3 August 2006
Guadagnare Online con Adsense: 2 approcci opposti
Premetto che questo post smaliziato probabilmente demoralizzerà quanti di voi, muniti delle migliori intenzioni del mondo, pensano di guadagnare online con Adsense, o peggio arricchirvi. Vedo dai referrer che moltissimi di voi che leggete Marketing Routes siete blogger. Meglio così perché eviterete tante fatiche inutili sui vostri blog. E per quelli che tra di voi pensano: per me sarà diverso, vi dico subito che no, per voi vale quello che vale per il 99% dei Tutti! Siccome tra queste pagine ci piace dirvi la verità (basata sull’esperienza e non su qualche sogno notturno) e non prendervi in giro, allora cominciamo.
Quello che ho imparato all’inizio (meno male) della mia esperienza lavorativa online è che sul web vige la ‘legge dei grandi numeri’ applicabile a qualunque fattispecie astratta. Il suo significato pieno lo comprenderete, se già non vi ho disincantato, alla fine di questo post. Veniamo ora ad Adsense seppure le stesse considerazioni sono valide per un qualsivoglia programma di contextual advertising o peggio di affiliazione.
Sicuramente Adsense è il programma di contextual advertising più diffuso online, peraltro solo grazie al brand che vi è associato, ma questo ora non rileva. Per chi non è particolarmente attento o esperto, spesso la parola diffusione può essere sinonimo o equivalenza di successo: tutti hanno Adsense, vuol dire che funziona e io sono rimasto l’unico che ancora non lo usa. Non è affatto così.
Adsense come qualunque programma (contextual e non) che in qualche modo genera iscritti e relativi meccanismi piramidali, quando ha successo, nella quasi totalità dei casi funziona solo per chi lo ha pensato, non certo per chi lo sostiene dal basso. Mi spiego meglio. Considerate sempre tre fattori:
- Il numero di pagine esistenti nel virtual online, o se volete, solo quelle indicizzate dai motori di ricerca (l’anno scorso Google ne aveva oltre 8 miliardi nel suo indice e Yahoo oltre il doppio, non oso immaginare oggi)
- Il traffico generato e generabile dal vostro sito (siete nel 99% dei casi né più né meno di una goccia nel mare, per non dire oceano).
- Il vostro progetto di business. La nicchia che avete scelto, posto che se già parliamo di nicchia i Soldi non li farete mai, tranne rarissime eccezioni.
Ora veniamo a 2 casi concreti in cui Adsense genera o può generare revenue interessanti, seppure opposti nelle modalità in questo avviene, una delle quali peraltro in totale violazione delle policy Adsense.
Il primo caso è Weblogs Inc (di proprietà di AOL, a.k.a. uno dei principali player del search). Immagino che tutti lo conosciate. Si tratta di un network di oltre 75 blog scritti in lingua inglese, gestiti da un centinaio di blogger, che genera circa 60 milioni di pagine viste ogni mese, il che fa 720 milioni di pagine viste su scala annuale. Vi domanderete quale revenue uscirà fuori da quei numeri: circa 1 milione di dollari l’anno. Il che considerando il CPM rappresenta un valore penoso, seppure in sé elevato.
Senza voler entrare troppo nello specifico, per non illudere le vostre aspettative ‘imprenditoriali’ vi basti pensare che non vi chiamate AOL e che non avete la visibilità o la semplice possibilità di essere visibili allo stesso livello. .
Passiamo al secondo caso di esempio (che vi riporto come ‘caso di scuola’, non incitandovi certo a seguirlo, in quanto si tratta di una procedura non etica) che giusto ieri leggevo in un forum. La revenue generata in questo caso è notevolmente più bassa del precedente esempio. Nello specifico gli introiti si aggirano intorno ai 10.000 dollari/mese.
Come spiega il membro del forum, per arrivare a tale cifra sembra necessario:
- Ignorare totalmente la policy Adsense, ed anzi appare evidente come sia necessario violarla per raggiungere o superare la suddetta cifra.
- Predisporre circa un migliaio di siti web dal contenuto il più inutile possibile, di modo che gli utenti non permangano sul sito, ma piuttosto cliccando sugli annunci Adsense, lascino le pagine del sito in oggetto, consentendo il guadagno del blogger o del webmaster. A tal fine non appare nemmeno necessario curare particolarmente l’aspetto grafico.
- Veicolare un elevato traffico sul sito, acquistando circa 10 mila keyword con il più basso bid possibile.
- Targettizzare i siti su keyword rispetto alle quali sia molto elevato il prezzo pagato dall’advertiser.
- Effettuare il submit del proprio sito su un elevato numero di directory online, oltre a varie attività di blog spamming.
- Investire circa 6 mila dollari al mese per rendere efficace il suddetto meccanismo
Infine ecco 10 ragioni per cui non conviene essere un publisher:
- You have to build a lot of sites to really make it work.
- You have to host those sites in different places, costing more money.
- The sites have to be good for nothing.
- They have to get a lot of traffic.
- You account can be cancelled at any moment.
- All your money is coming from one place.
- You make .05 cents a click when you could make $1,500 a click.
- Some of the companies you will become a publisher for will make corrections at the end of the month and never seem to pay on time.
- When Google or any of the major search engines make a big change in the way they rank sites it could put you out of business.
- You have to blend the ads into the site and try and trick the visitor into clicking those ads to make money.
Vi ho presentato due casi opposti per farvi vedere, numeri alla mano, quanto non sia affatto probabile che generiate revenue interessanti tramite l’adesione a certi programmi, siano questi di contextual advertising, siano questi di affiliazione ‘a successo’. Dopotutto, un colpo di dadi non abolirà mai il caso.


























verissimo. non a caso io ho rimosso adsense dal mio blog personale pochi giorni fa
Comment by Stefano Gorgoni — 3 August 2006 @ 16:46