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31 July 2006

Scienze della comunicazione: moda, bluff o americanizzazione? Memorie di un reduce

Qualche giorno fa, su Scene Digitali, il blog di Vittorio Zambardino è nato un flame di gigantesche dimensioni attorno ad un post dello stesso Zambardino decisamente critico verso il corso di laurea in Scienze della Comunicazione. Come avranno notato i lettori più assidui di marketingroutes.com leggendo i profili degli autori, io sono laureato in Scienze della Comunicazione e precisamente alla Sapienza di Roma.

Premetto che leggo il blog di Zambardino giornalmente in quanto interessante fucina di spunti e di riflessioni dovute all’ottima e sapiente penna dello stesso autore; quando un paio di giorni fa ho visto il post (dal titolo già ironico verso il "mio" corso di laurea) non ho potuto che leggermelo tutto a metà tra l’incuriosito ed il divertito. Non me ne vogliano i "miei" (numerosi) colleghi che sono passati per SdC ma su alcuni punti mi sento molto in sintonia con Zambardino. Vado con ordine legandomi anche al titolo di questo post.

Quando inizia la mia indimenticabile (sotto tutti ipunti di vista) carriera liceale si iniziò a parlare di questo brand new corso di laurea; la notizia finì velocemente sulla bocca di tutti i liceali forse perchè in un Paese molto tradizionalista come l’Italia, dove le classi al potere o gli stessi uomini di potere hanno mediamente 106 anni (!), sentir parlare di una novità così "forte" nel mondo accademico faceva scalpore. Fatto sta che con il passare degli anni il corso diventò una realtà del panorama universitario italiano e per quelli come me che avevano già in programma di scegliere una facoltà umanista per una professione legata alla comunicazione da svolgersi in azienda, il corso sembrò interessante. A me come a quei 12.000 ragazzi che nel 1997 si immatricolarono al corso presso La Sapienza. Era una di quelle facoltà "elette" in cui si poteva accedere attraverso un test d’ingresso a risposta multipla e/o aperta; quindi, ai nostri occhi, un pò come medicina, giurisprudenza e quei corsi "cazzuti".

Circa il 30% del mio liceo si iscrisse a questo corso di laurea, il 90% con il desiderio di fare i giornalisti, io con la voglia di fare comunicazione d’azienda perchè, fortunatamente, non ho mai avuto molta fascinazione per il mestiere di giornalista. Negli anni in cui mi iscrissi, essere in SdC era molto da "fico" e ai "nostri" denigratori rispondevamo che la nostra era l’unica facoltà in stile yankee che, a differenza del costume italiano, preparava alla professione. A distanza di qualche anno posso ridimensionare questa veduta e dare ragione a Zambardino.

SdC è ricolma di ragazzi (non tutti ovviamente) che cercano: una facoltà abbordabile, un mestiere cool e un facile inserimento nel mondo del lavoro. Solo la prima di queste tre riflessione è vera. Io, che sono tutt’altro che un genio, riuscivo a preparare esami mentre vivevo e lavoravo (già in comunicazione) all’estero, in poco tempo, cosa quasi impossibile per altre facoltà…anche perchè solo il 5% degli esami aveva l’obbligo di frequenza. Inoltre a differenza di quanto immaginato, SdC si è rivelata essere la classica facoltà squisitamente italiana con il 99% di teoria e l’1% di pratica (l’esame d’informatica in cui ci veniva richiesto di costruire un sito web…forse l’unico esame divertente).

Uscito dall’università non sapevo neanche cosa fosse un piano di comunicazione ( o meglio lo sapevo perchè avevo iniziato a lavorare ed a studiare all’estero, ma i miei colleghi dottori ignoravano lo "strumento"). Qui inizia il mio allontanarmi dalla visione all black di Zambardino, infatti credo che una volta uscito da questa facoltà per almeno provare (perchè non è detto che tutti ci siano portati) a lavorare in comunicazione bisogna iscriversi ad un corso post laurea o ad un Master, oltre ovviamente a continuare ad informarsi autonomamente sulle novità del settore (soprattutto internet, la lingua inglese come afferma Zambardino, e le varie tecniche). Sono contrario a coloro che per fare i giornalisti si iscrivono a SdC perchè penso sia una di quelle professioni che, per essere svolta, richiede : predisposizione di base e sperimentazione "sul campo" già dai tempi del liceo (magari collaborando con qualche rivista). Penso che il giornlismo non si apprenda sui banchi universitari ma "sulla strada".

Quindi, per concludere, concordo con Zambardino sul carattere spurio della facoltà di SdC, ma non ne sono completamente avverso; SdC è utile se completata con adeguati studi e con tanta autonoma volontà di imparare. Come ho detto, tra il periodo universitario ed il periodo post-unversitario ho iniziato ad informarmi, a fare esperienza in più agenzie possibili perchè mi piace quest’ambito di lavoro e volevo imparare.

Perchè neanche io, se avessi un’azienda, assumerei un neo-laureato in SdC perchè vorrebbe dire che dovrei "svezzarmi" un ragazzo fino a renderlo "padrone del mezzo", il che porta via tempo e le aziende non vogliono (giustamente) perdere tempo. 

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Ciao Andrea,

anch’io, come e te e altre migliaia di ragazzi e ragazze in tutt’Italia, sono laureato in SdC.

A differenza tua, io ho frequentato l’Università di Perugia dove nel 1999 non c’era neanche bisogno di sostenere un test d’ingresso: entrata libera per tutti.

Insieme a me quell’anno si sono iscritte, più o meno, altre 800 matricole e facevamo lezione in un Aula Magna che riusciva a contenere massimo 200 persone !

Il mio iter universitario è stato più o meno questo: ho frequentato solo tre lezioni: informatica ( come dici tu la più divertente ), economia politica e linguistica generale. Il resto l’ho fatto da me !

Non mi sono iscritto a SdC perchè avessi in mente di fare il giornalista e tanto meno perchè avessi il pallino della comunicazione o quant altro: semplicemente ci sono arrivato per esclusione.

Effettivamente ho studiato e sostenuto esami per cinque anni: ce n’erano di interessanti ( per me intendo ) e ce n’erano di estremamente p***osi ! Ho sostenuto la mia tesi facendo ricerca da solo, cercandomi le fonti da solo e, soprattutto, impostandola e scrivendola da solo.

Dopo qualche mese dalla discussione della tesi ho contattato un ‘giornalista online’ ( chiamiamolo così ) che cura un noto blog italiano, dedicato agli esperti di comunicazione e nuove tecnologie, per chiedergli di poter avviare una collaborazione, e così è stato.

Ho appreso qualche fondamento del giornalismo online fino al momento in cui ho impegnato il mio tempo nel frequentare un master in marketing e comuninicazione web e nuovi media dove, da un punto di vista didattico non ho sicuramente appreso di più di quanto non avrei potuto fare da solo.

Frequentare un master mi è servito ( e di questo ne ero ben cosciente sin dall’inizio ) ad allargare la mia cerchia di conoscenze tra docenti, professionisti del settore e, non ultimi, i miei amici/colleghi di corso.

Tramite il master sono approdato come stagista nel Team Web Marketing del più grande retailer online italiano. Ora, dopo lo stage, sono stato assunto e per ora continuo qui il mio percorso formativo e professionale. Però, anche in questo caso, continuo a svolgere altre attività rispetto a quello che è il mio primo lavoro, infatti sono anche nella redazione di un blog che tratta di marketing non-convenzionale.

Concludendo: è vero ciò che dice Andrea ! Se non avessi avuto né la voglia né la volontà di fare qualcosa di più e di diverso rispetto a ciò che mi hanno offerto l’Università prima e il master dopo, sicuramente ora non starei scrivendo questo commento.

Però io non dico di scappare da SdC, poiché credo che come in ogni cosa e in ogni caso, ognuno di noi deve avere la possibilità e, soprattutto, la volontà di trovare un propria strada.

Un consiglio però, nel mio piccolo, voglio darlo: Corso di Laurea in Lingue e Civiltà Orientali ( se ancora si chiama così ), veramente un bel corso di studi dove veramente ti fai il c**o !

Comment by Giancarlo Catucci — 1 August 2006 @ 10:17

Ciao Andrea, Io mi sono laureata un anno fa esatto allo IULM di Milano. Facoltà: Relazioni Pubbliche. Ti racconto la mia esperienza. Perchè ho scelto questa facoltà? Perchè il mio sogno era, ed è,lavorare in pubblicità (per ora lavoro in un’agenzia di Comunicazione) e dopo un liceo classico e il desiderio di una laurea..ho scelto questa facoltà. L’unica che c’entrasse qualcosa con quello che avrei voluto fare (ho scelto l’indirizzo consumi e pubblicità). Devi sapere che la fama dello IULM è abbastanza pessima a Milano. Si dice che basti andare vestite scollate e prendi bei voti, che il livello, sia dei prof. che parlano di “aria fritta”, sia degli alunni, sia molto basso. Beh, io penso che per alcune materie,possa essere anche così, ma in tutte le facoltà ci sono esami “facoltativi” magari più semplici e un po’”vaghi”. Ho sostenuto però esami di economia politica (con prof. molto bravi), economia aziendale (con prof. della tanto pompata Bocconi), statistica (prof. della Cattolica) Una “base economica” l’ho acquisita. Se poi ho sostenuto esami come storia del costume e storia del cinema (che ci sono anche a lettere)penso sia normale se la facoltà è quella suddetta. Se no avrei scelto economia, giusto? Erano esami facoltativi, avevo questi interessi e quindi li ho scelti. Ma non per questo mi reputo ignorante come la maggior parte degli studenti di altre facoltà pensano degli studenti che escono dallo IULM. E poi, lo dico sempre, dipende sempre come si fanno le cose, con che interesse si studia,il valore dei prof..Detto ciò io sono d’accordo con te: quando esci dalla tua facoltà sai veramente poco a livello di “pratica”. Però questo è qualcosa che sento un po’ dappertutto. Riguarda un po’ tutte le facoltà. Secondo me più che i master, la vera scuola (frase fatta ma la penso così) è la vita e solo sul campo impari davvero. E poi, in questo lavoro è estremamente importante, essere sempre aggiornati, leggere, seguire convegni, etc.. Non sono d’accordo sulla tua ultima frase: Se avessi un’ azienda assumerei un neo-laureato. E allora come fa il neo-laureato ad imparare??? Per di più, parlo per esperienza personale, spesso vai a vanti a fare stages, sottopagato. Anzi a volte non ti pagano neanche. Però tu intanto impari, questa è un agrende risorsa che hanno a disposizione le aziende. mentre loro, spesso, spremono e diìopo sei mesei…via. Avanti un altro…
Ciao,
Giulia

Comment by Giulia — 1 August 2006 @ 10:23

Se io avessi un’azienda e dovessi assumere un neo laureato non chiederei semplicemente che facoltà ha fatto e dove, ma anche quali esami ha dato e quali attività ha svolto mentre studiava.
Le nostre esperienze da laureati in scienze della comunicazione infatti sono tutte estremamente diverse, ad esempio io ho studiato a Reggio Emilia e non mi ritrovo molto nei vostri racconti.
Quello che ho sempre pensato di SDC è che è una facoltà che ti offre molti strumenti, l’importante è avere chiaro un obiettivo (per me era la comunicazione online ad esempio), altrimenti può apparire dispersiva e superficiale.

Comment by spery — 1 August 2006 @ 11:51

anche io non sono daccordo con la tua ultima frase, anzi reputo sia uno dei problemi per cui i giovani sono presi poco sul serio in Italia e abbiamo (in politica ma purtroppo anche in azienda) la predominanza di profili di direzione che definirei ”geriatrici”. Assumere un neo-laureato vuol dire sì investire tanto per insegnargli le routine lavorative, ma soprattutto ottenere tanto sotto forma di nuova linfa, creatività e capacità di analisi, caratteristiche che solo lo studio può farti sviluppare (e le ns facoltà a 360gradi teoricamente superano il modello statunitense x la versatilità che forniscono).
btw sono laureata in economia aziendale e adesso lavoro in asia nello stabilimento produttivo di un’azienda italiana. Qui il general manager à un 70enne avverso a ogni nuova idea perchè turbatrice dello status quo…avrà 40anni di esperienza, ma non sarà certo grazie a lui se l’azienda riuscirà ad internazionalizzarsi

Comment by la_vale — 1 August 2006 @ 15:29

@Giancarlo: hai messo in luce un aspetto che avevo omesso, la possibilità di acquisire contatti “importanti” attraverso il master; grazie infatti a questi contatti ho potuto iniziare a svolgere stage in azienda.

@Giulia, spery, la_vale: mi avete frainteso :( ! Ho detto che se fossi proprietario di un’azienda non assumerei un neo-laureato in SdC solo per il fatto che so a quale livello pratico si trovano i neo dottori di questa facoltà. Secondo me per i neo laureati il miglior passo da compiere è fare stage in grandi aziende (ci si arriva attraverso i master) dove c’è bisogno di ragazzi a cui poter affidare compiti low profile (è brutto a dirsi ma è lo scotto che tutti devono pagare!!); dal canto loro i ragazzi possono imparare vivendo un ambiente high level.
Se però fossi proprietario di un’agenzia medio-piccola, cercherei di evitare i neo dottori in SdC solo per il fatto che le piccole dimensione della realtà lavorativa necessitano di persone già formate.

Alla prossima.

Comment by Andrea Signori — 1 August 2006 @ 22:13

Mi dispiace arrivare su questo post così tardi…

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Ma cosa devono fare i poverini di Scienze della Comunicazione che non hanno mamma e papà così pieni di soldi da poter frequentare un master?

La vera gavetta, cari bloggers, la fanno loro.
Non voi che avete la possibilità di frequentare una università privata (cara giulia) o un master (cari giancarlo, spery e andrea)… e fare subito dopo uno stage in una grande azienda.

Non voi che avete la possibilità di andare all’estero per studiare le lingue.

Loro devono cominciare dal basso, fare “la gavetta”, stare anni nelle piccole agenzie prima che qualcuno si accorga delle loro capacità. E semmai, sn le persone che hanno studiato di più all’università, proprio perchè sapevano di non potere contare sul meccanismo soldi-formazione-lavoro…

E’ vero che l’importante è avere chiaro un obiettivo, cara spery, ma se hai la possibilità di frequentare un master di 9.000 euro e di mantenerti al contempo fuori sede è tutto, tutto molto + facile…

Comment by Rox — 25 August 2006 @ 19:38

Scusate, le citazioni tra virgole erano queste:

il miglior passo da compiere è fare stage in grandi aziende (ci si arriva attraverso i master)

se fossi proprietario di un’azienda non assumerei un neo-laureato in SdC solo per il fatto che so a quale livello pratico si trovano i neo dottori di questa facoltà.

Comment by Rox — 25 August 2006 @ 19:40

Ciao Rox,

mi sembra di capire che tu ne fai un questione di estrazione sociale; ti posso dire che i miei genitori non sono nè ricchi proprietari terrieri nè strateghi dell’alta finanza. Loro, come me, per farmi studiare hanno fatto i sacrifi; loro mantenendomi fino a 25 anni, io trovandomi i famosi “lavoretti” per tirar fuori qualcosa. Inoltre le permanenze all’estero erano per motivi sportivi (giocavo da professionista, quindi mi pagavano) ai quali ho affiancato la “formazione” lavorativa (mica sono scemo ;) ). Questo per contestualizzare la mia “estrazione”.

La questione della necessità del master nasce da una carenza dell’università italiana (in generale) che offre solo teoria e non mette lo studente a contatto col mondo del lavoro: “sai questo, fai quell’altro e ora buona fortuna”.

Questione piccole agenzie: durante il master ho fatto uno stage nell’agenzia pubblicitaria più grande d’Europa ma terminati i canonici 6 mesi mi sono messo in cerca e ho “ricominciato” da realtà lavorative anche di 4 persone (nella “grande” agenzia eravamo in 20 su un solo piano!!)

Master: qui a Roma che io sappia La Sapienza offre un ottimo master in marketing molto ambito che offre anche ottime possibilità di stage (nell’agenzia dove sto lavorando dalla prossima settimana arriverà uno stagista di questo master), il fatto è che dopo 5 anni di Sapienza volevo cambiare aria perchè era come essere stato 5 anni in trincea.

Assunzione neo laureati: se hai studiato SdC sai quanto me il livello di conoscenza della materia “comunicazione” (scarso, diaciamo) Non so te, ma aver studiato una disciplina così specifica e non saper redigere un piano di comunicazione (strumento universale da conoscere per lavorare in azienda) mi sembra grave, non trovi? Se dovessi costruire un ponte assumeresti un ingegnere che ignora la conoscenza della fisica?

Spero di essere stato abbastanza chiaro, alla prossima

Comment by Andrea Signori — 25 August 2006 @ 22:43

quanto ottimismo…e pensare ke sto per laurearmi in SdC a Bari e avevo pensato di specializzarmi a Roma alla Sapienza…cmq credo ke bisogna avere tanta buona volontà,fare tanti sacrifici…farsi il c***o in pratica!

Comment by angie — 3 March 2007 @ 19:46

ciao a tutti. sto per prendere la maturità classica e il mio sogno sarebbe quello di lavorare come “professionista in comunicazione” presso agenzie di moda o comunque nel medesimo settore. cosi pensavo di iscrivermi presso la Cattolica di milano. chiedo a voi, ormai esperti e con esperienze nel settore, se sia la facoltà giusta…e quali specializzazioni o master siano più azzeccati per intraprendere questa strada. grazie a tutti
Federico

Comment by federico — 20 April 2007 @ 19:04

Ciao Federico, se ti piace il mondo della moda, Milano è il tuo “regno”, la Cattolica è perfetta per il tuo fine e per quanto riguarda i master, so che lo IED (presente anche a Milano) ha un master dedicato alla comunicazione e al marketing nella moda. Per approfondire dai un occhio a questo link http://www.iedmaster.it/it/search.aspx?cmslangid=it&cityid=6&schoolid=15&typologyid=-1&keywords=

Comment by Andrea Signori — 21 April 2007 @ 09:27

ciao andrea, grazie mille per il consiglio e per il link
ciao e buona domenica

Comment by federico — 22 April 2007 @ 13:41

Ciao a tutti, anche io sono uno studente di Scienze della Comunicazione.Sono prossimo al conseguimento della specializzazione in Pubblicità e comunicazione d’impresa e avrei intenzione di concludere il mio ciclo di studi con un master in marketing e comunicazione(proprio perchè,come anche diceva qualcuno di voi,l’università ti collega al mondo del lavoro dandoti al massimo un “in bocca al lupo”).Facendomi mandare più volte al giorno all’altro paese dalle persone che chiamavo nei miei vari mesi di lavoro in un call center, sono riuscito a mettere da parte circa 4.000 euro. Ho letto che Andrea Signori scriveva di un buon master alla Sapienza ed informandomi di recente,ho visto che oltre ad essere coordinato dal famoso prof Mario Morcellini,piu’ o meno il suo prezzo si aggira sul mio budget disponibile.
Sai darmi Andrea qualche informazione in più su di esso,se conosci qualcuno che lo ha fatto, o qualcun altro può cosigliarmi qualche buon master in marketing pubblicitario ?

Comment by Alessandro — 3 May 2007 @ 23:54

Devo dire che mi duole il cuore.
Ho 28 anni e sto, solo ora, per laurearmi in Scienze della Comunicazione, facoltà che ho amato fin dal primo esame e che mi motiva, da 5 anni a questa parte a lavorare otto ore al giorno come commessa, per studiare durante le restanti, pagandomi degli studi che i miei ritenevano non necessari.
E forse, a sentir voi, avevano ragione.
Ma io non pretendo che il mio amore e la mia passione per queste materie vengano per forza ricambiati sotto forma di un lavoro, come lo avete chiamato, “high level” su un bel piatto d’argento.. Amo talmente tanto la comunicazione da scrivere, realizzare siti web, eventi e campagne pubblicitarie completamente gratis.
Anche se dovessi continuare a fare la commessa per tutta la vita non mi pentirò mai di aver scelto questa facoltà, che prima di essere una preparazione pratica, è un’inesauribile fonte di spunti per ulteriori approfondimenti personali, vuoi nel campo della semiotica, vuoi in quello dell’informatica, vuoi in quello della psicologia, vuoi in quello delle scienze umane… Se volevate un futuro di ricchi compensi economici, dovevate studiare altro. Odontoiatria, per esempio!

Comment by Sara — 9 May 2007 @ 23:56

ciao..sto per finire il liceo e dopo vorrei iscrivermi ad un’università che sia legata all’ambito della comunicazione ma non so in quale università sia meglio andare. Intanto, qualcuno saprebbe dirmi qualcosa sull’università di Reggio Emilia?è una facoltà valida? Aiuto…sono ancora indecisa sul da farsi comunque vorrei lavorare in pubblicità, magari in un settore legato anche alla moda. Qualcuno può consigliarmi?grazie mille!!!saluti
Linda

Comment by Linda — 12 May 2007 @ 00:04

Ciao,
mi chiamo Fabrizio e sono laureato in comunicazione d’impresa. Dico solo una cosa: tutto dipende da dove si studia. Inoltre la colpa di queste generalizzazioni è dovuta ai corsi triennali in scidecom che sono tutto tranne che corsi esaustivi e completi. Le lauree quinquennali erano portate bene e grazie al numero chiuso eravamo pochi. Oggi tutto si chiama scienze della comunicazione pure corsi che non hanno niente a che fare con la comunicazione solo e attivati solo per attirare gente nelle facoltà. Io mi sono rotto il culo e per colpa di un sistema di merda oggi si laureano pure le pecore. Questa è l’Italia, un paese dove conta il titolo per farsi raccomandare bene pur non sapendo un cazzo. Che schifo.
Cmq a tutti i miei colleghi preparati dico solo di non fare caso a queste generalizzazioni fatte da persone ignoranti e vi giuro che ne conosco tanti laureati in discipline “dure” che sbagliano a scrivere il verbo essere.
Mi fermo ma avrei tanto da dire….

Comment by fabrizio — 19 May 2008 @ 13:39

ciao a tutti…io ho appena finito il liceo e da grande vorrei fare il giornalista sportivo…dove mi devo iscrivere??? ero intento a iscrivermi alla facoltà di scienze della comunicazione ma vedo tutti questi commenti negativi su questa facoltà ke un po mi fanno pensare..attendo risposta..grazie

Comment by nicoimperatore — 20 August 2008 @ 10:38

ciao a tutti….anch’io sono molto indecisa,e dopo aver letto tutti i commenti ancora di più!sono di padova ho superato il test per psicologia del lavoro che ha delle specialistiche interessanti,che avevo sottovalutato,e sto aspettando i risultati per sdc. Tutti snobbano sdc quì a padova affermando che psico è valida e molto rinomata!non saprei..mi piacciono entrambe,entrambe hanno quel qualcosa che non mi fa decidere verso una o l’altra…e non ho molto tempo ancora!aiuto!vorrei consigli,tanti consigli,ma la realtà si vedrà poi,una volta intrapreso il percorso di studi,e una volta terminati!…continuo ad informarmi e a raccogliere informazioni! complimenti per il sito,utile e interessante

Comment by Eleonora — 11 September 2008 @ 18:50

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