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7 August 2006

Dal Web Semantico ai sistemi cognitivi - 3 parte

  • I Sistemi Cognitivi

“La migliore metafora che possa concepire per una interfaccia uomo-computer è quella di un maggiordomo inglese ben addestrato. L’ «agente» risponde al telefono, riconosce chi chiama, disturba solo quando è necessario e, nel vostro interesse, può anche dire un’innocente bugia.  Questo agente è ben addestrato nella scelta dei tempi, sa trovare il momento opportuno e rispettare le idiosincrasie. Le persone che conoscono il maggiordomo hanno parecchi vantaggi su quelle che gli sono del tutto estranee. E questo è quello che ci vuole.

[…] In effetti, il concetto di Agente, inteso come persona che aiuta altre persone, si riferisce spesso a qualcuno che unisce in sé una competenza specifica e la conoscenza di voi. Un buon agente di viaggio è esperto di alberghi e ristoranti, ma conosce anche le vostre esigenze (che spesso deduce dai vostri giudizi su altri alberghi o ristoranti). Un agente immobiliare si costruisce un modello di voi dall’insieme delle case che vi sono piaciute o meno.

Immaginiamo ora come debba essere un agente che risponde al telefono, un agente per le notizie, o un agente che gestisce la posta elettronica. Ciò che tutti devono avere in comune è la capacità di farsi un modello di voi. Non si tratta semplicemente di riempire un questionario o uno schema fisso. Gli Agenti devono imparare a svilupparsi col tempo, come se fossero degli amici e assistenti in carne e ossa. Facile a dirsi, ma non a farsi.” (Negroponte, 2004, pp. 156-161, 162)

Le parole di Nicholas Negroponte, uno dei maggiori esperti mondiali di comunicazione digitale, sono ormai vecchie di un decennio ma, allo stesso tempo, potremmo dire, parafrasando Pierre Lévy, che da virtuali, quali erano dieci anni fa, questi pensieri e queste parole si sono attualizzate, dando vita ad «una produzione inventiva», ovvero ad un «atto di creazione».

Oggigiorno disponiamo di una così grande varietà di nuove tecnologie in campi quali la Realtà Virtuale, il calcolo parallelo, la Computer Grafica, la telefonia mobile di Terza Generazione, i computer indossabili, tutte applicabili ad altri campi di ricerca quali la fisica, la chimica, la medicina, la farmaceutica nelle quali è possibile ricostruire in ogni minimo particolare e anche meglio ogni singolo esperimento, creandone anche di impossibili da realizzare dal vivo; stesso dicasi per le applicazioni in campo militare, quali ad esempio le simulazioni di voli terrestri e/o spaziali.

Le nuove tecnologie investono anche campi più vicini all’uso domestico e alla portata di tutti coinvolgendo e rimodellando il concetto di abitazione e di elettrodomestico fino ad oggi concepito. Le idee di Negroponte esposte nel suo libro Essere Digitali, pubblicato nel 1995, rappresentano la forma virtuale della attualizzazione realizzata dalla concezione del Web Semantico di Berners-Lee. Negroponte concepisce gli agenti come assistenti a nostra completa disposizione sempre e dappertutto.

La sua visione e concezione del problema parte dal presupposto che, purtroppo, tutti i mezzi tecnologici all’interno delle nostre abitazioni, come molte volte nei luoghi di lavoro e ovunque ciò sia realizzabile, soffrono di alcuni handicap fondamentali:

  • non comunicano fra di loro
  • non comunicano con noi
  • non possono vederci
  • non possono ascoltarci
  • non percepiscono la nostra presenza
  • non capiscono e non prevedono le nostre intenzioni

Il punto è che la tecnologia a nostra disposizione, sia all’interno delle nostre case che nei luoghi di lavoro, possiede già le potenzialità per dar vita ad un ambiente/sistema intelligente che ci circondi, ci osservi e ci assista in ogni momento. L’unico passo ancora da compiere è quello di usare un linguaggio standard, come può essere l’XML, per poter far dialogare le varie tecnologie fra di loro e creare un’interfaccia unica con la quale dialogare per controllare l’intero sistema.

Stiamo letteralmente correndo verso un nuovo modo di concepire il nostro vivere e il nostro agire quotidiano.
Dobbiamo ridimensionare gran parte delle nostre concezioni e percezioni di spazio, di tempo, di interazione, di velocità dell’interazione e, dovremmo anche riguardare il nostro modo di vivere in uno spazio che oramai ci osserva, ci guarda, ci studia, ci capisce, ci controlla, ci identifica, ci indicizza, ci categorizza, ci propone e ci fa vedere le uniche cose che più di tutte vogliamo e desideriamo vedere.

La tendenza sempre più accentuata alla miniaturizzazione della tecnologia e la possibilità di creare microprocessori di elevata potenza capaci di essere cuciti su un abito o inseriti in un paio di occhiali o in anelli, bracciali, orologi, collane, senza pensare ai telefonini, ai PAD (Personal Digital Assistant), ai cerca persone, sta portando alla creazione di un ambiente vivo nel quale ci immergiamo e viviamo costantemente.

Le pareti, i mobili, gli elettrodomestici, le maniglie, i nostri vestiti, i nostri oggetti, la nostra auto, il nostro computer potrebbero parlarci e fornirci direttamente le istruzioni e le migliori raccomandazioni su come usarli e svilupparli al meglio.
Vivremmo in un ambiente nel quale ogni singolo punto in grado di elaborare dell’informazione collabori attivamente e per quanto gli compete con gli altri, al fine di mantenere un costante controllo sull’ambiente stesso, adattandolo continuamente al comportamento dell’utente, alla sua presenza come alla sua assenza, ai suoi suggerimenti e comandi come ai suoi errori e alle sue distrazioni, alle sue preferenze come ai suoi possibili interessi affini.

Siamo ogni giorno sempre più diretti produttori di informazioni più che semplici fruitori. Oggi più che mai la tecnologia a nostra disposizione può essere utilizzata come vogliamo e allo scopo che più ci aggrada, rendendoci liberi di vedere, ascoltare, fruire, usufruire ed organizzare la nostra esistenza e le nostre giornate nutrendoci di ciò che più ci interessa e creando ciò che più ci ispira.

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