8 July 2006
Blogger si nasce ed io, modestamente, lo nacqui
Non è la prima volta che su Marketing Routes affrontiamo il tema Corporate Blog. Anche Andrea in occasione del workshop Alle aziende piace blog ha postato al riguardo. Oggi torniamo nuovamente sull’argomento blog aziendali. Fradefra ha messo un post interessante sul blog di Html.it che titola "Quanto costa realizzare un blog". Ne consiglio una lettura a tutte quelle aziende che vogliono farsi un idea delle spese (puramente indicative) da sostenere.
Si affronta anche il discorso legato alla piattaforma per blog da utilizzare. Fradefra consiglia Movable Type. Altri come Giorgio (ed io come lui) consigliano Wordpress. Scrivo da diverso tempo su vari blog, tra miei ed altrui, ed ho avuto modo quindi di utilizzare varie piattaforme e sistemi per blog: da Blogger (quello di Google per intenderci che è per ovvie ragioni sconsigliabile per un uso aziendale) che consiglio solo ai newbies, a Wordpress passando per Movable Type.
Queste ultime 2 piattaforme funzionano benissimo entrambe, nulla da dire. Solo che alla seconda viene attribuita spesso e volentieri la qualifica di ‘professionale’ (a cominciare dal title della pagina ufficiale). Sarà per il malcostume italiano, ma quando sento parlare di un prodotto professionale mi tornano in mente le televendite dei ferri da stiro et alii.
Per farla breve Movable Type è a pagamento, Wordpress è gratuita ed è open source. La prima ha l’assistenza di Sixapart. La seconda di una community internazionale mostruosamente (in termini di dimensione) sviluppata ed efficiente. Giorgio approfondisce il topic qui.
Tra i punti elencati da Francesco ce n’è uno che più di altri (anche perchè gli altri sono stati ampiamenti dibattuti nei commenti) ha attirato la mia attenzione ed è quello relativo alla formazione dei blogger. Quello che mi piacerebbe capire, al di là dei costi formativi, è
1) Chi dovrebbe formare il blogger? Una risorsa interna? Una risorsa esterna all’azienda? Quali parametri utilizzare?
2) Chi poi dovrebbe essere il blogger all’interno dell’azienda? Il CEO, un dirigente, un dipendente? E perchè si sceglie l’uno rispetto all’altro (anche qui sarebbero diversi i casi di corporate blog italiani che sono il giocattolino del capo)
3) Come ultima considerazione vorrei aggiungere questo: al di là del piano strategico e anche superando per un attimo l’aspetto formativo che può arrivare solo fino a un certo punto (specie se limitato a 2 giorni uomo) io credo ci sia un aspetto quando si parla di blog aziendali che non emerge mai, anche se non so perchè, ossia il fatto che essere un blogger di buon o alto livello, richiede non solo capacità comunicative sviluppate, ma anche una forte conoscenza e comprensione del web e delle dinamiche che lo muovono e lo caratterizzano a livello glocal. Anche una conoscenza di quali sono i blogger di riferimento nel web e perchè lo sono diventati. Questi sono aspetti che palesemente non si imparano in una settimana o in un mese.
Il web italiano è pieno di ex qualunquecosa che si sono riciclati online in mille attività. Il rischio di improvvisazione in Italia c’è quindi in diversi settori, e l’online con i corporate blog o sedicenti tali (ma anche senza questi) non fa molta differenza, se non, nel bene e nel male, per la faccia di chi vi sta dietro.


























Ciao Jacopo !
Grazie per la segnalazione che mi è servita a comprendere come non avessi mai inserito nei costi di gestione della mia attività, quelli del mio lavoro. Ho postato anch’io un commento al post di fradefra e sono corso ad aumentare i prezzi. :-\
Comment by Filippo Ronco — 8 July 2006 @ 16:20