12 July 2006
Una potenza di brand…forse casuale
Le multinazionali sparse ai quattro angoli del mondo spendono il 90% dei propri budget sì per vendere prodotti ma anche per
fare branding ovvero quel far conoscere il proprio marchio e riproporlo nel migliore dei modi possibili per creare quell’empatia nell’utente che lo porti a sentirsi vicino all’azienda (comprando prodotti). Far in modo quindi che l’utente si riconosca nell’azienda e quindi nel suo brand. Per creare questo "effetto" si investono milioni di dollari e di euro; molti ce la fanno, molti no, molti già lo sono, ovvero hanno "saltato la staccionata": non vengono più riconosciuti per i beni o per i servizi prodotti ma per il brand.
Ci sono però casi nei quali questo processo è casuale, non voluto (o almeno non si sono investiti molti soldi) ma con dimensioni globali. Vi dice nulla infatti la foto del cappellino da baseball che vedete qui di lato? Sicuramente si. Negli anni ‘80 ero un adolescente che già vedevo persone girare con questo simbolo. E sapete qual’è la fortuna di questo brand? L’essere (quasi) anonimo, infatti sono due semplici lettere di un carattere semplice ma particolare che ricordano le iniziali di una città (New York ovviamente). Ma nessuno almeno negli anni ‘80 sapeva che, quel logo, appartenesse ad una squadra di baseball.
Purtroppo molti di noi sono soliti vestire indumenti che riportano frasi, loghi o simboli di squadre americane, università etc (come se vivessimo ancora nel dopo guerra dove si anelava al liberatore a stelle e strisce); personalmente non l’ho mai fatto, perchè, come diceva qualcuno, non indosserò mai una felpa di una università americana fino a che non vedrò gli americani indossare le felpe della Sapienza di Roma, della Normale di Pisa, della Bocconi di Milano o della Ca’ Foscari di Venezia. Ma non è questo il punto. Questo cappellino è divenuto uno dei gadget di maggior ritorno economico a livello mondiale, senza aver avuto alle spalle una pianificazione specifica e senza avere budget specifici destinati. Si è diffuso serpeggiando.
E questo è un caso unico…di potenza inaudita


























A mio giudizio le motivazioni sono soprattutto estetiche. L’accostamento delle due lettere, in quel modo, con quel particolare carattere, crea un simbolo che piace, esteticamente bello, o “fico” se preferite. E’ questo che fa comprare il cappello secondo me, non tanto l’associazione mentale al simbolo di New York.
Ciao, Fil.
Comment by Filippo Ronco — 12 July 2006 @ 23:18