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28 July 2006

La struttura del web spiegata in un libro (che consiglio)

Questa sera, forse per il caldo o forse per il vino (le due cose abbinate non sono il massimo!) mi vorrei un pò calare nella parte del vecchio saggio che seduto su di una cigolante sedia a dondolo di legno chiaro, sul portico di casa, guardando il mare in lontananza, cullato dal tiepido Ponente che dall’orizzonte trasporta a riva i sapori lontani del mare aperto, elargisce consigli agli avventori di passaggio.

Le ultime due ore infatti le ho impiegate a leggere le ultime pagine di un libro che in principio sembra entrarci poco con il marketing, la pubblicità, la comunicazione ed il web ma che invece fornisce un interessante quadro di lettura del processo di diffusione, di "impaginazione" e di classificazione delle informazioni sul web. Il libro in questione si intitola "L’Isagoge" (ed. Bombiani, 2004). Premetto che al liceo non ho frequentato il classico ma il linguistico, quindi ho studiato latino ma non greco, quindi il fatto che il testo abbia un testo greco a fronte è sicuramente utile ed interessante (almeno si reinverdiscono le nozioni del liceo) per tutti coloro i quali hanno almeno un’infarinata di greco.

Un pò di storia. Porfirio è stato forse il più noto discepolo di Plotino e il più "famoso" commentatore delle opere di Platone ed Aristotele. In questo libro, sono raccolti gli scritti in cui Porfirio, scrivendo ad un suo allievo, traccia le linee della teoria dei cinque predicabili (genere, specie, differenza, proprio e accidente; non entro nello specifico delle stesse per non dilungarmi eccessivamente) attraverso la quale si definisce e si costruisce la struttura logico gerarchica dell’informazione (nota appunto come Albero di Porfirio o meglio Albero della conoscenza di Porfirio).

Come afferma Umberto Eco (in un libro sempre dedicato a Porfirio): "in un albero di Porfirio le proprietà si trasmettono dal genere alla specie, ma non è vero il contrario. Un cane avrà tutte le caratteristiche di un mammifero, più altre caratteristiche specifiche. Da un punto di vista retorico le “metafore” del primo tipo sono molto efficaci. Il problema è che non reggono da un punto di vista logico. Ogni specie viene fatta risalire, in un albero di Porfirio corretto, ad un solo genere (proprio perché il fine è quello della riduzione). Ciò significa che una specie implica necessariamente il suo genere: da una specie, cioè, risalgo direttamente e senza ambiguità al genere cui appartiene. In altre parole, se trovo “stare ancorato” devo necessariamente arrivare al genere “stare fermo”."

Ora qualcuno si chiederà: "interessante, ma che c’entra col web?". Qui arrivo io ;) . E vi dico che invece c’entra. Infatti attraverso la sua rappresentazione (un albero con ramificazioni rovesciate), questo meccanismo evidenzia con chiarezza anche il procedimento logico della scala di astrazione o scala di generalità, che procede dal generale al particolare e viceversa. Ovvero tutto ciò è la modalità di fruizione, di realizzazione nonchè la modalità di lettura e di navigazione di un ipertesto (attraverso il "passaggio" lungo i vari link che lo compongono). Infatti come potrete leggere in questo documento (pdf) viene messa in luce la dinamica della conoscenza "a cascata", dal generale al particolare, tipica di un ipertesto che è stata proposta da Porfirio attraverso la rappresentazione dell’Albero della conoscenza.

E siccome le differenze messe in luce da Porfirio riguardavano la sfera semantica del significato e del significante, ci riporta ancor di più all’attualità con la questione del Semantic Web…ma questa è un’altra questione!

Buona lettura.

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ebbravo Porfirio :-) … scherzi a parte, ora questo post è nei “my delicious”… per ricordarmi la lettura de “L’Isagoge”! Grazie della segnalazione!

Comment by Cristiano Spadoni — 31 July 2006 @ 11:29

;)

Comment by Andrea Signori — 31 July 2006 @ 21:02

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