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29 June 2006

Capire il proprio target

Negli ultimi tempi si fa un gran parlare di behavioral targeting e della necessità di introdurre nuovi parametri che consentano di "seguire" gli spostamenti, i cambiamenti, le derive qualitative e quantitative dello specifico target di ogni singola attività di business. Bisogna essere in grado di soddisfare i bisogni ed assecondare le necessità dei nostri utenti, i quali, immersi nella moderna società della comunicazione e dell’informazione subiscono (subiamo!) un continuo bombardamento di stimoli comunicazionali che li (ci) rendono erranti per quanto riguarda le scelte ed i gusti.

Proprio per questa sovraesposizione agli stimoli sensoriali/comunicativi è difficile far nascere nel target quella brand loyalty tanto auspicata invece dalle aziende. Al giorno d’oggi, basta una pubblicità ben fatta o una promozione vantaggiosa per far migrare un utente da un brand ad un altro. La moderna sfida dei marketer quindi è quella di capire, analizzare e se possibile anticipare queste "diaspore" del mercato.

Per semplificare la comprensione degli strumenti necessari alla "comprensione" del proprio target, ho deciso di raggrupparli in tre macro aree:

  1. Demografica: ovvero sviluppare una survey localizzata nell’area di interesse del proprio target (ove possibile "localizzarlo") focalizzandosi sui dati quali: età, sesso, livello economico, occupazione, educazione e "situazione familiare". Se non si possiede il budget per realizzare la ricerca può essere d’aiuto un giro nella libreria di Stato della città d’interesse per reperire informazioni. Un pò più lungo e complicato come processo, però sicuramente interessante, particolare e dall’intrigante sapore antico.
  2. Fattori geografici e stile di vita: praticamente le condizione di vita del target in base al territorio circostante. Quindi focalizzarsi su aspetti quali l’urbanizzazione, le inclinazioni politiche, usi e costumi culturali e abitudini d’acquisto. Questi dati ci serviranno per capire "cosa possiamo vendere a chi ed a quale prezzo".
  3. Bisogni dei consumatori: ovvero capire tutte le ragioni che dovrebbero spingere un determinato target ad acquistare un "vostro" prodotto o servizio. La metodologia migliore in questo caso è una sorta di ricerca partecipante (quelle che abbiamo tanto studiato all’università sui libri di antropologia ;) ) in mezzo al "nostro" target cercando di capire le abitudini parlandone direttamente ed in modo informale.

Una volta raccolti questi dati e studiati mediante analisi bivariate (se volete!) possiamo tirare le somme così da veder comparire un profilo il più realistico possibile che ci permetterà di capire quale prodotto studiare, produrre e lanciare e per quale target.

Buon lavoro!

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