10 June 2006
La paternita’ del content secondo i motori di ricerca
Nel mondo reale il tema della tutela delle opere dell’ingegno è stato grosso modo risolto (con più o meno successo) facendo ricorso o creando ove c’era una lacuna, delle norme contro il plagio, almeno nei paesi che godono di un sistema legislativo decentemente avanzato.
Solo che questa tema, online, è stato tutt’altro che risolto dai motori di ricerca. Direi nemmeno affrontato. Il web dal canto suo, e dopo svariati anni, è ancora terra di nessuno da questo punto di vista (e da molti altri, che però qui non rilevano). Nessun passo in avanti è stato mosso in questo senso, che sia volto a tutelare anche in maniera minima gli autori di qualunque contenuto.
Forse è per questo che spopolano le licenze Creative Commons, specie negli ultimi tempi. In sostanza il problema, riportato recentemente in auge da Chris Boggs, nasce dal fatto che a nessuno piace essere copiato. Quando scrivi un pezzo avresti voglia che la paternità del pezzo fosse evidente e nota. A tutti, ma in primis ai motori di ricerca. A molti rode (giustamente) quando vedono che un altro sito ha ripreso del content e lo ha ripubblicato senza autorizzazione o citazione alcuna, magari ottenendo un piazzamento migliore nelle SERP (deformazione professionale da SEO).
La realtà allo stato attuale delle cose è che i motori di ricerca, non sono strumenti ‘intelligenti’. Semplicemente scansionano il web e lo ordinano sic et simpliciter secondo i loro algoritmi e sistemi di ranking, più o meno correttamente. Ma non sono certo in grado di capire chi è l’autore reale di un post, un articolo o qualsivoglia forma di content pubblicato.
Attualmente la ‘paternità’ è erroneamente (in quanto metodo pieno di falle) attribuita a quella pagina che viene per prima indicizzata dal motore di ricerca. Metodologia questa non democratica, perchè si sa che i motori di ricerca hanno siti che visitano quotidianamente, in quanto aggiungono new content giornalmente, e quindi ‘degni’ di essere visitati con maggior frequenza rispetto ad altri, che magari aggiornano le loro pagine solo settimanalmente o ‘peggio’ mensilmente.
In quel caso di scuola chi ha i motori sempre sul proprio sito, potrebbe teoricamente copiare il content di un altro sito, meno frequentemente tenuto up to date, e non ricevere nessun tipo di penalty. Anzi, agli occhi del motore se il content copiato non è stato ancora visto, l’autore di questa tecnica scorretta se ne vedrebbe, a torto, attribuita la paternità.
A voler essere ‘epicurei’ verrebbe da dire che per ora, nei riguardi del plagio online visto con gli occhi dello spider, tutti viviamo in una città senza mura.


























[...] Giorni fa, scrivendo della paternità del content secondo i motori di ricerca, sottolineavo come il web sia per molti aspetti ancora terra di nessuno. Un’ennesima conferma, seppure sotto una luce diversa, arriva da Google Video. [...]
Pingback by Marketing Routes » Blog Archive » Advertising su Google Video? No grazie! — 15 June 2006 @ 11:08