23 June 2006
Strane derive del guerrilla marketing
Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino; così recita un proverbio che ha come insegnamento di fondo il voler
mettere in guardia sui pericoli verso i quali si incorre estremizzando una situazione. Bene, questo proverbio lo renderei noto ai creatori della campagna di guerrilla marketing di seguito riportata.
Nello specifico, un’azienda di cosmetici, Sephora, ha avuto la brillante idea (sicuramente si saranno complimentati in azienda per il progetto
) di distribuire in tutti i chioschi di caffè posti agli angoli delle main street di New York un walky cup "brandizzato" in modo di riprodurre l’effetto "rossetto sul bordo" tipico dei contenitori utilizzati da una donna truccata. Ora mi chiedo: quando si realizza qualsiasi campagna comunicativa si ponderano (o almeno a me hanno insegnato a farlo) i valori che quella determinata campagna può trasmettere. Se un’azienda vuole "far girare il proprio brand" legato a valori "positivi" come la cura del corpo associandolo a valori universalmente "negativi" come un bicchiere sporco, beh, o io non capisco nulla di comunicazione (possibilissimo) o qualcosa in questa campagna non torna (altrettanto possibile).
Certo, il brand sta girando grazie alle segnalazioni sui blog (questa compresa) ma quanti blogger, o di questi lettori, acquisteranno uno dei prodotti della Sephora? Fare branding lo concepisco, ma, come tutti sappiamo, una campagna di branding non supportata da altre iniziative più concentrate sul tramutare il contatto in vendita non funziona. Personalmente non conosco le strategie a supporto di questa campagna, ma mi permetto di suggerire, ove non pianificate, di prenderle in considerazione.
P.S= basta con i blogger che ad ogni campagna, la più strana che sia, commentano "bellissima, grandiosa, unica e spettacolare"; non è detto che tutto ciò che esce fuori dagli schemi sia da menzione. Un pò di spirito critico e di obiettività aiuta. Grazie.


























[...] Ho visto la nuova pubblicità delle patitine Fonzies. Credo che sia mancata una attenzione all’igiene. Nel video, si vede il protagonista che prende le patatine, si lecca le dita e poi ne prende delle altre. E cosa c’è di strano? Semplicemente il posto da dove le prende: da una ciotola comune, durante una festa. Alla vista di questa pubblicità, resto schifato. E’ ovvio che questo succede a tutte le feste, a tutti gli aperitivi, a tutti gli happy hour. Diversi sono stati gli interventi circa lo stato di salute di tali alimenti (Le Iene). Ma addirittura renderlo palese e pubblicizzarlo!! Mi vengono in mente le parole di Andrea Signori, a proposito di un’azienda di cosmetici, Sephora Ora mi chiedo: quando si realizza qualsiasi campagna comunicativa si ponderano i valori che quella determinata campagna può trasmettere.. Social bookmarking:These icons link to social bookmarking sites where readers can share and discover new web pages. [...]
Pingback by Dott. FN - Dott. Federico Neri » Marketing. Le patatine Fonzies. - Il Blog di Federico Neri — 19 July 2006 @ 08:59