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5 July 2006

Newsfactory e convergenze media: svolazzeranno ancora i giornali domani?

Il quesito appare lecito nel mondo dei media, specie considerando la forte pressione informativa proveniente da Internet. La carta stampata, e nello specifico quella quotidiana, potrà continuare ad esistere nella forma odierna o dovrà subire dei cambiamenti sostanziali, in termini di organizzazione e qualità dell’informazione?

Lungo questa domanda, che in sé racchiude la sfida tra media nuovi e tradizionali, emergono delle considerazioni e delle esperienze che meritano di essere analizzate.
Partiamo da oltre manica, dove l’imperativo “cambiare per non morire” trova nel prestigioso The Guardian un esempio interessante: la redazione, infatti, ha preso l’importante decisione di mettere online sul sito web gli articoli del giorno dopo, quelli che andranno in stampa durante la notte.

E devo dire che l’operazione, a mio avviso, pur essendo strettamente di business, è condotta lungo un binario vincente: sfruttare le potenzialità dei nuovi media per amplificare la mission naturale di quelli tradizionali.

Il vecchio continente, in ogni caso, si divide lungo due fronti e alcuni sottofronti.
Il primo, quello degli ottimisti, che come leggo dalle righe di Pino Buongiorno su Panorama, citano la legge di Riepl per sottolineare che i nuovi media non rimpiazzano mai quelli tradizionali e, pertanto, non ravvedono nella news-lievitazione di Internet gli estremi di un pericolo.

Il secondo, quello dei progressisti che credono nella necessità di mutare per continuare ad esistere, è costituito dalle esperienze di Repubblica e Libération, che hanno accolto ed applicato il concetto di newsfactory, ossia un nuovo e dinamico modo di intendere il compito di una testata giornalistica quotidiana, accrescendo il peso dei flussi informativi online, comprendendo anche due modi diversi di scrittura delle notizie.

Leggo poi da qualche parte che di intermedia opinione è il Corriere della Sera che, dalle parole del suo vicedirettore con delega al web Luciano Fontana, ritiene che la fascia target delle news on-line sia ristretta ad un ridotto pubblico, prevalentemente giovane, e che quindi Internet non ucciderà mai la carta stampata. Fortunatamente Fontana corregge poi il tiro dicendo che, tuttavia, quel pubblico non va trascurato in quanto rappresentante il modo “di domani” di leggere e, per questo motivo, teorizza un rapporto stretto tra online e offline al fine di salvare capra e cavoli.

Tutto ciò è estremamente confortante, in quanto è segnale di una presa di coscienza dell’esistenza di un media (Internet) che sino ad oggi, a vario titolo e livello di conoscenza, è stato volutamente sottovalutato, forse per l’incapacità di vederne le potenzialità di business.

Per cui bene.
Sarebbe però opportuno trasformare il bene in meglio, considerando con maggiore approfondimento le dinamiche di flusso informativo di Internet, con un particolare occhio di riguardo all’interattività.
E’ dimostrato e dimostrabile che il coinvolgimento attivo dell’utente/lettore (e aggiungerei anche un /scrittore) genera casi di successo: il blog ne è un esempio, ma anche il banalissimo news aggregator cela dietro a sé un messaggio importante, sottolineando la volontà del “ridotto pubblico che si informa online” di selezionare sulla base della propria capacità decisionale cosa leggere e quando leggerlo.

Forse l’estensione Internet della comunicazione tradizionale dovrebbe tenerne conto e riflettere su come modulare questa realtà attorno alla propria istituzione.
Perché, alla fine, ciò che conta è mantenere una opinion leadership robusta, ed essere presenti dove le opinioni si esprimono.
E per fare questo bisogna usare la tecnologia, non affiancarla con lo scopo di ricalcare modelli che funzionavano bene perché erano in sintonia coi loro tempi.

Attendiamo fiduciosi qualche editore illuminato. O illuminabile.

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Il mio pensiero magnifico sulla faccenda è il seguente. Come è facile capire TUTTO sarà internet prima o poi. Televisione, radio e giornali. Io sono fra quelli che il giornale vero (quello che lasciava o…li lascia ancora?.. i polpastrelli anneriti) non lo legge da anni e senza dubbio il quotidiano, la rivista e il mensile saranno prima o poi (direi circa 20 anni) un antico ricordo. Qualche giornale sarà ancora pubblicato, sempre con la carta e le rotative, ma sarà cosa per pochi, come quelli che ancora oggi vanno a vedere la Carmen, e non gli salta alla mente il detersivo :)

Comment by federico riva — 5 July 2006 @ 14:31

Federico, non sono d’accordo sull’avversione al quotidiano (inteso ovviamente come giornale). Forse sarò un romantico, ma quell’effetto da te giustamente descritto di "inchiostro sui polpastrelli" per me è affascinante…mi spiego; il quotidiano è l’unico di quei mezzi di comunicazione a non essere interessato dalla rivoluzione digitale. La Tv e la radio si sono reinventate, grazie ai formati digitali, anche sul web, ovvero grazie ad un semplice processo di cambiamento di codici di decodifica possono essere trasmessi su internet senza che l’utente "si accorga del cambiamento". Ovvero cambia solo il mezzo (materiale) ma il prodotto è esattamente lo stesso. Il quotidiano invece è sì "andato" online ma come copia del cartaceo. Mentre non mi accorgo se sto vedendo la TV o la radio sul web o sul loro supporto "specifico" mi accorgo che leggo un giornale su internet semplicemente perchè…non ce l’ho in mano. La Tv e la radio vivono sulle onde radio o su quelle satellitari, fanno parte, diciamo, del "metafisico" il quotidiano vive al 100% nell’off-line (è forse l’espressione maggiore di questo mondo) proprio perchè è un oggetto "fisico", ha una dimensione. Leggendolo sul web ci manca proprio quell’effetto "inchiostro sui polpastrelli" e quella sua fisicità che lo rendono unico e siccome amo preservare le "caratteristiche uniche" di questo Mondo mi dispiacerebbe una sua scomparsa. Inoltre il fascino e la tranquillità che dona lo sfogliare un quotidiano, sotto l’ombrellone, in aereo, in barca, la domenica mattina, quando non dobbiamo e non vogliamo pensare a nulla, arriva il quotidiano con il suo odore che sa tanto di periodo Vittoriano, con le sue notizie già vecchie (per "colpa" di internet) e con il inchiostro sulle dita. Forse piace perchè permette di "giustificare" quell’ora di relax che ci estranea da tutto e da tutti dicendo: "sto leggendo il giornale". Grazie ai feed ed al lavoro leggo il 99% delle notizie giornaliere attraverso internet, però la sera una volta spento il pc mi rilassa enormemente sfogliare quei leggeri fogli di carta riciclata. Sarà magari solo un mio personalissimo stato mentale, però il quotidiano mantiene ancora una grande dose di fascino.

Comment by Andrea Signori — 5 July 2006 @ 20:26

Ciao Sergio, sono d’accordo che fumare la pipa di fronte a una pagina 800 x 600 /siamo mininostalgici anche qui…/ puo’ essere meno affascinante che di fronte al Corriere, ma questo non toglie che sia il futuro prossimo. Mi ricordo mio padre che aveva il giornale (L’Unita’) sempre infilato spiegazzato… con cura nella tasca dei Jeans e non posso che comprenderti nella tua prematura nostalgia, ma devo dire che io sono fra quelli che non sanno piu’ scrivere con la stilo o la bic e che si trova meglio a leggere le news su un 19 pollici che su un foglio di carta. In sostanza, anche se ti capisco, non ho nostalgia della carta stampata. Comicio appena ad avere nostalgia dei floppy e del rumore del 28.8 :).

Comment by federico riva — 6 July 2006 @ 15:20

Non credo che il focus dell’argomento sia esattamente il piacere tattile della carta inchiostrata, la nostalgia dei sapori vittoriani o la sacralità della liturgia della lettura del quotidiano.

Tuttavia vorrei aggiungere il mio contributo all’insieme evidenziato dai miei stimatissimi interlocutori, ricordando con struggente commozione la centralità della carta stampata nella toelettatura della gabbia del canarino, l’accensione del barbecue e di antichi scaldabagni, per i quali ben poco può fare un feed rss.
Ne convengo.

Assodate le funzioni basilari del quotidiano cartaceo rispetto a quello online, vorrei abusare della vostra pazienza spendendo una parola relativamente a dettagli minori come lo spostamento del flusso di comunicazione da un rapporto uno a molti (un quotidiano di carta, molti lettori) ad un rapporto che diviene magicamente molti a uno (molte informazioni conglobate in un news aggregator a bordo del pc di un utente) .

Questa dinamica diviene perfettamente assonante con le tendenze della comunicazione online e delle manifeste esigenze del “ridotto pubblico di giovani scapestrati”.
E’ in sintonia, inoltre, con i ritmi temporali che la diffusione informativa (di tutte le tipologie) sta assumendo.

Il quotidiano di carta a mio avviso non morirà, ma si specializzerà in merito a temi più ampi, culturali, sociali, di costume, cedendo inesorabilmente al “mezzo veloce” il dominio della breaking news e dell’anticipazione.
Rimane inteso che questa possibilità di evoluzione non sia particolarmente gradita ai feudi di domatori di opinione pubblica, che d’impatto stimano già la fatica di lanciare anatemi o benedizioni in formato xml.

Ma con l’esercizio si arriva a tutto.
Meno che mettere un feed rss sotto la gabbia del canarino.

Comment by Paolo Guaraldi — 6 July 2006 @ 17:25

[...] Inizio subito con lo spiegare il titolo di questo post; nessuna volontà rivoluzionaria, ma la presa di coscienza di uno stato di cose che sembra trasparire abbastanza lucidamente nella comunicazione. Come si ripete spesso, Internet ha cambiato (o sta cambiando) gli usi e costumi della moderna socità civile. Qualche tempo fa, Paolo ha espresso la sua opinione in merito ai stravolgimenti che Internet causerà nella fruizione e diffuasione dei quotidiani. [...]

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