2 June 2006
Anticoncezionale pubblicitario
Si può ancora parlare di verginità pubblicitaria? Secondo me no, o meglio dovremmo dividere la questione in due aspetti separati: umano e logistico. Riferendomi all’aspetto umano penso che solo le poche, purtroppo oramai, popolazioni delle ancor più scarse foreste equatoriali siano vergini di pubblicità o comunque non conoscono i linguaggi comunicativi della, cosidetta, società civile. Per quanto riguarda laspetto logistico, mi riferisco a quei pochi luoghi che ancora non hanno subito la "deflorazione" pubblicitaria. Avevo percepito che la colonizzazione stesse procedendo a "vele spiegate" ma non riuscivo a capire cosa si fosse ancora "salvato".
In mio aiuto e spero in aiuto di tutti noi, è venuto un simpatico pamphlet scritto da Brian W. Vaszily, presidente della TopMarketingPro, una società specializzata in conscientious marketing. Il nome del lavoro è "6 Sacred Places that Still Need to be Ruined by Advertising" ed elenca gli unici 6 luoghi dove i pubblicitari non hanno potuto o voluto (ancora) metterci le mani, o sarebbe meglio dire i brand. I sei luoghi sono: 1) Le meraviglie naturali (tipo le Cascate del Niagara) 2) le tombe di personaggi famosi 3) il cielo 4) i bambini 5) gli altari delle chiese 6) gli stadi di baseball.
Secondo quanto dice l’autore, l’ispirazione gli è venuta leggendo l’ultima politica di marketing messa in atto dalla U.S. Postal Service, il servizio postale a stelle e strisce, che ha recentemente deliberato la possibilità, per le aziende interessate, di apporre pubblicità sui francobolli postali così, secondo l’ente americano, “to make mail more interesting to consumers”.
Quindi, se avete qualche oggetto caro o qualche luogo da preservare dagli attacchi pubblicitari, riponetelo in luogo protetto


























[...] Qualche giorno fa parlavo sempre su questo blog dell’invasione pubblicitaria che stiamo subendo in quanto "abitanti di questo mondo". Oramai, grazie o per colpa, anche di strategie come il guerrilla, siamo praticamente circondati da messaggi pubblicitari "indiretti", ovvero dei quali siamo più o meno consapevoli. [...]
Pingback by Marketing Routes » Blog Archive » — 9 June 2006 @ 16:39