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11 July 2006

Educazione informatica

Fare il genitore è il mestiere più difficile del mondo; lo dico io che ancora non lo sono ma essendo stato uno di quei figli "scapestrati" ad oggi, in età "fertile" per poter essere padre, posso dire che sarebbe un bel casino educare un essere umano tanto più quando quel "moccioso" è tuo figlio; troppo coinvolgimento emotivo per essere duro, ma se a volte non si usa il pugno duro (in senso ovviamente metaforico) il bambino rischia di crescere tipo i mustang dei deserti americani, cavalli indomabili.

Questa mattina leggevo una ricerca che mette in evidenza come i giovani, navigando su internet sono i più a rischio verso il pericolo virus, spyware e consimili. Il motivo risiede nel fatto che "bazzicano" spesso siti "non ufficiali" alla ricerca di musica da scaricare, di chat dove poter conoscere altri coetanei e di foto per personalizzare il proprio pc. La ricerca "ha rilevato come il 40% degli adolescenti siano incuranti dei rischi derivanti da virus e altre minacce quando scaricano musica o contenuti video. E anche un po’ incoscienti, visto che il 56% frequenta regolarmente siti illegali di file sharing [...] Un buon 24% praticamente ignora il problema sicurezza quando naviga online, il 30% quasi mai controlla se antivirus, antispyware, antispam sono aggiornati [...] Non va meglio con le email, visto che il 37% degli adolescenti europei non analizza i file scaricati o gli allegati di posta elettronica per verificare l’eventuale presenza di virus o di altre minacce prima di aprirli."

Qui finisce la ricerca e inizio io. Allora: il problema nasce, a mio modo di vedere, dal fatto che i genitori (moderni) sono troppo permissivi con i figli e tendono ad assecondarli in tutto compreso nell’acquisto del pc. Se un genitore compra un pc al figlio dovrebbe avere il buon gusto di spiegare al figlio, e come funziona e come si mantiene in "salute" un computer. E’ vecchia la storia che dice di lasciar imparare sbattendoci la testa. Quando io ho comprato il primo pc "serio", il caro 386, avevo già avuto un vecchio IBM con i floppy grandi come piatti di sushi. Sapevo solo fare A:cd.. C: e poi lanciare il gioco che mi interessava. Comprato il 386 (nel 1998) è arrivata la prima connessione internet. In quel periodo si inziava a parlare di virus ma ovviamente non eravamo ai livelli odierni. Bastava un antivirus aggiornato mensilmente per stare tranquilli. In tutto questo processo non è pensabile elencare tutte le persone a cui ho rotto le scatole per cercare di farmi spiegare come far funzionare nel modo migliore quella macchina di plastica e fusibili che avevo di fronte.

Oggi però i ragazzi non vogliono imparare e i genitori non vogliono perdere tempo ad insegnare; alla richiesta: "mi compri il pc?" la risposta è: "certo". Mentre dovrebbe essere: "ma lo sai usare?" e in caso di risposta negativa mettersi di buona lena ad insegnare. I ragazzi non capiscono i veri rischi di prendersi un virus informatico solo perchè nessuno gli ha fatto vedere cosa vuol dire perdere tutti i documenti o buttare quasi completamente un pc.

A differenza di quanto afferma la ricerca, io dico ragazzi navigate ma prima abbiate la curiosità di imparare nel modo migliore il pc. In fondo il pc è una macchina, e come tutti gli apparecchi meccanico/informatici, hanno bisogno di "tagliandi" e revisioni, ma forse i vostri genitori sono troppo presi dal controllare il valore delle blue chips.

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Sono un “figlio” (23 anni), ho imparato ad utilizzare il computer da solo. Ora sono un patito di sicurezza. Per me è stato fondamentale vedere “in opera” un prof. universitario (di diritto) che ha fatto vedere ai + ignoranti informatici, cosa vuol dire controllare, essere controllati. Il tutto con esempi carini: “immaginatevi di poter spiare la vostra compagna…” “immaginatevi di poter spiare il pc del vostro prof….”
Secondo me, i genitori non sono troppo interessati al valore del mercato azionario, ma sono semplicemente ignorati con il PC. Questo, il rapporto di eurostat, a conferma. http://tinyurl.com/errqj
La sicurezza richiede conoscenza, voglia di interessarsi, voglia di lavorare… cosa che manca continuamente.

Comment by FN — 12 July 2006 @ 08:09

Sono perfettamente d’accordo sul fatto che i genitori dovrebbero essere una guida, tanto nella vita quanto nell’uso del pc.
Di fatto, però, anche io che col pc ci lavoro, faccio fatica a restare al passo con i tempi e se lo faccio è perchè farlo è il mio lavoro. Mi immagino dunque (e rispetto) chi nella vita ha altro da fare e preferisce comprare al figlio un pc piuttosto che lascialro senza. D’altra parte la Symantec stessa ha dichiarato che, tra adolescenti che navigano con un adulto, almeno il 50% finisce su un sito pornografico.
Poveri genitori non colpevolizziamoli per questo. Non sarebbe meglio che ad insegnare queste cose fosse chi è preposto… ad insegnare. Non solo professori, ma anche maestri ed educatori in genere; in fondo li paghiamo (poco) anche per questo.

Comment by Nekuia — 12 July 2006 @ 14:18

Per chi volesse approfondire le tematiche relative alla sicurezza e navigazione online segnalo un nostro precedente post che titolava "Motori di ricerca insicuri".

Il panorama che ne emergeva non era propriamente rassicurante. 

Comment by Jacopo Gonzales — 12 July 2006 @ 14:35

@ Nekuia. Già vengono pagati poco, gli diamo anche questa incombenza in più ai professori ;) . A parte gli scherzi, penso che gli insegnanti debbano “insegnare”, i genitori debbano “educare”. Gli insegnanti devono diffondere nozioni e cultura, i genitori devo fare in modo che nozioni e cultura apprese vengano “inquadrati” in un metodo di vita. Non possiamo delegare la crescita di un figlio agli insegnanti; ripeto, questi devono insegnare e non educare. Anche perchè se anche l’educazione dei figli viene rimandata “a terzi” allora possiamo tutti fare i genitori; a questi cosa resta da fare, da dare i soldi per comprare l’i-pod o per le vacanze?

Un saluto. ;)

Comment by Andrea Signori — 12 July 2006 @ 20:39

Che dire, hai perfettamente ragione: meglio delegare l’inseganmento che l’educazione. Ma questo vale sino a quando non si cade nell’eccesso opposto.
Un insegnamento di base ci vuole. Oggi, infatti, troppo spesso l’esperienza dei genitori (che tanto serve nell’educazione) viene però erosa da una tecnologia che quasi sincronizza le esperienza di genitori e figli (talora privilegiando i figli).
Troviamo allora un modo per “insegnare” anche ai genitori meno tecnologici in modo che loro abbiano poi gli strumenti per “educare” i figli.
Un neo “two step flow of communication”
Tu che dici?
In ogni caso grazie della risposta e: continuate così! Nei miei feed c’è sempre posto per voi

Comment by Nekuia — 13 July 2006 @ 10:00

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