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21 August 2006

Dish of the day: revolution

Innanzi tutto ben ritrovati a tutti i lettori/trici di marketingroutes.com! I periodi vacanzieri sono alle spalle e ci proiettiamo (o almeno dovremmo!) verso un "nuovo" anno di lavoro. Eccomi quindi di nuovo in postazione a loggarmi su Wordpress mentre sfoggio, fiero, la maglietta del WordCamp 2006 (gradito dono di Mauro Lupi ;) ) la conferenza svoltasi nei primi giorni d’agosto a San Francisco dedicata agli utilizzatori di WordPress.

Piccola premessa: parlando con gli altri autori di marketingroutes.com abbiamo "schedulato" una serie di approfondimenti/trattazioni di argomenti legati al mondo della comunicazione che reputiamo interessante per tutti coloro i quali lavorano in quest’ambito; quindi, citando un noto refrain di qualche anno fa, "…lo scopriremo solo vivendo".

Vengo al sodo del post in questione; durante la "pausa" estiva ho letto una notizia che forse, proprio perchè diffusa nel periodo estivo (casualità?), non ha "deflagrato" come avrebbe dovuto. Mi riferisco alla proposta di legge firmata da Daniele Capezzone dei Radicali in merito all’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti. In questi primi mesi di nuovo governo si è deciso di intaccare il Potere di alcune professione "geneticamente" chiuse e "conservative" che hanno mantenuto un Ordine (nel senso di conditio sine qua non per esercitare le professione) sia al fine di garantire gli utenti (come è giusto ad esempio per l’Ordine dei Medici) sia al fine di garantire alcuni privilegi sedimentati nei secoli di un modus operandi dei "poteri forti" che preferivano un sistema chiuso (e quindi controllabile) ad uno aperto e di difficile "inquadramento".

La proposta di legge è talmente forte (inteso come potente) che in un periodo di acceso scontro politico ha trovato l’appoggio bipartisan; ad esempio D’Alema (giornalista) per il centro sinistra e Storace per il centro destra (quest’ultimo si è addirittura proposto di presentare al Senato la proposta di legge di Capezzone). Secondo i Radicali, l’Ordine dei Giornalisti rappresenta "un’anticaglia fascista" (vedi Il Messaggero del 12 agosto 2006 – pag. 11 – edizione online non disponibile); l’ordine infatti è stato istituito, come albo, da Benito Mussolini. Nello specifico la proposta di Capezzone è semplice, giusta (per me) e semplicemente intelligente: abolire l’Ordine, e quindi la necessità di superare un esame e considerare giornalista solo "coloro i quali svolgono effettivamente la professione e non quelli che avendo ottenuto una tessera (qui Capezzone apre un polemica sulle modalità di ottenimento della tessera che non riporto) se ne servono per motivi personali".

Ora, la questione è importante alla luce della diffusione del web in generale e dei blog in particolare. Secondo me è inutile l’esistenza dell’ordine per una professione, come quella del giornalismo, che non ha bisogno di particolari skill da acquisire su di un libro o mediante un esame; è una di quelle professioni per cui bisogna "nascerci", bisogna esserci "tagliati" e bisogna apprenderla sul campo. Ad esempio chi può dire che alcune delle "rivelazioni" portate alla ribalta su questo blog (tiro acqua al mio mulino, non me ne volete ;) ), non possono essere considerate giornalismo d’inchiesta? Mi riferisco alla questione degli annunci Adwords a sfondo pedopornografico o alla vendita di armi da fuoco su un noto search engine. Può essere solo una tessera a "farci" diventare meritevoli di attenzione da parte dell’opinione pubblica (e non solo)? Non credo proprio. Anche perchè i due esempi citati hanno avuto un enorme eco su internet tanto da arrivare alle orecchie del "padrone del vapore" che ne ha deciso una frettolosa rimozione.

Inoltre le testate giornalistiche mondiali hanno fiutato l’aria ed hanno cominciato a scrollarsi di dosso il bozzolo che le isolava dalla società civile (verso la quale "parlavano" solamente ma "non ascoltavano") per diventare farfalle (al momento stanno ancora ad asciugarsi le ali prima del "primo volo"). Il Washington Post nel marzo scorso ha deciso di tagliare buona parte dei giornalisti della redazione per affidarsi ai blogger da "usarsi" come orecchie da ogni angolo del mondo ( a basso costo inoltre) ed allo stesso tempo opinion leader verso i propri lettori. Molti giornali, per lo più stranieri, stanno "mollando" i vecchi giornalisti, sicuramente professionali, ma impantanati in un’approccio informativo/comunicazionale fermo, vorrei dire alla prima repubblica, ai tempi della radio come unico mezzo di informazione. Ora siamo nella società dove, non solo la musica è peer-to-peer ma anche l’informazione; grazie alle nuove tecnologie, le fonti di informazione non sono più (soltanto) quelle canoniche e istituzionalizzate ad esserlo, ma anche il semplice "uomo della strada".

Siamo nel periodo dell’atomizzazione della comunicazione; ognuno diventa centro di informazione e di irradiazione di un qualsivoglia messaggio; fine dell’era broadband inizio della nuclearizzazione dell’informazione. Oggi, ognuno di noi è tanto credibile, come fonte di notizie, quanto un giornalista. So che la cosa può non far piacere (anzi sicuramente farà incaz***e qualcuno, ma sin dai tempi del rugby sono un provocatore e della cosa me ne frego) ma è così. Non lo dico io, lo dice la società; e il fatto che i giornalisti siano timorosi verso questa apertura è la testimonianza che qualcosa spaventa. In fondo si passa, da un giorno all’altro, da "autorevole" a "uno dei tanti".

In ogni modo tutti i blogger dovrebbero "occuparsi" e seguire la questione (comunque io la seguirò anche per coloro che non hanno tempo e memoria…) perchè c’è la concreta possibilità che, come accade negli USA, il blogger possa divenire, oltre che fonte autorevole, anche una professione giornalistica.

Da non radicale, dico comunque: aboliamo l’Ordine!!! 

Argomenti correlati con "giornalismo":

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Anche io concordo con l’abolizione dell’ordine però secondo me sorgerà un problema legato all’impossibilità di verificare la veridicità dell’informazione. Da una ricerca che avevo letto risulta che praticamente tutti coloro che leggono una notizia su internet diano per scontato che sia vera, senza un minimo di spirito critico, e per questo motivo si vedono così spesso girare leggende metropolitane (internettiane?) incredibili. Come si potrebbe conciliare secondo voi l’abolizione di un ordine dove, almeno sulla carta, vige un codice deontologico con questa nuova possibilità di dar voce a tutti senza nessun tipo di controllo sull’autorevolezza della fonte?

Comment by Giulietto — 22 August 2006 @ 10:26

Ciao Giulietto,

la questione esposta nella proposta di legge di Capezzone è semplice e penso risponda direttamente alla tua domanda: la PdL non dice di dar voce a tutti, ma dice che sono riconosciuti giornalisti solo coloro che veramente praticano la professione, quindi immagino che semplicemente si posssa dire: chi viene pagato per scrivere.

Ora se vengo pagato per scrivere ho due possibilità: (a) essere assunto da una testata o da un organo informativo e in quel caso potrebbe essere la stessa testata o lo stesso organo a vigilare ( e quindi si responsabilizzerebbe, come è giusto che sia, la “dirigenza”) (b) lavorare autonomamente e quindi come gli attuali freelance, quindi si risponde direttamente.

Per quanto riguarda la liberalizzazione dell’informazione e quindi dell’autorevolezza delle fonti, bhè la situazione non cambia rispetto al quadro attuale: ovvero sei libero di credere soltanto a chi reputi degno di autorevolezza. Sei tu (noi) che decidi.

Per quanto riguarda la deontologia, diciamo che alle favole ho smesso di credere…..

In fondo, a pensarci bene, girando giornalmente su internet prova a pensare a quanti siti/blog di giornalisti leggi in confronto a siti/blog di non-giornalisti (marketingroutes.com compreso ovviamente ;) )? Internet è quindi avanti; per il web l’Ordine è già “sparito” e la situazione non mi sembra male, o no? ;)

Alla prossima

Comment by Andrea Signori — 22 August 2006 @ 15:11

[...] In questo periodo si è fatto un gran parlare di giornali e quotidiani, news online, quotidiani gratuiti da stampare via web, infine dell’Ordine dei Giornalisti. Sembra quasi una conclusione logica la copertina scelta dall’Internazionale di questa settimana, che titola "Chi ha ucciso i giornali?". [...]

Pingback by » Chi ha ucciso i giornali? - Marketing Routes — 4 September 2006 @ 16:52

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