4 June 2006
Aumentare visite al blog
Hai appena aperto un blog ma nessuno lo legge? O peggio lo hai aperto da mesi, ma di visite proprio non ne vedi? I neo-blogger o più semplicemente i neofiti della rete difficilmente trovano la soluzione a questo problema. Non scopro certo l’acqua calda svelando che generare traffico su internet non è la cosa più banale del mondo. Se poi aggiustiamo il tiro, e non ci accontentiamo di ’semplici’ visite generiche, ma quello che vogliamo è traffico qualificato, beh le cose si complicano ancora di più.
Comunque, stringendo, lo scorso mese di Marzo sull’altro mio web marketing blog feci un post dove riportavo degli utili consigli di Lee Odden su come aumentare il traffico del vostro blog. Molti di quei consigli non li seguo, così come non seguo diversi degli ultimi, alcuni contraddittori, di Seth Godin, nonostante siano, in generale, validi.
Molti di voi penseranno come posso solo osare di smentire un ‘gooroo’ del marketing. Non è questo il mio intento (ma certo che se questo fosse il caso, non avrei grosse remore a dire la mia).
Fra tutti i 54 consigli di Seth Godin, ce n’è uno rispetto al quale dissento fortemente. Il numero 52, ossia "Write in English" che secondo me merita di essere spiegato. Il problema principale quando si scrive di qualunque cosa, su qualunque topic è sapere a chi la si vuol dire, o meglio ancora, chi vogliamo che la legga.
Vi riporto un esempio personale. Quando aprii Marketing Routes mi posi questa domanda. Lo scrivo in italiano o in inglese? Le pagine di questo blog vi fanno intuire che ho optato per la prima soluzione. I motivi sono diversi. A me non frega nulla di essere considerato un esperto. Non mi interessa di essere nella top 100 di technorati. Nè mi importa molto che quando lasciate le pagine di Marketing Routes, lo facciate con una consapevolezza in più acquisita su un qualunque topic.
Io non voglio darvi certezze, ma un desiderio su di voi lettori ce l’ho. Voglio insinuare in voi un dubbio. Mi piace pensare che il mio blog talvolta serva a risvegliare nelle persone una sorta di spirito critico e personale che io chiamo identità. Che serva in qualche modo a non farvi prendere per oro colato tutto ciò che leggete (e metterei primo della lista il qui presente Marketing Routes). Ora tornando al punto precedente, ossia scrivere o non scrivere in inglese.
Personalmente non sono daccordo che lo si debba fare. I pro dello scrivere in inglese sono senza dubbio svariati, primo fra tutti direi che potenzialmente qualunque lettore capiti sul vostro sito non avrebbe problemi a capire ciò che dite, quindi in teoria, abbattereste qualunque barriera legata alla comprensione del testo. Varrebbe con tutta probabilità l’equivalenza visitatore=lettore.
Il contro essenziale del ricorrere all’inglese è che si verrebbe contro ai concetti di glocal e di indentità. Se ne sente parlare tanto in giro. Binomio di globale e locale, la nostra personalità. Technorati ed Edelman hanno unito le forze per studiare come la comunicazione globale si strutturi e determini nelle diverse declinazioni local. Tutti bloggano, dagli USA alla Cina, ma non tutti nello stesso modo. Dunque perchè perdere la propria identità? Perchè rinunciare a delle note espressive proprie solo e soltanto di ciascuna lingua. Proprie solo e soltanto di ciascuna identità, del modo di essere di ciascuno di noi.
Seppure la lista è già corposa, 3 punti io li aggiungerei:
1) Be all you can be.
2) Always be in the know.
3) Piuttosto che elargire consigli per gli altri, raccontate cosa ha funzionato per voi.


























[...] Ora non vi rimane che generare traffico e aumentare le visite, elementi questi indispensabili per poter pensare di guadagnare con Adsense o con qualunque altro programma. [...]
Pingback by » Guadagnare con Adsense - Marketing Routes — 1 August 2006 @ 11:19