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4 August 2006

YouTube. Google AdSense. Confusion Partnership

Da qualche tempo mi appassiono a caricare video su Youtube (e quando avrò abbastanza materiale vi comunicherò il tag esatto per trovare tutti i miei video…). Anche Jac ha già parlato su Marketing Routes di Youtube, in merito al fatto che il famoso sito self made video non rispetta la policy AdNOsense.

Io vorrei invece indossare i panni del gooroo squattrinato e ‘spaghetti webber’ (e ‘fusilli blogger’) quale sono per dare a Youtube qualche consiglio per la vendita (ovverosia: come guadagnare di più) e non solo (anche qualche consiglio di usability e di strategia low cost).

Partiamo dal modello pubblicitario attuale di YouTube: AdSense… Tutti sanno come la penso su AdSense, ma in questo caso, YouTube – a meno di ipotizzare motivazioni a noi nascoste, di manager troppo intraprendenti – non poteva fare di peggio e non tanto perchè AdSense si rivela un programma ‘pensato’ per siti piccoli e microscopici (o per network degli stessi, normalmente clustered in arcipelaghi spam…), quanto piuttosto perchè Youtube ha delle possibilità concrete – oggi – di vendita degli spazi pubblicitari che è paragonabile a pochi altri siti e perchè gli AdSense sono quanto di peggio si possa inserire in un sito dove l’attenzione degli utenti – in entertainment mood & mode – è concentrata tutta esclusivamente sul video (su una componente ‘caldissima’ come avrebbe detto McLuhan) e niente affatto sulle parole (gli annunci, testuali e venduti stranamente – ma non troppo – a CPM).

Detto questo, anche se la scelta di annunci testuali avesse un senso strategico o anche tatticamente commerciale, possono tutti vedere coi propri occhi come gli AdSense, sulle pagine di YouTube, sono tutt’altro che targeted e questo nonostante il fatto che i video di YouTube siano Tagged e che Google sia un motore ‘lessicale’ che dovrebbe lavorare perfettamente e specificamente con le Keyword (Tags). Non chiedo interpretazione di immagini in movimento…

Sfido chiunque a trovare 10 pagine consecutive (by click streaming) dove ci sia attinenza degli AdSense superiore al 20%… ;-)

Venendo ora al modello economico che anima la vendita degli spazi pubblicitari di YouTube, io un’idea, nemmeno troppo originale, ce l’ho; premetto che da anni sostengo che il web è uno strumento adattissimo al branding (senza entrare in distinzioni markettare che qui contano poco). Che cosa intendo per branding? La stessa cosa che fa la TV, ma meglio e a costi ridotti. Da qualche tempo studio i pricing, i listini e i ROI delle campagne pubblicitarie televisive e posso dire che (fornisco link a chiunque lo desideri, tutti ovviamente in lingua inglese visto che in Italiano non si trova quasi nulla…) attualmente un utente ‘vero’ su un network internazionale costa circa 3 volte in più di quello che costa su internet, solo che in Internet con il branding, stamo ancora a car’amico…, per usare un francesismo.

Si parlava di rich media molto di più anni fa (quando i modem erano più delle LAN). Ora che la situazione è finalmente cambiata che cosa accade? Niente. YouTube – che sarebbe stato impensabile nell’era del 33,6 – che fa? Riempie le proprie pagine di orrendi rettangoli sformattati e dai colori cadaverici che dovrebbero in qualche modo attrarre l’attenzione di un utente che sta cercando il video dello Tsunami 2004 o un video di Jimi Hendrix. Makes sense? No. Makes AdNOsense…

Veniamo ora al modello economico. YouTube ha dichiarato pare 100 milioni di video scaricati al giorno. Dal momento che i video sono di durata media di 3 / 4 minuti, dal momento che una giornata dura ventiquattro ore, dal momento che tra un video e l’altro ci sono dei tempi di navigazione e di caricamento, dal momento che gli utenti internet mondiali sono circa 600 milioni (calcolati non su base giornaliera), ma soprattutto, calcolando che Youtube ha dichiarato 20 milioni di unici al mese, possiamo ipotizzare che i video scaricati in un giorno siano al massimo 3 - 4 milioni (sono comunque molto generoso…). Mettiamo che comunque siano 3 milioni. Ora, YouTube ha una caratteristica precisa: fornisce (gratuitamente) ‘video’ che, come tutti sanno, anche con una banda larga, non si caricano immediatamente e – durante lo streaming – si interrompono per ‘prendere fiato’ nel 99% dei casi.

Quindi che cosa accade? Che l’utente aspetta per parecchi secondi (spesso anche un minuto), prima che il video sia caricato per intero e possa essere visualizzato senza interruzioni.(al contrario di quanto abbiamo affermato noi intelligentissimi italiani in un referendum di ormai parecchi anni fa,  nessuno ama le interruzioni, nemmeno in un video amatoriale..:-)). In questo lasso di tempo che cosa fa l’utente (oltre che ovviamente NON cliccare gli AdSense…)? Guarda il video che si carica e occhieggia di qua e di là sulla pagina in cerca di altri file interessanti. Ecco, questo è il ‘lasso’ che YouTube dovrebbe sfruttare per monetizzare il proprio traffico. Come? Inserendo degli spot ‘sigla’ che sarebbero visualizzati prima del video amatoriale in oggetto. Come fare tecnicamente? Semplicissimo.

I video spot (più di uno a seconda della targhettizazione e della rotazione che si vuole dargli) sono precaricati al momento di apertura della pagina. Tenete conto che ogni utente normalmente attende circa 20 - 25 secondi prima di eseguire una action su un sito e a esperienza, posso dire che YouTube non si discosta affatto da questa media (posso sbagliarmi forse, per difetto). In questo periodo il primo videospot può essere caricato in background (per dettagli tecnici offro consulenze a pagamento …?) e quando l’utente clicca un video, parte il caricamento del video e la visualizzazione dello spot pubblicitario (che può essere più o meno lungo a seconda del tempo di caricamento del video e del tempo di navigazione pre-action) . Ora, il ‘bello’ è che - al contrario di quanto succede con gli spot televisivi, nessuno andrebbe in bagno o in cucina mentre passa la pubblicità di assorbenti e servizi finanziari. Lo spot sarebbe al massimo di 30 secondi, normalmente di 5 o 10: passano in un lampo e si imprimono fedelmente nella mente video-focused dell’utente. Durante poi il caricamento del video di YouTube (e la visualizzazione dello spot) potrebbe partire il download del Video Spot numero 2 che seguirebbe la medesima logica.

I video poi potrebbero essere targeted per tanti o pochi subject, dai pochi dei channels ai tanti delle tag (propenderei per una differenziazione non eccessiva, già che faccio il consulente for free…). A fine video poi, si potrebbe dare all’insezionista (parlo ovviamente di big names e non di tibrifici locali…) la possibilità di essere ‘visitato’ dall’utente con un semplice click su un’immagine che concluderebbe il video amatoriale di YouTube.

YouTube inoltre ha l’enorme vantaggio di essere soltanto ‘mainstream’ dal momento che non sono ammese immagini p*rno (al limite qualche chiappa con tanga e qualche dècolletè siliconato ma pochissima roba percentualmente…). Ora perchè una BMW, una CocaCola, una American Express non dovrebbe essere interessate a far si che il proprio brand sia visto, anzi Guardato (e non ascoltato distrattamente- forse – dal bagno mentre si parla coi figli che hanno girato canale…) da milioni di utenti (targhettizzabili, con differenti lingue per differenti paesi con un semplice GeoIpTargeting o BrowserLanguage Targeting) ? Tecnicamente è fattibile, commercialmente è fattibile (eccome se lo è), si potrebbe integrare un modello PPV (ex lato subiecti) insieme con un pay per click con la possibilità di click si cui sopra.

YouTube sarebbe anche più bello da vedere di quanto lo sia ora. E’ ben noto che certe pubblicità (e i dati citati da Lupi qualche giorno fa sono per me molto positivi anzicheno’) sono considerate dei minimovie (dei bellissimi cortissimi), penso a Nike, a Ceres, a Golf di qualche anno fa… Non ci sarebbe nessun Downside per YouTube, nessuno per l’utente, nessuno per il cliente e nessuno per Google che avrebbe lo stesso CTR di oggi (che non oso immaginare…).

Sul fatto poi che Google Video e YouTube potrebbero trovare un accordo ben più strutturato di questa ‘primitive affiliation’ parlerò magari in seguito.

Social Bookmarking
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Molto interessante anche il punto di vista di Jason Calacanis in merito a Youtube, che dal CEO di Weblogs Inc viene definito come un business basato sulla violazione del copyright. Non solo. Calacanis rincara la dose affermando come Youtube.com non rappresenti nemmeno un business, innovativo meno che mai. 

Comment by Jacopo Gonzales — 4 August 2006 @ 18:34

[...] Google Adsense e Youtube: confusion partnership [...]

Pingback by Adsense e User Behavior — 12 September 2006 @ 16:27

[...] Youtube e Google Adsense [...]

Pingback by Youtube vs Myspace — 14 September 2006 @ 12:28

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