28 July 2006
Come ti aggiro il marketer
Noi italiani, si sa, siamo famosi per la nostra "arte dell’arrangiarsi"; gli effetti in alcuni campi (purtroppo) si vedono abbastanza palesemente. I risultati sono di due tipi: o particolari o pessimi. Sembra che tutti possiamo e sappiamo fare tutto, compresa la strana e fascinosa professione del marketer. Non passa appuntamento, aperitivo, cena, fine settimana fuori che non conosco qualcuno che "fa marketing". Molti però fanno professioni che c’entrano poco col marketing, ma come mi sento rispondere quando provo a dubitare, "tutto è marketing". La cosa è quantomeno bizzarra. Sono arrivato alla conclusione (abbastanza scontata mi fanno notare degli amici) che sia molto cool e radical chic dire "mi occupo di marketing" piuttosto che dire "compilo i moduli da passare al capo ufficio", in ogni modo ognuno fa ciò che vuole e forse è anche giusto così.
Quello che però mi interessa indagare è come questa "facilitazione di acquisizione di titoli" stia imperversando molto sul web. Mi arrivano, quasi giornalmente, delle mail (non spam ma veri destinatari) di sedicenti consulenti marketing che mi offrono servizi di visibilità sul web soprattutto attraverso viral video e campagne di guerrilla marketing. Ora mi chiedo: va bene che attraverso queste due "tecniche" decisamente interessanti ed a basso costo, è possibile avere visibilità anche con budget molto esigui, ma non si può ridurre il tutto ad un semplicistico "lavoro artigianale". Grazie ai viral ed alla guerrilla si riesce a farsi vedere su internet, ma non è un processo matematico. Bisogna realizzare degli studi di prodotto per far si che un viral o una guerrilla siano "ripresi" su internet e possano diffondersi. Non esiste un teorema che dice: " faccio una campagna below the line e si parla di me sul web".
Bisogna realizzare un prodotto che piaccia al target di riferimento, ma allo stesso tempo sia anche "nazional popolare" da riscuotere le simpatie del web surfer medio a cui piaccia e che la faccia girare. Non è tutto così semplice come lo si vuole far apparire. Una campagna below the line poi, quando non coadiuvata da altre azioni a supporto è quasi inutile. Riscuotiamo visibilità, ma se poi questa visibilità acquisita non la "potenziamo" con altre azioni (spesso above the line) quanto fatto prima diventa assolutamente inutile o perlomeno perde di efficacia.
Quindi si alle campagne "strane e fuori dal comune", ma attenzione al fine da raggiungere ed alle persone a cui ci affidiamo.
Non esistono geni senza (un minimo) di tecnica.


























[...] Leggevo qualche giorno fa un post di Jacopo (ebbene si, vivo di sponda da qualche tempo) in cui vi erano contenute interessanti riflessioni sul mestiere del marketer.In particolare mi è rimasta impressa una frase (“Tutto è marketing”) che ha scatenato la mia capacità riassuntiva in merito ad alcuni episodi degli ultimi mesi. [...]
Pingback by » La comunicazione, facile mestiere per tutti - Marketing Routes — 30 July 2006 @ 11:47