3 June 2006
Il web marketer non è un divorzista
Due giorni fa sono stato contattato da un potenziale cliente. Dal momento che mi occupo di naming, di indicizzazione e di marketing below the line (guerrilla et alii), il soggetto in questione voleva che gli facessi una proposta per un nome e tagline di un sito under construction, per l’indicizzazione e ottimizzazione del medesimo sito e per un progetto di guerrilla marketing per un altro sito.
Dopo varie domande e risposte da parte mia, su che cosa era bene, male, benino e malino, ho detto al tale che se voleva che gli facessi un lavoro avrei dovuto presentargli un preventivo. Il potenziale cliente ha accettato e gli ho presentato il preventivo (diviso in tre parti). Anticipo che si tratta di prezzi ridicoli e dettati solo dal fatto che so bene (e questo è un punto principale di questo post) che in internet non gira una lira se non quando due società decise a ingannare un cliente ignaro non si mettono d’accordo civilmente.
Dunque, veniamo ai prezzi.
Per il naming (nome del sito e tagline) : 500 euro
Per l’indicizzazione e ottimizzazione del sito 1000 euro.
Per il progetto di guerrilla 1500 euro.
Dopo poco tempo dalla mia proposta il (potenziale) cliente mi chiama e mi dice che vuole fare solo il guerrilla. Ok dico, sono metà anticipati e metà a lavoro finito. Qualche minuto di pausa. Poi mi dice (ormai capisco che sarà solo potenziale e non più cliente), che vorrebbe pagare, ma non ha i soldi e quindi mi dice se posso aspettare che il mio lavoro porti i suoi frutti.
In sostanza, un imprenditore con diversi siti e diverse società mi dice che non ha 750 euro da anticipare perchè io stenda un progetto di realizzazione di campagna below the line già svenduta a prezzi di un meccanico di biciclette da passeggio. Gli dico che non posso accettare e che un lavoro, se pagato ‘a successo’ deve avere dei prezzi ben diversi da quelli che gli avevo prospettato. Non avrei comunque accattato perchè dopo anni di esperienza, ho imparato che il successo di qualsiasi iniziativa dipende in minima parte dal consulente che la propone e in grandissima parte dall’imprenditore che la deve applicare, quindi – anche supponendo che ci sia buona fede da parte del committente – è profondamente sbagliato pensare di svendere il proprio lavoro con un pagamento differito e che non tiene conto del fatto che un lavoro viene fatto e vengono messe a disposizione del cliente (o sedicente potenziale cliente) le esperienze di anni e anni di lavoro e di studio.
Sarebbe come pretendere di pagare il medico solo se l’operazione ha successo o l’avvocato solo se vince la causa etc etc. In qualsiasi lavoro si possono inserire dei ‘bonus’ nel caso in cui il lavoro effettuato porti a dei risultati ottimali (e anche delle ‘penali’ nel caso in cui il lavoro non venga svolto a regola d’arte, anche se questo è molto meno semplice da giudicare), ma di certo non è possibile accettare di fare un lavoro solo se poi questo (con tutte le variabili che concorrono al suo successo) porta ai frutti sperati (oltre alle variabili dipendenti dal committente stesso, ci sono infatti variabili indipendenti che fanno parte del fattore di rischio di qualsiasi attività imprenditoriale).
Il titolo di questo pezzo è intitolato: Il web marketer non è un divorzista per due motivi: in primis perchè il divorzista, con tutto il rispetto, non fa altro che copiaincollare lettere di diffida di avviso, di ingiunzione etc che sono le medesime da anni, essendoci ormai uno standard che non è affatto presente in un’attivita’ complessa e Nuova come quella del web marketing. Ma ho intitolato così questo pezzo anche perchè il web marketer, al contrario del divorzista, non solo è pagato di meno, spesso non sembra nemmeno essere degno di pagamento anticipato e il perchè non è difficile da capire.
A parte l’avarizia e lo scarso stile che accomuna quasi tutti gli imprenditori (che vogliono fare soldi ‘a prescindere’ dal come, contrariamente a chi fa il mio lavoro che vuole fare il suo lavoro a prescindere dai soldi) il motivo sta tutto nel fatto che il web non fa guadagnare quasi nessuno. Il fatto che da anni ‘piccoli siti crescono’ e che ogni giorno migliaia di domini solo in Italia vengono registrati non vuol dire affatto che l’economia del web sia in crescita.
L’imprenditoria nel web ha in effetti delle soglie di ingresso infinitamente più basse di qualsiasi altra. Di fatto si può lanciare un sito con poche decine di euro di spesa e questo dà l’idea (ovviamente errata) che sia anche facile fare sì che questo sito diventi un’attività profittevole. Non è così e sempre meno sarà così , come è anche giusto che sia. Questo fatto però influenza in maniera disastrosa la percezione che si ha del valore di qualsiasi consulenza applicata al web (anche quella tecnica e grafica e non solo quella che faccio io) e questo per due motivi.
Normalmente il web-imprenditore comincia ad affidarsi a consulenti dopo che ha visto che ‘si fa presto a dire faccio web’ e quindi si trova in una prospettiva di guadagno ben diversa rispetto a quella che aveva quando, in una notte con gli amici, aveva pensato di dare vita a un business ‘geniale’ sul web. In sostanza, tendenzialmente ha pochi soldi da investire perchè percepisce che ne girano pochi. Il caso alternativo è quello di chi usa il web come ‘appendice complementare’ del vero e proprio busines (il negozio ereditato dal padre negli anni ’80 e che adesso…Deve avere un sito e una email che funzioni, poi mi insegna come mandare email e non prendere virus…? ). Qui la situazione è ancora peggiore, perche il web viene infinitamente sottovalutato e quindi qualsiasi consulenza applicata viene considerata priva di grande valore economico e quindi sottovalutata (e pagata) in partenza.
Bene , a questo si aggiunga che, visto che ‘io ho messo in piedi un sito pagando l’amico di mia cugina che è bravo col computer’, non vedo perche’ debba pagare il doppio qualcuno che mi deve ‘solo’ dire che cosa è giusto o non è giusto fare, senza stare 8 ore sul tornio con le gocce di sudore che cadono sulle scaglie di ferraccio.
Certo, qui parlo di una ‘parte’ soltanto della net economy (quella di microimprenditori normalmente microcefali) , in un prossimo post parlerò invece di quelle grandi società che pagano un milione di euro per la realizzazione di un sito che viene affidato a gente che fino a pochi anni prima si occupava di vendere macchine per i self-service dei benzinai (ne ho conosciuti un paio, anni fa), solo perchè hanno l’ufficio in piazza San Babila a Milano.
Lo intitolerò: Il santo protettore della net economy? San Babila (maschio , per chi non lo sapesse…, ma questa è una consulenza che si può anche dare gratis).


























Sottoscrivo tutto Andrea. Gran bel pezzo.
Microcefali però anche i secondi clienti, non solo i piccoli imprenditori. Spendere 40 miliardi (era questa la cifra ?) per il sito italia.gov è una delle piu’ colossali stronzate mai sentite.
In ogni caso c’è pieno di aziende che non hanno problemi di soldi che si rivolgono alla web agency più quotata et similia e spendono magari 10 volte quello che vale il sito che ottengono. E’ la differenza tra lavoro artigianale (in senso positivo) e lavoro industriale.
Ci vuole ancora un po’ di tempo.
Domani per fortuna avremo a che fare con gente che
ne saprà più di noi.
Ciao
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Comment by Filippo Ronco — 3 June 2006 @ 15:56