11 June 2006
Pixaboy. quando il marketing è anche un gioco. Intervista a Matteo Esposito
Continua anche questa settimana il filone di interviste che Marketing Routes ha deciso di proporvi, per aprire ed offrire un panorama più cosciente sul web italiano e sulle interessanti iniziative e strategie ad esso associate. Oggi pubblichiamo la prima parte dell’intervista relativa all’advergame, che Matteo Esposito, amministratore delegato di Imille srl, ci ha gentilmente concesso.
1) Che cosa è Pixaboy?
PIXABOY è un brand che prende nome dal primo di una serie di giochi, un "virtual pet online" capace di generare un profilo psicolinguistico del giocatore.
2) Perchè questo nome?
Contiene la radice PIXEL, che concerne con la caratterizzazione del segno dei nostri giochi: sono tutti disegnati dal Pixel Artist Totto Renna. Boy è una parola che richiama il target principale dei videogiochi e rappresenta anche il character principale dei nostri giochi, il ragazzino di pixel!
3) Qual’ è l’idea di marketing che ne sta alla base?
In origine PIXABOY nasce per dimostrare che è possibile fare advergame evoluti, non solo capaci di soddisfare l’utente con una esperienza ludica vera, forte della qualità grafica e tecnica di un prodotto serio e pensato per durare, ma anche strutturati per raccogliere un feedback attraverso un nuovo modo di fare ricerca: PIXABOY "Scopri chi sei" è un research game che interpreta le scelte dell’utente scrivendo su un database un profilo che si evolve nel tempo, uno stato d’animo che
rappresenta il giocatore in giornate differenti.
Inoltre PIXABOY richiama l’utente quando non gioca, toccandolo nel profondo con dei messaggi che scatenano un po’ il senso di colpa (se sono si cura per giorni il povero ragazzo di pixel finisce all’ospedale). PIXABOY è un gioco che tiene il giocatore a contatto con la marca (in questo caso PIXABOY e IMILLE) per mesi, offrendo ai titolari una visione chiara di chi è il target e di cosa vuole. Il mercato tuttavia non è ancora pronto, o forse non è ancora abbastanza attento, a questo genere di soluzioni new media.
Le aziende preferiscono investire i residui di un budget di marketing in advergame a buon mercato, fatti spesso in tempi brevi per riempire un buco di una campagna web. Per non lasciare ferma l’esperienza PIXABOY (il cui metodo di market research è stato validato compiendo dei surveys insieme ad aziende leader nel campo della ricerca) abbiamo deciso di continuare a produrre giochi con questo marchio, per creare uno spazio digitale in cui sviluppare in futuro campagne di marketing innovative.
4) Perchè l’advergame in italia non decolla?
Non credo che non decolli. Come tutte le operazioni di marketing e di pubblicità, l’advergame (che ha dimostrato eccezionali capacità di redemption) deve essere pensato all’interno di un contesto di comunicazione ampio. Inoltre deve parlare una lingua davvero apprezzabile dal target mentre spesso, in Italia, gli advergames sono dei piccoli giochi improvvisati, senza una cultura del videogame alle spalle, che non riescono ad appassionare la gente.
Una pubblicità non può prescindere da una idea, da un trattamento grafico/fotografico/tipografico e redazionale di eccellenza, di un posizionamento strategico all’interno di un media plan. Stessa cosa vale per l’advergame, ma in questo caso i linguaggi sono diversi e riguardano la giocabilità e le sue particolari categorie, la grafica, l’innovazione tecnologica, il circuito di distribuzione. Troppo spesso le aziende stesse che sviluppano advergame non tengono presente queste differenze. Altrettanto spesso non c’è il budget adeguato per sviluppare qualcosa di davvero convincente.
5) Quali target volete raggiungere?
Per ora ci interessa un target piuttosto ampio, quello dei casual gamers. E direi che dalle prime statistiche ci siamo, spaziando dai 15 ai 40 anni come fascia di maggior utilizzo. Parallelamente ci interessano le aziende, alle quali come IMILLE
offriamo soluzioni di advergame avanzate e credo uniche.

























