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2 June 2006

Un marketing anti-nazionalista

Quando parlo di nazionalismo non mi riferisco allo stupido modo di preferire aprioristicamente gli usi, le pratiche e le tendenze della propria nazione. Che poi si finisce col voler reclamare a tutti i costi che i giocatori della nazionale di calcio cantino l’inno. A me se cantano o no l’inno frega molto poco (mi sono contenuto per non utilizzare espressioni colorite).

Per nazionalismo, in questo caso, intendo il preservare e perpetuare le usanze tipiche di un luogo, di una regione, di un popolo. Sono favorevole alla commistione di culture perchè soltanto conoscendo i diversi modi di vivere e di pensare può esserci cultura. Siamo nell’era glocal? Benissimo; i contorni tra le culture si iniziano a fare sfumati e si inizia ad imporre una sorta di cultura condivisa simile a molti (non a tutti)? Bene, perchè con la sovrapposizione di culture si crea conoscenza, però bisogna mantenere vive le proprie usanze e le proprie caratteristiche al fine, appunto, di creare un melting-pot dove ognuno mette una parte della propria cultura per crearne una condivisa.

Questa è la visione antropologica; la visione dal punto di vista del marketing è "leggermente" diversa. Ultimo esempio proviene dalla Germania in occasione della stesura definitiva dei contratti di sponsorizzazione per i prossimi Mondiali di Calcio. La Anheuser-Busch titolare, tra gli altri, del marchio Budweiser ha stipulato un contratto con il Comitato Organizzatore dei Mondiali che prevede la vendita esclusiva di birra Bud per tutta la durata della manifestazione (1 mese) all’interno degli stadi, nelle immediate vicinanze degli stessi, nei locali limitrofi e nelle aree dedicate all’evento situate in tutte le città ospitanti le partite.

Grazie al tedesco studiato al liceo, ho fatto un giro su alcuni blog tedeschi e la cosa, diciamo, non è stata accolta proprio benissimo, creando quelle "leggerissime" polemiche tipiche di chi si sente deturpato. Anche perchè alla Bitburger una storica birra tedesca già partner della Federazione Tedesca di Calcio che non ha voluto sponsorizzare i Mondiali, è stato, carinamente, detto di mettersi da parte e di "sparire" durante i Mondiali. Sapete, la clausola dell’ambush marketing.

Tra l’altro è emerso che la Anheuser-Busch è proprietaria del marchio Budweiser, oltre che ovviamente negli USA, solo in Danimarca, Svezia, Fillandia, Italia e Spagna, ma non in Germania dove è in causa da qualcosa come 100 anni (poi dicono che in Italia la burocrazia è lenta!?!) con la Budweiser Budvar un colosso Ceco del settore che è l’effettivo possibile utilizzatore del marchio "Budweiser" in Germania. Ma si sa, di fronte agli alcol-dollars (vedi petrol-dollars) tutto viene sistemato, anche le diatribe legali.

I tedeschi sono letteralmente fuori di senno per questa decisione di dover bere, a "casa loro" e nei "loro stadi" una birra americana; proprio loro che della birra ne hanno fatto un simbolo nazionale. E come dargli torto; pensate se i Mondiali si dovessero giocare in Italia e aziende tipo Pizza Hut o Domino’s siglassero contratti per la vendita esclusiva della loro pizza fuori gli stadi italiani; come pensate che reagiremmo? Non pensate che, tipo a Napoli, qualcuno si potrebbe far girare le palle?

E allora con chi ve la prendereste?  

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