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Strane derive del guerrilla marketing »

23 June 2006

Brand e search advertising

Il Financial Times ha pubblicato un interessante lettura sul search advertising. In sostanza se volete costruire un brand, il search advertising non è la strategia giusta da seguire.

Di seguito un estratto:

"The problem for marketers is that the fastest growing category of spending is search – such as buying Google keywords for instance. This prompts agencies and clients to question how their expensively-produced branding messages survive when they are reduced to appearing as names in lists of search results.

Laura Desmond, chief executive of Mediavest USA, which advises clients such as P&G, Masterfoods and Kraft on buying and planning media, said: “Google is going to have to change its business model soon. Search alone isn’t where marketing is today. It is about search and branding and putting the two together.”

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Pingback by Search Business » Search Business - Brand e search advertising — 23 June 2006 @ 15:47

E finalmente qualcuno l’ha notato !
Per una buona comunicazione del brand credo che la pubblicità tabellare online possa ancora dire la sua, o meglio, possa cominciare a dire la sua.

Comment by Filippo Ronco — 23 June 2006 @ 18:09

Credo che il punto messo in rilievo da FT fosse intuibile. Chi utilizza i motori di ricerca e’ gia’ in una fase avanzata del processo d’acquisto, quindi c’e’ gia’ stato un qualche cosa che ha fatto maturare l’intention to buy: TV, banner, affissioni, passaparola…
Sul fatto che l’online possa fare branding, ce lo raccontiamo da anni, ma sarebbe piu’ utile portare dati a supporto. Parlo di dati laici, non delle ricerche piegate all’esigenza di chi vorrebbe vendere banner a 10 euro CPM. La situazione attuale non fa gli interessi ne’ di chi vende (–> “che valore aggiunto ti vendo?”) ne’ di chi compra (–> “che opportunita’ sto perdendo?”). Per ora, l’ipotesi e’ che l’online faccia buon branding all’interno del media mix, ma non sposti i valori della marca neanche di una virgola se l’online gioca da solo. Potrei sbagliare, parlo per esperienza empirica, ma allo IAB una case history (assicurazione auto lanciata solo online) mi ha fatto riflettere: la notorieta’ di quel marchio, fra i presenti (100% Internet users), si limitava a una persona (btw, era il planner della campagna).

Comment by Paolo — 23 June 2006 @ 18:53

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Pingback by Business Search » Business Search - Brand e search advertising — 23 June 2006 @ 20:16

Dati a supporto ?
Interessante.
Allora ti giro la domanda.
Come si calcola l’impatto o la resa di una campagna branding su web ? Io non lo so. Dimmi per esempio come si calcola su una campagna fatta su tv. Poi ragioniamo sul paragone.

Comment by Filippo Ronco — 24 June 2006 @ 00:29

Sperando di non dire troppe ovvietà… tutte le aziende che investono in pubblicita’ eseguono in maniera continuativa delle ricerche su brand awareness, brand identity etc. etc., con un set variegato di strumenti (CATI, CAPI, CAWI….). Ovviamente cio’ che emerge viene confrontato con i GRP “a consuntivo”. Se il Web e’ uno strumento di branding, non vedo differenze nella metodologia. L’unica differenza è una maggiore quantita’ di informazioni riguardo a copertura e frequenza. Non parliamo di informazioni “perfette” (la gente, anche se meno spesso di quel che si dice, cancella i cookie, o usa due pc diversi…), ma con minore margine di errore rispetto a un meter di Auditel o una telefonica di Audiradio. Alla fine il principio e’ molto semplice:
- “quanti ricordano il brand?”
- “come misuro lo sforzo che ho fatto, sul Web, per farlo ricordare”? In TV ci sono i GRP…
L’investitore ragiona cosi’… ma nessuno gli ha dato lumi sul secondo punto, men che meno lo hanno fatto finora i centri media online. La risposta non e’ certo “n-mila chili di impression”, sappiamo tutti che un leaderboard in cima alla pagina e un quadratone in centro hanno impatti ben diversi, sia sulla marca, sia sul direct response. Se poi si spera di generare anche un solo lead con un bottone 150×50, forse non bastano 10 milioni di impression: i pochi click che arrivano non sono qualificati.

Comment by Paolo — 24 June 2006 @ 11:38

[...] Venerdì scorso ho letto con molto interesse la dicussione nata su questo blog riguardante le varie opinioni in merito alla possibilità di fare branding su internet e con quali mezzi. Qualche giorno prima avevo letto una ricerca che mostrava come i maggiori marketer statunitensi si approciano alle varie strategie di promozione. Secondo "questi" infatti grande enfasi va posta sul Word-of-mouth e su tutte le tecniche a questo associate, mentre sono molto titubanti sulla pubblicità classica. [...]

Pingback by Marketing Routes » Blog Archive » La pubblicità (ancora) funziona? — 25 June 2006 @ 17:30

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