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26 June 2006

Online ad e la “cecità” degli utenti

Un recente studio della Nielsen/Norman Group ha corroborato il trend che vuole l’utente medio di internet oramai completamente "cieco" verso la pubblicità veicolata attraverso i banner; a beneficiarne è la "pubblicità testuale" che forse grazie al fatto che molti utenti ancora non hanno capito che è pubblicità (!) raccoglie molto successo.

Nello specifico questo trend testimonia il fatto che oramai il miglior prodotto vendibile su internet è l’informazione e gli utenti si concentrano sui contenuti invece che sul "corredo grafico". "People are not looking at the typical blinding, graphical ads," afferma Kara Pernice Coyne, Director of Research di Nielsen Norman Group . "They are not [looking] enough time to absorb a complex ad or branding message". La stessa Coyne continua affermando che (forse) per la online ad c’è ancora un rimedio, ovvero: "graphical ads with text and contrasting colors, like white text on red, is less likely to be disregarded. They’re looking at them if they’re text. I hate to sound boring, but [it is best] if you can make sure your ad is something simple, text or a recognized logo, and it needs to be relevant to the page [...] Users are not going to click on something they think will annoy them or hurt their system."

In conclusione si può quindi affermare che senza ombra di dubbio i banner iniziano a mollare il passo mentre si fa strada il search.

Quindi…keep on searching!   

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Andrea sarà come dice la Nielsen ma allora, spiegami, perché io con determinate campagne “in target” ottengo ancora CTR (che acronimo vetusto !) intorno allo 0,50, 0,60 % ? A me sembra moltissimo. A voi ? Questa è una resa nulla forse della campagna ? Tesimonia invisibilità ?

Comment by Filippo Ronco — 27 June 2006 @ 10:20

Filippo parto dalla tua conclusione, in quanto mi sembra tradisca un errore di approccio. Quando si fa una campagna di advertising online le variabili da considerare sono un’infinità.

Se pero’ stringiamo il discorso intorno al banner advertising possiamo dire questo:

1) Non ha senso oggigiorno fare campagne banner se non si ha un brand forte alle spalle, che come recenti studi hanno confermato, non lo si e’ certo reso tale grazie al search marketing. Per farti un esempio: se il Banner Adv lo fa la Apple ha un senso. Se lo fai tu, (senza offesa) meno.

I banner servivano e servono per la famosa brand awareness ossia la conoscenza di un marchio, a colpi di milioni e ripeto milioni di impression. E’ ovvio che anche il circuito che ospita la creatività gioca la sua parte, così come il dove questo o quel banner vengono posizionati, per quanto tempo, che creatività, attinenza, formato etc…

2) il dato di CTR che tu riporti in sè è nella media, (seppure anni fa il dato percentuale, come tutti sanno era piu’ alto). Le ragioni possono essere diverse. Ma se quello che ti interessa sono le visite al sito guardando al dato di click trough rate, capisci bene che su 200 impression di un banner un click è ben poca cosa.

Ma non è per i click che si fanno le campagne banner ed è per questo che ti dico che il ctr non è secondo me il giusto metro da utilizzare per valutare il successo o l’insuccesso della campagna, che sia la tua o quella di chiunque altro poco cambia.

Esistono ad esempio le ricerche di mercato che ti offrono una visuale sul Brand Awareness come giustamente ricordava Paolo alcuni post fa.

Comment by Jacopo Gonzales — 27 June 2006 @ 12:30

Forse c’è un misunderstanding di base.
Io parlo da editore, non da advertiser.
Comunque, con un milione di ad mese credo di poter offrire una certa visibilità a qualsiasi brand, soprattutto se parliamo di brand in target col mio.

Comment by Filippo Ronco — 27 June 2006 @ 18:36

Filippo, il fatto che i banner abbiano perso parte della funzione per la quale erano stati pensati (vendere) è risaputo; la loro funzione permane, come infatti conferma la ricerca, principalmente per le campagne di branding e non per quelle di selling.

Ovvio però che, come si dice, tutto è relativo in base a determinate variabili:

1) se i banner vengono inseriti in posizioni che ben si completano con il template del sito allora….

2) se la creatività o i testi sono, non voglio dire accattivanti, ma in linea con il target del sito che lo ospita (in parole povere, se vengono realizzati assecondando lo stile visivo/testuale dell’utente facendo “trovare” all’utente ciò che questi vorrebbe trovare) allora….

3) se la landing page realizzata è co-audivante per permettere all’utente di non sentirsi perso allora….

Anche parlando con alcuni media planner di importanti agenzie italiane mi è stato confermato che la banner advertising viene proposta per i brand che intendono “accreditarsi” sulla rete mentre per forme di pubblicità dove si punta maggiormente al ROI si sceglie sicuramente il Search.

Però come ho scritto sopra “tutto dipende” e sicuramente anche la ricerca non afferma un dato certo al 100% ma una tendenza, il che sottindente che ci sarà sicuramente una percentuale di utenti che continua giustamente a cliccare i banner.

Comment by Andrea Signori — 27 June 2006 @ 21:42

Sull’ultimo punto.
Ho sempre sostenuto che il banner funziona anche se non vende e se non viene cliccato. Faccio un esempio banale. Poniamo caso si debba promuovere un evento. Preparato il banner con il nome dell’evento, la data e il luogo, mezzo lavoro può considerarsi svolto : la notizia è passata anche senza il clic. Se poi uno vuole approfondire clicca ma la notizia l’ha recepita ed il banner ha compiuto la sua attività.

Ora, lo stesso discorso, vale per il brand. Non è che se uno non clicca il banner il milione di impression (per esempio) non è servito a nulla. Alla fine quel brand sarà “passato” sull’utente. Cosa che con il search o con le campagne testuali a mio avviso funziona meno o non funziona proprio.

Comunque, c’è un dato secondo me da tener presente. I publisher si sono rotti da un pezzo di ospitare campagne esclusivamente basate su ppa e questo non può che incentivare una crescita delle più tradizionali campagne a clic o ad impression se non addirittura a tempo.

Il problema vero è che la rete è nata gratis e probabilmente così resterà. Se però vogliamo che continui a restare tale, occorre che almeno il canale pubblicitario funzioni. Ci sono moltissime realtà, anche di una certa importanza nel loro settore, che senza pubblicità chiuderebbero in un battibaleno.

Che sia AdSense, che siano campagne in pay per clic o in pay per impression, non importa. L’importante è che il publisher si possa sostenere adeguatamente.

Senza i publisher la pubblicità in rete sparirebbe. Credo sia importante non dimenticarlo.

Comment by Filippo Ronco — 28 June 2006 @ 10:59

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