, basta usare la testa, la logica capendo come e cosa cercano gli utenti, stando alla larga da tutto ciò che è black hat. Tutto il resto verrà, forse, da sé.

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Non riesco a capire una cosa.
Quale guadagno danno queste tecniche?

Grazie
p.s.: grazie mille per il notify, siete mitici

Comment by Merlinox — 22 August 2006 @ 12:31

Occhio e croce direi nessuno, nel senso che talvolta, quando sei fortunato, riesci a sfruttare per un brevissimo periodo qualche ‘falla’ (vedi ad esempio il caso di expedia, o il caso BMW.de, o il caso di Ricoh) ma poi vieni sempre beccato con conseguenze spesso pesanti.

Il problema è che le molte pratiche da evitare sono ancora largamente diffuse ed impiegate.

Ma vallo a spiegare ai duri di comprendonio. :-)

Comment by Jacopo Gonzales — 22 August 2006 @ 13:04

ciao Jacopo, premetto che capisco molto poco di seo&co ma vorrei chiederti quanto conta il link building per il seo?
Grazie

Comment by mimi — 22 August 2006 @ 13:34

Ciao, direi che senza una precisa strategia di inbound/outbound linking non si va da nessuna parte nella search engine optimization.

Il link building è una componente essenziale di qualsivoglia progetto di posizionamento.

Comment by Jacopo Gonzales — 22 August 2006 @ 13:37

Legalmente meglio:
http://haha.nu/gadgets/retro-phone-handset/
I link sotto bookmark page, anche se non so quanti clicchino, almeno in Italia.

Comment by Merlinox — 22 August 2006 @ 14:34

E’ sempre meglio puntare al medio-lungo termine per un sito e tutte le tecniche illecite non lo fanno. E’ meglio una settimana di popolarità o tre mesi fuori dagli indici di Google?

Comment by bayle — 22 August 2006 @ 20:17

Ciao Jacopo,

per prima cosa complimenti per il Blog e gli argomenti trattati, non lo conoscevo (mea culpa) ma entrerà a far parte dei miei preferiti

[quote]
Il mio approccio alla search engine optimization è sempre stato estremamente corretto verso gli utenti e verso i motori di ricerca. Forse è per questo che porto risultati mentre altri ricevono penalty dai search engine (non facciamo nomi che è meglio). Non me ne vogliano i vari Seo sparsi per il web, ma sorrido quando vedo che nel 2006 c’è ancora chi è a caccia di trucchi per ottimizzare e posizionare i siti web.
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In linea di massima approvo le tue considerazioni sulle tecniche Black Hat ma…i trucchi che oggi portano alle penalizzazioni, ieri hanno fatto fare tanti soldi ai clienti delle grandi SEM agency di oggi (oltre che alle SEM agency stesse).
Sono contrario ai trucchi perchè mi pongo dal punto di vista del navigatore e so che inquinano le ricerche, ma bisogna dire che chi ha sfruttato al meglio certe tecniche ed è riuscito ad allontanarsene in tempo spesso oggi ha clienti molto contenti. Triste ma vero.
Inoltre i trucchi efficaci oggi ci sono ancora, ma sono più border-line…diciamo che i trucchi nuovi stanno ai vecchi come l’elusione fiscale sta all’evasione.

Inoltre le penalties sono sempre recuperabili, sempre, il che vuol dire che ancora una volta Google premia chi a suo tempo ha barato.

Quindi c’è poco da sorridere :)

Comment by Fabio Sutto — 26 August 2006 @ 19:35

P.s.
dopo un’attenta lettura della tecnica descritta in SEOMOZ sono convinto che sia di dubbia efficacia

Comment by Fabio Sutto — 26 August 2006 @ 19:36

Ciao Fabio

oltre a ringraziarti per gli apprezzamenti, volevo fare queste considerazioni, traendo spunto da quanto da te osservato:

Non sono daccordo con il definire il SEO come un settore ove regnano (o semplicemente sono presenti) i “trucchi”. Sono certo che tu, in buona fede, lo intendi semplicemente come uso di tecniche o accorgimenti che non sono noti ai più.

Però credo che sia anche per questo ‘gergo’ (che sta meglio in bocca a uno come Silvan) che una certa parte della SEO (e relative aziende al seguito) ha portato più danni che altro, approfittandosene dell’altrui ignoranza (quella dei clienti), demandando la responsabilita’ dei suoi fallimenti agli algoritmi che cambiano (non prendiamoci in giro please).

Conosco una sfilza di sedicenti seo che lavorano in italia e che non hanno capito molto dei motori di ricerca, arroccati pero’ nelle loro certezze fatte di nulla.

Che non sanno posizionare. Che si beccano penalty e ban dal Delaview (potrei fare una lista lunga un km). Che hanno linkfarm che gli vengono periodicamente chiuse dai vari provider. Che non sanno stare al passo dell’evoluzione (o involuzione?) dei penosi algoritmi di ricerca e, last but not least, che si considerano esperti.

Tu mi parli di vantaggi per alcuni. Indubbiamente ci sono stati. Come ci sono anche adesso. Ma si tratta di casi che non rappresentano la media, anche perchè come sai meglio di me, una piccolissima parte del web genera effettivamente revenue online sostenuta da un business model di successo.

Anche volendo parlare di serp molto competitive, sai come me, che il risultato e’ raggiungibile ugualmente pur non forzando la mano (che poi e’ sinonimo di mancanza di problem solving e ancor prima di competenza, perchè si ignora la presenza di alternative).

Tu dici che le penalty si recuperano. Questo e’ vero, posto che il seo di turno sappia quale particolare tecnica ha determinato il danno e possa quindi fare opera di ripulitura prima di chiedere la reinclusion.

Ma calandosi per un attimo nei panni di un’azienda che si mette nelle mani dei c.d. esperti dell’ottimizzazione, pagando cifre moooolto elevate, immaginiamo che il sito riceva una penalizzazione o peggio il ban.

Siamo sicuri che il danno verso l’azienda cliente sia tanto irrilevante e che una reinclusion sia, seppure ovviamente necessaria, una cura indolore? Diciamo che certe aziende stanno all’ottimizzazione come lo spam alle serp. E anche io ho poca voglia di sorridere.

Comment by Jacopo Gonzales — 26 August 2006 @ 21:27

Ciao a tutti. Dunque, ottimizzare un sito è un casino e per un motivo ben preciso: se è facile da ottimizzare il sito sicuramente non rende dal punto di vista economico. Se rende, è difficile se non difficilissimo. A parte le società di SEO che per la maggior parte sono coordinate e populated (per usare un’espressione cara a molti…) da incapaci (a livello di dipendenti) o da venditori di fumo (non quello buono) che puntano a impressionare il potenziale cliente (quasi mai ‘rinnovante’) con tazzine illy e frasi in romano inframmezzate a marketing slang californiano, per quel che riguarda Google in particolare devo dire che le pratiche black hat sono sicuramente le migliori, se si vogliono ottenere risultati efficaci (parlo ovviamente di siti di medio basso livello, come quelli che normalmente contattano le SEO companies).

Il problema è che, nel buio dell’ignoranza, tutte le vacche sono black (hat). Per il resto per posizionare un sito in maniera competitiva rispetto agli altri basta fare degli url decenti, mettere un po’ di link in entrata e in uscita, fare un bel titolo attraente per l’utente, pagine che non pesano 100 k, linking interno normale e non usare nessuno degli strumenti che i SEO propongono (tipo anti-stuffing delle keyword, metatag generator, rankpopularity checker etc…). Le società SEO si avvantaggiano del fatto che in tutto il mondo, quando una cosa e’ facile da pensare e da fare, viene data in outsourcing, alla ditta (società mi sembra troppo) con le tazzine più belle…

Comment by federico — 27 August 2006 @ 07:11

quote
Non me ne vogliano i vari Seo sparsi per il web, ma sorrido quando vedo che nel 2006 c’è ancora chi è a caccia di trucchi per ottimizzare e posizionare i siti web. /quote

Appunto che si va avanti nel tempo è necessario comprendere e trovare nuove tecniche di successo, gli algoritmi dei motori cambiano continuamente, essere ancora “a caccia” di trucchi, come dici tu, è assolutamente ovvio e naturale.

quote
In effetti nella search engine optimization non ci sono scorciatoie né tantomeno trucchi, basta usare la testa, la logica capendo come e cosa cercano gli utenti, stando alla larga da tutto ciò che è black hat. Tutto il resto verrà, forse, da sé.
/quote

La search engine optimization è di per se una scorciatoia o un trucco, nelle guidelines dei motori di ricerca è specificato che non bisogna promuovere artificialmente il proprio sito ma solo renderlo talmente bello da portare gli altri webmaster a consigliarlo gratuitamente (come per i link per esempio).
Di fatto però questo attualmente è poco fattibile, sono pochi i siti che hanno successo in questo modo e hanno sempre a disposizione grandi budget o grandi team dietro oppure fanno qualcosa di innovativo. Vedi wikipedia, engadget ecc.

Se come dici tu bastano testa e logica non dovremmo neanche leggere i blog e i forum di seo, perchè questo ci porta in vantaggio rispetto a tutti gli altri.
Inoltre, puoi fare anche un bellissimo sito user friendly, con tante belle animazioni in flash, contenuti interattivi ecc ecc ma chi decreta il successo del sito sono bot automatici e artificiali, dunque tutto il resto non verrà affatto da se.

Infine, riguardo alle tecniche black hat, stiamo sempre parlando di business e ognuno sceglie la via che crede sia migliore per raggiungere il successo. Di fatto ci sono tanti black hat di professione che guadagnano cifre inimmaginabili (vedi quadszilla o i ragazzi di syndk8).

E’inutile parlare di doorway e compagnia bella in questo modo, non serve a niente criticare una cosa che si sa ineffettiva da tanto tempo. Lo stesso si potrebbe dire di molte tecniche white hat, senza per questo criticare tutta la categoria. Ci sono persone sconosciute che usano tecniche di cui non esiste neanche il nome da quanto sono innovative e avanzate.

I progetti a medio lungo termine sono di maggiore successo relativamente, 3 giorni primo su google per una classica keyword da black hat come ‘buy viagra’ possono essere più redditizzi di mesi primi su google per altre industrie.

Comment by Marco — 12 January 2007 @ 19:14

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