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Finestre sul mondo »

4 June 2006

E se chiudessimo il retail?

Premetto immediatamente; parlerò, almeno per il momento, del retail automobilistico, in parole povere dei concessionari d’auto. Durante la settimana ho vissuto la macabra avventura di accompagnare un amico a visionare una nuova macchina presso un concessionario. Altra premessa, stavolta personale; non amo l’automobile, o meglio la considero un’orpello inutile della moderna società post-industriale. Sono un motociclista convinto, sia d’inverno che d’estate; l’atavica smania di competizione che mi porto dentro mi ha fatto incontrare, in età più giovanile, l’esperienza della pista, quindi per me la moto è uno stile di vita più che un mezzo di trasporto.

Dall’altra parte invece c’è l’auto; personalmente la trovo un grande bluff creato ai tempi dell’industrializzazione, un bisogno creato volontariamente nei cittadini, grazie alle prime ma già sapienti strategie di marketing d’inizio secolo. Si creavano associazioni visivo-psicologiche di forte presa sull’utente (possibile) cliente; donne-motori, successo-automobile, attori famosi-automobile. Inoltre si è fatta passare subdolamente l’idea che senza l’auto non si possa vivere, grazie alla libertà (?) che questa permette; spostamenti autonomi, raggiungere il luogo di lavoro, libertà di muoversi in qualsiasi condizione meteorologica, status symbol. Ecco quindi che dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, cavalcando la volontà popolare di libertà, di uscire da un’oppressone e da una guerra sanguinosa, facendo leva sulle maggiori disponibilità di denaro portate dal boom economico e dalla possibilità di poter gestire, da parte dei lavoratori, un tempo libero che grazie ai nuovi contratti di lavoro era garantito si sviluppa il falso "bisogno-auto".

Per come la penso io, non considero l’auto un bene in cui investire i miei soldi, per diversi motivi:

1) guadagnare i soldi mi costa fatica, come a tutti del resto, e non vado certo ad investire in un bene che dopo due metri compiuti fuori il concessionario si è già svalutato del 20% del suo valore (quindi ci sto rimettendo dei soldi).

2) è una macchina (scusate il gioco di parole) mangia soldi; mantenimento, consumi, manutenzione, parcheggio.

3) mi rende schiavo del suo essere "statica" e "analogica"; ovvero se dopo due o tre anni non mi piace più sono costretto a cambiarla perchè altrimenti mi sentirei un escluso dalla società che mi circonda (l’italiano medio, ho letto, cambia una macchina ogni 4 anni; il valore delle auto acquistate si aggira mediamente sui 20 mila Euro; lo stipendio medio di un italiano è 1.200,00 €; quindi si lavora una vita per pagarsi la macchina).

4) per pagare l’auto siamo costretti ad indebitarci (rate) mentre gli industriali guadagnano sui nostri debiti ( e far guadagnare molto qualcuno mentre io sono costretto a farmi il c**o non mi piace moltissimo)

5) è scomoda (in una città come Roma l’auto è venuta assumere il ruolo che volevano i marketer di inzio secolo, ovvero uno status symbol; infatti giornalmente il parco macchine di una grande città è fermo nel traffico e per compiere spostamenti di entità inferiore ai 10 Km si impiegano ore, inoltre, sempre nelle grandi città, c’è il mostruoso problema parcheggio; risultato: tutti gli automobilisti che vedo hanno la faccia stressata e triste…però all’auto guai a rinunciarci, vero?)

Tornando al concessionario; all’interno di queste giostre propense a vendere sogni (sogni che per l’utente diventano debiti) non c’è possibilità di "vivere" l’auto che vorrei acquistare; "scusi ci posso salire?" risposta:"certo ma attenzione"; "posso accenderla?" risposta:"no guardi, meglio di no, sa in ambiente chiuso"; fino ad arrivare alla domanda che i commerciali degli auto saloni non vorrebbero mai sentirsi rivolgere:"la posso provare?" risposta:"bhè, guardi, meglio di no, sà per disposizioni aziendali lo evitiamo". Allora non la posso toccare (perchè altrimenti gli lascio le "impronte" delle dita ed è brutto), non la posso sentire in moto (perchè altrimenti si inquina l’aria) e non la posso guidare (disposizioni aziendali); ma allora mi chiedo: ma a che serve un auto salone?

Perchè allora le grandi case automobilistiche non promuovono un sito internet che presenta in ogni dettaglio i propri modelli, io utente interessato vado sul sito, mi scelgo tipo, modello, colore, allestimenti e mi guardo sul mio monitor come verrebbe la mia auto, da lì magari dare anche la possibilità (via mini form da riempire con il solo indirizzo dell’abitazione) di farsi spedire una brochure e poi, una volta scelta l’auto, mandare l’utente con il suo personale codice su una pagine per scegliere la modalità di pagamento; per la consegna dell’auto o si sceglie la consegna direttamente a casa o la si ritira negli unici 4 o 5 concessionari-magazzini che svolgono la sola funzione di consegna.

Tanto se il tryvertising non viene applicato, tanto meglio far risparmiare l’utente (immaginate di quanto potrebbero essere tagliati i prezzi delle auto) acquistando via web.  

Consiglio finale, (ma prendetelo come vi pare); è vero che ognuno, i soldi che guadagna, li spende come più vuole (d’accordissimo) però se proprio volete un’auto pensate se veramente vi serve un’auto nuova, o proprio "quell’auto" (è necessaria o è status symbol?) altrimenti acquistatene una usata o, caso mai, un pò d’epoca (tipo le vecchie 500, i vecchi Maggioloni, le vecchie Renault 4) certo non sarete "alla moda" ma almeno farete vedere che siete radical chic.

Biker spirit

 

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Be se compro una bella auto ( magari un bel fuoristrada 1 litro 4 km, a dimenticavo full optional ) lo parcheggio fuori casa in bella vista, COSA COMUNICO?

Io mio vicino guarda invidioso, è contrattacca: ( MA TU GUARDA QUEL PEZENTE, FUOLE FAR VEDERE QUANTI SOLDI HA, MA GLI FACCIO VEDERE IO ) 2 giorni e il vicino di casa si presenta con una nuova capottabile ultimo modello in serie limitatissima.

Ma invece se compro dei PANNELLI SOLARI, e li inastalo con tanto di commedia teatrale, allora la cosa comunico.

p.s. non male l’idee del e-commerce di automobili.

Comment by ARKIN — 6 June 2006 @ 20:01

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