9 June 2006
Turismo che dolor
Il turismo italiano è lontano dalle opportunità offerte dai nuovi media.
Questo il senso di una dettagliata pagina di nova24 (inserto del sole24) dedicato allo stato dell’arte del turismo italiano, di qualche settimana fa.
Interessanti (per quanto desumibili) i dati di Casaleggio & Associati, che ci collocano in un netto secondo piano, rispetto agli altri paesi europei, che più diffusamente affidano con successo il marketing di settore a strumenti new media.
Meritevole di riflessione la conclusione che il turismo italiano potrebbe ritrarre un +10% di crescita annua se incrementasse gli interventi tecnologici di vendita, specie se si indirizzati verso l’offerta di dynamic package rivolta ad un ventaglio eterogeneo di proposte (cultural-ludico-vacanziere).
Meritevole di riflessione, dicevo, non fosse che il dato emerge da un’analisi basata sul 2004, anno in cui il picco dell’online ha superato quello del tradizionale, senza presentare, quindi, un’espressione strutturale, quanto un circostanziato exploit della novità. Meglio forse rispolverare le vecchie analisi di trend prima di sparare percentuali, per quanto sia innegabile che il web potrebbe indurre business.
Altrettanto interessante, in termini concettuali, l’articolo di Paolo Conti che individua alcuni case come l’"emergenza delle nuove idee" ad opera di giovani imprenditori alla guida di piccole imprese (ma che strano), lamentando che tali dimensioni aziendali e l’insensibilità dei big players del turismo verso il nuovo, facciano correre il rischio di rottamare le idee ancor prima che queste escano dai neuroni.
Sin qui tutto vero.
Non fosse che Conti, in merito al "nuovo che avanza", indica i seguenti esempi:
Parco Nazionale Svizzero dell’Engadina:
Fornitura ai turisti di palmari collegati alla rete telefonica, che permettono ai visitatori di interagire tra loro, lasciando a casa la mappa cartacea.
Museo della seta di Como:
Fornitura ai visitatori di palmari con chip Rfid dai quali ritrarre informazioni interattive nel museo.
Audioguide dei musei:
Castello Sforzesco di Milano: progetto di audioguide di accompagnamento che partirà con la mostra dei Codici di Leonardo.
Case Sassi di Matera:
Una sofisticata rete Wi-Fi di ultima generazione collega tutti gli abitanti e un folto numero di totem a bassissimo impatto ambientale.
Mi permetto, sommessamente dagli abissi, di sollevare un quesito.
Ma siamo sicuri che sia questa l’iniezione tecnologica che isserà il settore del turismo ad un +10% di crescita annua?
Siamo certi che ciò di cui soffre attualmente, è un’abbondanza di guide umane, piuttosto che il disagio di vedere felici famiglie vacanziere con una mappa di carta in mano, piuttosto che l’assenza di comunicazione tra gli abitanti di Matera?
Non sarà che questo exploit pionieristico ha individuato come target chi già sta "comperando" il servizio museale, piuttosto che lo svizzerissimo parco, od il rupestre Sasso?
Ma sarà veramente chi già ci va, chi già è interessato alla seta (una per tutti) l’artefice dell’agognato +10%?
Oppure si ritiene che la seta (sempre una per tutti) sia così noiosa da dover essere vivacizzata con un palmare strafico per essere visitata?
Concordo pienamente, anche per una serie di personali esperienze lavorative, che l’arretratezza inspiegabile di un settore ricco come il turismo (ma non sarà che è troppo ricco e ricco facile?) sia motivo di tristezza.
Parimenti, sono fermamente convinto che, sino a quando non si introdurrà blandamente un pensiero glocal, privo di obsoleti campanilismi, di parrocchie, di massonerie ed altre forme aggregative business-disoriented, non si sposterà mai l’ago della crescita annua in senso positivo.
E il chip Rfid rimarrà solo una figata. Costosa.


























Sono convinto che l’italia potrebbe vivere solo di turismo ma, gli “addetti ai lavori” non ci capiscono una mazza!
Sono pugliese e non posso che confermare l’arretratezza del servizio turistico offerto dagli operatori della mia zona. Più di una volta mi sono imbattuto in siti web (difficilmente classificabili come tali) allucinanti sotto molteplici aspetti e mi sono chiesto come avrebbe fatto un tedesco o un inglese a raccogliere info per un eventuale visita/soggiorno.
Per non parlare poi della competitività da un punto di vista dei prezzi: andare all’astero costa un buon 20/30% in meno.
Qui “destagionalizzare” è una parola sconosciuta, pertanto si sparano prezzi allucinanti visto che l’offerta rimane imbottigliata in 2/3mesi (i canonici luglio agosto).
Come si può far capire agli imprenditori che forse è meglio affidarsi a professionisti piuttosto che continuare con il fai da te?
A volte basterebbe un investimento minimo x migliorare le cose……
Comment by Fabio — 9 June 2006 @ 12:03