26 July 2006
La comunicazione, i loghi, il rebranding, il web 2.0: ovvero un bel casino
Fare comunicazione, nel senso più antropologico del termine, vuol dire mettersi in contatto con una realtà "altra" esterna e/o diversa da noi (mi scusino gli antropologi per questa visione semplicistica e poco ortodossa), quindi un’azienda fa comunicazione per entrare in contatto col proprio target o comunque con il pubblico di riferimento. Come per gli uomini, così per le aziende, tutto ciò che si dice o che si fa "è Comunicazione", quindi dalla classica comunicazione diretta (comunicati stampa, eventi, news sul sito aziendale, pubblicità) alla comunicazione indiretta (biglietti da visita, carte intestate, mail dei dipendenti, materiali e documenti per i clienti etc) tutto ciò trasmette qualcosa della nostra azienda verso l’esterno scatenando sicuramente dei sentimenti e delle reazioni nei nostri interlocutori.
Ora, capiamo quindi che il tempo dedicato a studiare e valutare template e layout dei biglietti da visita, della carta intestata, delle email aziendali, della newsletter, il taglio da dare alle news pubblicate sul blog aziendale o un gadget particolare in occasione degli eventi non è mai tempo sprecato. Tutto ciò si lega in modo indissolubile al logo aziendale, croce e delizia dei comunicatori, che enorme peso ha sul successo o meno di una azienda (oltre ovviamente alla professionalità della stessa!). Il logo è la firma "visuale" della nostra azienda, agisce a livello "ultrasonico" ovvero non usa un linguaggio diretto che i nostri sensi elaborano immediatamente, ma agisce a livello inconscio sul nostro cervello attraverso appunto il linguaggio simbolico/emotivo.
Riguardo alla "vita" di un logo ci sono centinaia di discussioni ed ipotesi in giro per la rete: c’è la corrente di coloro che che credono che un logo debba rimanere unico ed immutato per sempre con minimi aggiustamenti a cicli, diciamo, decennali per essere in linea con i gusti estetici del periodo (ed io faccio parte di questi), e la corrente di pensiero che vede nei loghi un aspetto molto dinamico dell’azienda che proprio grazie alla dinamicità ed al cambiamento che lo contraddistinguono può comunicare nel modo migliore l’azienda. Quando un’azienda, proprio per adeguarsi ai nuovi gusti estetici del periodo, modifica in maniera minima ma significativa il propriologo si attua il rebranding che molto spesso coincide anche con un riposizionamento aziendale sul mercato (nuovo target, nuove politiche di marketing etc). L’ultimo rebrandig in ordine di tempo che ricordi è quello di Vodafone.
Tutti oramai parlano del web 2.0, lo step forward di Internet. Tutte le aziende che ovviamente operano nell’off-line hanno un sito internet che (si spera) sia "ottimizzato" per l’online. Ottimizzato nel senso con testi ed immagini appositamente studiate per internet e che non sia un semplice copia-incolla della brochure aziendale. Con l’avvento del web 2.0 ci si trova di fronte ad un dilemma: adattare i loghi aziendali che magari "funzionano" bene al gusto "post-tecnologico" del web 2.0. Se cliccate qui potete vedere un’interessante carrellata di loghi 2.0 che magari possono darvi un’idea dell’attuale gusto "portato dall’innovazione".
Infine non rimane che decidere cosa fare; non so voi, ma prevedo un gran lavoro per gli uffici marketing e dei gran mal di testa!


























Andrea, consolami, quale “ultrasonicità” può avere il mio logo nella mente dei lettori ? Fil.
P.s. non hai più postato !!!
Comment by Filippo Ronco — 26 July 2006 @ 19:24