25 June 2006
B[log] of the Week: Creative Classics
Creative Classics
Buona pubblicità. Buone idee. Buone risorse. Dal 2004.
Così recitava la prima testata del blog. Oggi il banner porta solo il nome sopra il dettaglio di un mitico annuncio Maxell (agenzia: Scali McCabe Sloves). La mission, il tema, la vocazione, chiamatela come preferite, è sempre la stessa: parlare di pubblicità (possibilmente buona) e di creatività (possibilmente efficace).
Creative Classics è un po’ come il suo curatore, Marco Fossati, copywriter. E’ aggiornato ma non “trend surfer”. E’ certamente curioso ma non alla ricerca ossessiva del “cool”. Anzi, se cercate belle immagini, le ultime novità e i nuovi territori della comunicazione, avete sbagliato url.
La creatività pubblicitaria che ha in testa Marco Fossati ha radici in Bill Bernbach, H. Luck Gossage. Armando Testa, ma anche in Bruno Munari e Gianni Rodari. E’ una creatività che si nutre dell’apporto strategico di discipline come l’account planning e si ispira allo stile inglese e a certa scuola americana.
In Creative Classics raramente si parla di campagne pubblicitarie on air: più che il transeunte si sottolinea il permanente. A volte, capita, il tono è un po’ accademico e le risorse segnalate piuttosto “pesanti”, spesso poco spettacolari. Ma è proprio da questo background ben informato che possono nascere idee nuove o diverse.
Molti hanno già scritto il de profundis della pubblicità classica. Oggi viviamo in una società comunicativamente affluente e la pubblicità è diventata uno dei tanti touchpoints a disposizione delle imprese. Oggi ci sono più alternative (e meno budget) e l’efficacia della comunicazione si è affievolita (un giornalista del The Guardian ha calcolato che un londinese “vede” in media 3500 messaggi quotidiani, dei quali il 99% non ha impatto): occorre quindi rimboccarsi le maniche e creare messaggi più rilevanti, magari meno “sbruffoni”. Fare meno, fare meglio.

























