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30 May 2006

Chiudete l’Open Space e aprite un Virtual Office

Tutti sanno che a Carrara c’è il marmo piu bello del mondo. Da secoli e secoli tutti i più grandi scultori e architetti si sono rivolti alle cave toscane per avere la qualità migliore. Non tutti sanno invece che, qualche secolo fa, a Carrara arrivò un semplice operaio che consigliò a tutti gli altri di tagliare la pietra in una maniera differente da come si era fatto per secoli e secoli. Tutti gli operai erano molto scettici su questa innovazione, ma dopo avere visto che il nuovo operaio risparmiava la metà del tempo e della fatica a fare le medesime operazioni, si decisero ad adottare lo stesso metodo di lavoro.

Si trattava di un uovo di colombo o di un taglio del nodo gordiano? Difficile proprio perchè troppo semplice. Nel mondo del lavoro sta accadendo ora la medesima cosa. Partiamo dal presupposto che in Italia e in tutti i paesi con un’economia sviluppata, quello che un tempo era chiamato terziario sta sempre di più soppiantando agricoltura e industria. Il terziario non nasce certo con l’era contemporanea e nemmeno con l’era moderna; pur in percentuali minori, è sempre stato presente in tutte le economie occidentali (e non solo); bene, oggi abbiamo però una novità che si chiama Internet e che ha rivoluzionato minimamente il modo di lavorare non solo di chi lavora in Internet, ma anche di chi lavora Con Internet. Cerco di spiegarmi meglio.

Quando lavoravo in ufficio per una piccola società di Internet ero sempre allibito dal fatto che quasi tutti i miei interlocutori volessero incontrarsi fisicamente anche solo per parlare e per…conoscersi. Io ho sempre detto: guardi non c’è bisogno, parliamo benissimo qui al telefono o in chat (ovviamente la chat è meglio del telefono e spiegherò perchè). Perchè fare un viaggio di due ore (che sia con la metropolitana o con l’aereo) per incontrarsi e dire meno cose di quelle che si possono dire in 10 minuti al telefono o in 5 minuti con un messenger? Semplice, per stupidità o malafede. La stupidita’ è quella di chi non capisce che non ha nessun senso incontrare fisicamente una persona a meno che non si debba avere un rapporto fisico con essa e che comporta solo una grande perdita di tempo (e non solo, come spiegherò). La malafede è quella di chi o mente a se stesso autodimostrando di lavorare alacremente perchè ha riempito l’agenda di appuntamenti, oppure di chi mente ai propri superiori (e – cosa non meno importante – anche ai propri sottoposti) volendo dimostrare di avere ‘combinato qualcosa’ a fine settimana, come il bambino che dimostra alla mamma di avere fatto bene i compiti perchè è stato seduto composto per tre ore alla propria scrivania. Purtroppo tutto il sistema di valutazione (e anche di retribuzione) del lavoro è sbagliato.

La stragrande parte dei lavori vengono pagati (e valutati) con un parametro orario. Anche attività consulenziali di alto livello (o supposto tale) come quelle avvocatizie, mediche etc, vengono pagate a tariffa oraria, con la stessa assurdità con cui un quadro grande il doppio dello stesso pittore vale quasi sempre di più di un quadro piccolo. Un tanto al chilo, o un tanto all’ora, come vi pare. Questo presupposto idiota sta alla base dell’ossificazione del metodo di lavoro attuale, che ancora fa pensare a dirigenti e imprenditori che 20 persone nella stessa stanza lavorano meglio di 20 persone che lavorano allo stesso progetto, ma ognuno dalla sua casa o dal suo ufficio o da dove crede. Quando qualcuno apre una società, la prima cosa che pensa è la location, la disposizione delle scrivanie e spende ore e giorni a pensare a dove stare, a chi stare vicino e dove piazzare la segretaria o il proprio socio, senza pensare che un ufficio non dovrebbe nemmeno esserci.

Perchè mettere 20 persone in un open space o 4000 persone in un grattacielo, quando la comunicazione fra loro è scarsissima? L’uomo è un animale sociale, ma non è certo un animale che comunica continuamente e ‘per istinto’, o comunque non comunica se non cose che sono necessarie (qui ovviamente parliamo di lavoro). La parte paradossale è che la comunicazione è migliore quando non si sta vicini fisicamente. Avete mai fatto caso che diciamo cose piu sensate ed essenziali al telefono piuttosto che de visu? Ricordo che qui sto parlando di lavoro e non di corteggiamento di una bella donna o dell’alfabetizzazione di un nostro figlio.

Notai questa cosa la prima volta che stetti all’estero per alcune settimane. Notai (e mi fu fatto anche notare) che non avevo mai comunicato tanto con i miei colleghi come in quelle settimane di mia assenza e la spiegazione è molto semplice; quando si può comunicare (anzi, si ha l’idea di potere comunicare bene) si tende a differire la comuncazione stessa. Ecco perchè normalmente anche negli open space le persone non parlano fra di loro. A ciò si aggiunga che lo stare in un posto fisico, per un certo orario predefinito, è uno dei più grandi scaricatori di coscienza disponibili per il lavoratore moderno. Timbro il cartellino (anche simbolicamente), sto sul ‘posto di lavoro’ e termino di lavorare dopo avere fatto le mie otto ore di lavoro. Chiunque è mai stato in ufficio o ha mai lavorato in un ufficio sa bene che le ore di lavoro non sono mai otto o comunque non sono mai quelle previste ed è anche giusto che sia così a mio parere; la presenza fisica sul posto di lavoro e una valutazione/retribuzione oraria (per quanto possa essere elevata) valgono solo per lavori industriali come la catena di montaggio, quando i tempi sono determinati dalle macchine e non dagli uomini; ma come è possibile pensare che in un ufficio che si occupa di qualsiasi tipo di servizio, i tempi non siano dettati dagli uomini stessi.

L’idea che l’occhio del padrone ingrassa il cavallo non è vero per i cavalli e tanto meno per gli esseri umani. Ho sempre pensato che ci sono solo due tipi di dipendenti/collaboratori. Quelli bravi e quelli non bravi. Quelli bravi (non solo capaci) meritano non solo uno stipendio più alto della media, ma meritano anche una grande fiducia. Quelli non bravi non meritano di guadagnare di meno o di avere meno fiducia, ma meritano solo di non lavorare. E’ inoltre assurdo pensare che si possa avere un qualsiasi controllo su impiegati che normalmente hanno a disposizione internet e che proprio sul posto di lavoro possono non lavorare, ma chattare tranquillamente con decine di persone che stanno fuori dall’ufficio  e che a loro volta stanno in altri posti di lavoro o che – semplicemente – possono Non Fare.

Lo stare sul posto di lavoro giustifica i ritardi (io c’ero al lavoro), giustifica l’assenza di controllo (io c’ero e quindi – in virtù di questo – controllavo), giustifica l’inefficienza, proprio perchè presupposto malsano di efficienza. Fra qualche anno, guardando alla web history, i nostri figli e nipoti sorrideranno pensando che anche le società leader dello stesso web concentravano centinaia di persone negli stessi edifici, così come noi oggi sorridiamo (con un riso amaro… come diceva il film) a vedere le immagini delle mondine che raccolgono il riso tutte in fila a schiena curva.

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Eh, sottoscrivo… ma penso ci vorra’ una generazione per fare capire queste cose a chi è attualmente al timone…

Comment by [mini]marketing — 30 May 2006 @ 14:41

Ho girato il post al capo. Grandissimo :)

Comment by Paolo Picazio — 30 May 2006 @ 23:21

Una sacrosanta verità è che ci sono professionisti bravi e non bravi, persone (ancor prima che dipendenti) che meritano o non meritano la fiducia.
Lavorare via internet è già per molti una realtà che funziona, soprattutto quando si riesce a concentrarsi sul progetto piuttosto che sulla presenza (essere 10 ore su un pezzo non significa chiudere il pezzo…).

A volte lo spazio fisico e la relazione diretta aiutano però: aiutano nel dimostrare al cliente una solidità economica e una capacità organizzativa (percepita da come vienen organizzato e arredato lo spazio), e aiutano nel creare rapporti di fiducia basati su altri aspetti della relazione che non sempre il web riesce a offrire (e che però, come questo post ben sottolinea, forse non sono poi così importanti al fine del profitto).

Commento forse un po’ tautologico ma certamente dettato dall’esperienza.

Comment by Matteo Esposito — 31 May 2006 @ 09:31

[...] Sulla scia del post messo ieri da Federico, pubblico quanto letto questa mattina sul sito di Ansa; ovvero il boom che stanno avendo le lezioni online offerte da alcune (ovviamente in Italia non c’è mai un effetto positivo globale) università italiane. Leggo che il fenomeno dell’e-learning è ben accolto negli atenei del Nord, Nord Est e ovviamente, piace più agli studenti e meno ai docenti. L’errata distribuzione dei fondi pubblici destinati alle università penalizza le università del Centro e del Sud Italia che, per mancanza di denaro da investire in "modernità", si vedono costretti a non poter offrire la possibilità della formazione a distanza. [...]

Pingback by Marketing Routes » Blog Archive » …aprite un virtual office reloaded — 31 May 2006 @ 15:14

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