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8 July 2006

Up with buzz

Non amo molto le frasi fatte, ma trovo che molto spesso sono utili ad esprimere un concetto. Nello specifico mi riferisco alla frase: "non ci si inventa più nulla", e trovo che sia vero; mi spiego. Guardiamoci intorno (o anche diamo una semplice occhiata al porta penne ed agli altri oggetti posti vicino al monitor che stiamo guardando in questo momento), tutto ciò che ci circonda non è "brand new", ma soltanto una rivisitazione di materiali o strumenti già "inventati". Il nostro secolo sta semplicemente rivisitando ed adattando i materiali, le tecniche, i principi scoperti nei secoli scorsi. Non si scopre più nulla di nuovo (forse perchè sono "finite" le "cose" da scoprire o forse perchè sono terminate le "menti eccelse" che centinaia d’anni addietro inventarono attrezzi, scoprirono regole fisico/chimiche, analizzavano la natura). Siamo praticamente nel secolo dello "used recyling" (a mio modo di vedere infatti il simbolo di questo secolo sono i jeans Levi’s modello "used": metafora perfetta della nostra epoca, ma di questo parlerò in un altro post).

Quindi dicevo, non inventiamo più nulla, riadattiamo tutto ciò che è arrivato sino a noi dal passato. Internet non è da meno. E’ rivoluzionario il mezzo in sè e le possibilità di comunicazione offerte (live ma differita e/o a distanza); gli spazi fisici si annullano, le culture, il tempo si riducono e possiamo vivere in un unico macro mondo che prende forma in quel momento in cui stiamo conversando allo stesso tempo con New York, Londra, Roma, Bali e Melbourne. Tutto avviene e finisce in quel momento. Mentro il mondo (off-line) continua a mantenere i suoi ritmi. Tutto ciò che gira su internet è una trasposizone (ben fatta e disamente interessante, ci mancherebbe) di tutto ciò che è stato "partorito" nell’off-line: in modo molto semplicistico possiamo dire che i siti internet, gli mp3, lo streaming audio, i video, i blog non sono altro che l’alterego digitale dei magazine, dei cd musicali, della radio, dei DVD, dei diari personali. Niente di male in tutto ciò, ci mancherebbe; anzi il "prodotto finale" (il web 2.0) è assolutamente a place that deserves to be lived, anzi tutto ciò corrobora ancora di più la mia idea di fusione tra l’online e l’off-line. Secondo me, il pensare nuovi "prodotti" per il web dovrebbe fondarsi sul ragionare in merito alla stessa applicazione usata sull’off-line. (ma questa è un’altra questione che riaffronteremo in futuro. Però quante cose di cui abbiamo da parlare :D)

Torno a bomba al titolo del post. Internet ha coniato, rivisitando le teorie già note ed attive nell’off-line (e qui il riferimento all’apertura di questo post), terminologie molto cool molto in voga tra i web marketer, una di queste è il buzz marketing: in modo molto poco ortodosso lo possiamo definire il "brusio" (buzz appunto) generato nell’opinione pubblica, nella cerchia di amici, nel gruppo di pari da una giusta azione di word-of-mouth (il caro e vecchio passaparola: mi vengono in mente i campioncini di detersivo dati alle casalinghe, le test car, etc etc). Brusio ovviamente inteso come il parlare di "quello" specifico prodotto di "quello" specifico brand. Da una ricerca di CommentUk emerge che il ricorso delle aziende alle azioni di buzz marketing (campagne e promozioni in store, di sampling o direttamente sulle confezioni) è in forte crescita, addirittura con l’87% delle aziende interpellate che si dicono "confident" con le campagne di buzz. Inoltre si dimostra un mezzo molto "ambito" e richiesto, in quanto l’85% delle aziende interpellate e che ancora non ne hanno fatto uso, intendono iniziare dal 2007 delle campagne specifiche.

Last but not least: in un periodo di fusione di generi, ciò che è nato off-line, va online per poi tornare off-line sotto forma di strategia di marketing, la signora prende il campioncino (sampling) al supermercato dalle mani dell’avvenente hostess (customer relationship marketing e/o PR), torna a casa e lo prova, le piace (brand awareness), ne parla con la vicina (word-of-mouth) che a sua volta ne parla con le sue altre amiche; il giorno dopo sul pianerottolo ne parlano tutte le signore tra loro (buzz), se piaciuto lo continueranno a comprare (brand loyalty) fino alla prossima campagna di un competitor.

Oppure dopo averlo provato ne parlano male (sempre buzz); in questo caso….bhè c***i vostri ;) . Il buzz infatti ha come controindicazione/caratteristica la difficoltà di controllarne gli effetti (positivi o negativi che siano), e su questo nessuno ci può far niente.

Good luck!

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