17 June 2006
Comunicatori farabutti
Un’articolo straordinario di Claudio Piazzotta su Marketing Oggi del 10 giugno 2006, il giallissimo inserto di Italia Oggi, formula un documentato j’accuse al mondo della comunicazione, esaminato sotto la lente d’ingrandimento dei vertici aziendali che di esse si avvalgono.
Concretamente, dalle quattro dotte colonne, emerge un messaggio quasi urlato: le agenzie di comunicazione sono figlie dei favoritismi personali, intrise di scarsa professionalità, demotivate ed inadatte.
La straordinarietà dell’articolo, a mio avviso, poggia lungo due direttrici: la prima data dal mix incessante che il giornalista fa tra pubbliche relazioni, ufficio stampa e comunicazione istituzionale che, pur apparendo molto simili, così simili non sono.
La seconda è che, a parziale buona pace dei vertici che si dovranno appoggiare in futuro ad un’agenzia di comunicazion-stampa-relazioni pubbliche, vengono indicati con precisione i nomi delle società affidabili, cioè quelle non accusate dai 30 (che campione vasto e significativo) manager intervistati.
Per cultura generale, citerò tutte di un fiato le "agenzie brave": Weber Shandwick, Edelman, Barabino, Image Building, PMS & Zagami, Ad Hoc, Echo, Klaus Davi, Burson Marsteller, Hill & Knowlton. Il gotha è stato consacrato.
Per tutti gli altri carbone e a letto senza cena: sotto organico, privi di idee, bisognosi di stimoli da parte del committente, senza qualifiche, ignoranti e maleducati (l’ho aggiunto io, ma ci stava bene).
Per l’amor di Dio, ben lungi da me voler difendere a spada tratta tutti e tutto. Può benissimo essere che questo campione eterogeneo di ben trenta (!) manager abbia avuto delle esperienze non piacevoli, ma vorrei che Piazzotta, Marketing Oggi e i singhiozzanti vertici aziendali facessero mente locale su due cose.
La prima è che l’assegnazione dei budget alle agenzie non è esattamente il premio Bancarella della creatività, ma una feroce kermesse gastroeconomica fatta di pranzi cene e ameno disquisire di "bicchieri di vino", il cui scopo non è esattamente quel che Piazzotta definisce "verifica del benchmark del prezzo di mercato", quanto un’operazione di minuziosa limatura di fee ed extra fee.
La seconda, anch’essa pennellata con garbo all’inizio dell’articolo, è che l’individuazione del pool di players per l’assegnazione dei budget, non sempre si basa sulle credenziali professionali, ma sull’attitudine enologica (vedi i bicchieri di vino di cui sopra). Direi che lamentarsi sulla carta stampata della carente professionalità riscontrata, sia piuttosto pornografico, oltre che paradossale.
Per cui aggiusterei il tiro, se fossi in Piazzotta.
Magari cambiando titolo dell’articolo da "Aziende deluse dai pr" (pr?) a "GIGO", Garbage In Garbage Out.
Metodo vecchio, ma robusto. Come l’assegnazione dei budget per la comunicazione.


























…senza contare che la professionalità e le idee vengono il più delle volte mortificate dalle pretese e dalle convinzioni del cliente…
Comment by Coco — 20 June 2006 @ 09:04