3 June 2006
“Mondo chiama Italia, ci sentite?”
Il titolo "originale" di questo post sarebbe dovuto essere:"Houston, this is Italy, we’ve got a problem here" la famosa frase lanciata dall’Apollo XIII verso la base di controllo a Houston lamentando le difficoltà che poi impediranno alla navicella americana di allunare. Ho svolto un paio di corsi di scrittura creativa una volta terminata l’università (perchè affascinato dal mondo dei copywriter) che mi hanno trasmesso la passione per i "titoli" ad effetto. In ogni caso, volevo trovare il titolo migliore per trasmettere l’arretratezza dell’Italia in merito al mondo del web e del web applicato alla comunicazione.
Personalmente ho una connessione ad internet dal Gennaio 1996; in principio fu, ovviamente, il vecchio doppino telefonico con modem dial-up, poi arrivò l’adsl. Ricordo anche la prima mail con il "suffisso" @iol.it; mi accorsi però che c’era un problema, ovvero non esisteva nessuno a cui scrivere mail, perchè quando parlavo di internet anche i miei coetanei, questi mi guardavano con aria pensierosa. Breve flash-back. Per le vacanze invernali del 1995 me ne andai negli USA, a New York precisamente dove risiedono degli amici, e mi accorsi che le persone vivevano con una marcia superiore a noi e capii in seguito che la causa, non era una particolare droga sintetica eccitante, ma internet. Vidi ordinare per la prima volta, una pizza via internet, mi fecero vedere al cinema il film "The Net" con Sandra Bullock e mi sembrava di essere in un mondo totalmente diverso da quello cui ero stato abituato. La conferma la ebbi, aihmè, appena atterrato all’aeroporto di Fiumicino quando dovendo assistere un amico per un lost & found il responsabile dell’ufficio si andò a spulciare manualmente tutti i bagagli rimasti in magazzino invece di consultare un qualsiasi pc.
Passano gli anni e l’Italia sembra iniziare ad interessarsi ad internet, ma non come stumento necessario alla comunicazione ma come:" tutti hanno il sito, me lo faccio anche io", quindi senza un reale fine comunicativo-commerciale, ed i risultati si vedono. Intanto inizio a fare esperienza in agenzie di comunicazione che però non contemplano, o solo in minima parte, "internet" perchè secondo loro:" quella non è comunicazione, su internet ci vanno solo i ragazzini o gli ar*apati a vedere i po*no". Apposto! Ovviamente c’è qualche eccezione e dove anche trovavo agenzie interessate al web, c’erano dei clienti che pianificavano solo su stampa, tv, radio o outdoor. L’unico aspetto del below-the-line che interessava era lo stickering ed il volantinaggio e questo la dice lunga. Durante il master mi viene offerta la possibilità di fare uno stage presso, forse, la più famosa agenzia pubblicitaria europea. Lì ovviamente la situazione è migliore, ma poi neanche tanto. I budget sono da capogiro così come i nomi altisonanti dei clienti. Io intanto avevo accontanato "lo studio intensivo" del web e "vivevo il mezzo" molto meno rispetto agli anni precedenti. Feci un errore presentandomi a questa agenzia; ovvero alla domanda:"conosci il mondo di internet" risposi "si certo, come è ovvio che sia, conosco i maggiori browser di navigazione i programmi di posta, so fare comunicazione via web"; fu la mia rovina. Diventai il "predestinato" non solo per progetti web veramente "cazzuti" per grandi clienti ma diventai anche quello che doveva settare i parametri di Outlook al copy del piano di sopra, oppure aiutare la mia collega stagista che "non trova il simbolo dell’euro sulla tastiera".
Terminati i canonici 6 mesi finì il contratto e l’agenzia mi offrì poco di più (in termini economici) per un nuovo contratto anche se alla scadenza del quale non era sicura l’assunzione perchè "sai i tempi sono particolari e quindi dobbiamo contenere i budget destinati alle risorse umane" (perchè in italia succede anche che le agenzie formano i propri dipendenti e poi questi vengono lasciati liberi, una volta che hanno pretese economiche maggiori, a favore di nuovi stagisti che semestralmente si "rinnovano"). Uscito da questa agenzia tornai a scontrami con realtà lavorative più contenute che considerano il web solo come un biglietto da visita online. Esempio, prendiamo alcuni siti istituzionali di molte aziende. Ci propongono i servizi (ma non ci offrono preventivi online del servizio, o meglio alla richiesta di un particolare servizio veniamo invitati a chiamare per parlare con un responsabile), ci elencano orgogliosi il portfolio clienti (ma non ci dicono che lavori sono stati effettuati con i rispettivi clienti), poi ci danno i "contatti" (ovvero il recapito off-line ed una misera mail di info). Quindi siamo costretti a chiamare. Mi duole dirlo ma in altri paesi internet vive autonomamente rispetto all’off-line. Con internet si comunica veramente e non ci si incontra soltanto, non è il tramite aziendale tra l’off-line e l’on-line. Per non portare continuamente esempi di paesi europei dalla cultura più "nordica" voglio citare un paese tipicamente mediterraneo e molto spesso accomunato all’Italia in merito allo stile di vita; la Spagna. La Spagna, fino al 1975 era un paese con una monarchia assoluta, quella di Franco, che l’aveva ridotta sul lastrico; alla morte del dittatore venne finalmente emanata la costituzione che l’ha trasformata in monarchia costituzionale ereditaria ed ha cominciato a rinascere. Fino alla metà degli anni ‘90 era almeno dieci anni dietro di noi, da un punto di vista tecnologico-evolutivo, ora ci ha sorpassato (a destra) mostrandoci pure, nel momento del sorpasso, il dito medio. Ho una cara amica (;)) a Madrid che è responsabile web marketing della maggiore compagnia telefonica spagnola che mi aggiorna della situazione e sembra che internet stia dando un impulso senza pari all’economia interna.
Mi chiedo, lo capiremo mai in Italia?


























mah, io sul fatto che la spagna sia sviluppata più di noi per quanto riguarda l’internet ho qualche dubbio, lavoro per un sito a livello internazionale e tra spagna e italia non c’è molta differenza, siamo tutti e due indietro
Comment by mah — 5 June 2006 @ 10:31