22 May 2006
La (preistorica) comunicazione politica
Questa mattina ho girato, causa appuntamenti, per circa 4 ore per Roma e come tutte le città italiane, escluse quelle facenti parte delle Regioni autonome, è "fervente" di manifesti elettorali. Ci eravamo appena risollevati dal bombardamento a tappeto delle politiche di Aprile, che ci ha visto soccombere, feriti quasi a morte, dai manifesti, dagli slogan, dai comizi e dalle "feste di piazza" elettorali che "l’esercito politico" ha serrato e rinfoltito di nuovo le fila ed ha cominciato a tirare con il mortaio comunicativo. Mentre noi siamo ancora crushed ’n burned, loro stanno prendendo la mira, perchè un uomo disorientato perde la lucidità che lo contraddistingue ed è costretto a dipendere da qualcuno.
A parte l’ironico paragone bellico che ho utilizzato per cercare di dipingere il quadro della situazione, a mio modo di vedere, la situazione della comunicazione utilizzata dai politici per cercare di acquisire consensi è inefficace; è vetusta proprio da un punto di vista tecnico. Messaggio e canale, due aspetti fondamentali della comunicazione tra un "soggetto emittente" ed un "soggetto ricevente" sono oramai, o forse lo sono sempre stati, inadatti.
Vado nello specifico. Lo dicono tutti, politici compresi: la politica deve tornare ad essere vicino al cittadino, alla propria base elettorale. Non scopro certo nulla di nuovo; però nessun politico poi lo fa veramente nella realtà (o meglio se ce ne è qualcuno mi scriva attraverso questo blog). O forse i politici credono che andare una volta ogni tre mesi, stando ben bene in prima fila a beneficio dei fotografi, a fare una manifestazione basti. Sono gli stessi che a bordo di macchine blu (più altre due di scorta) saltano il traffico cittadino utilizzando le corsie preferenziali a sirene spiegate. E come fa una persona che non si è mai trovata invischiata nel traffico con la propria auto a sapere come risolvere il problema?
Comunque sia, tornando al tema strettamente comunicativo; è mai possibile che i partiti paghino fior di agenzie di comunicazione per avere sempre gli stessi risultati? I 6×3 ai bordi delle strade consolari con, in aggiunta, migliaia di cartelli pubblicitari sui muri della città, sui lampioni, sotto i viadotti e, per finire, i classici bigliettini da visita con le facce sorridenti (ma c’è anche la versione "faccia seria") con la X sul simbolo relativo e la mano che srive il cognome del candidato. Anche se negli ultimi anni c’è stato una "grandissima" new entry: l’itinerante massivo, ovvero non un solo furgoncino con la struttura che ospita i 6×3 ( su ambo i lati) ma una flotta. Durante le ultime politiche ho visto su una via a grande scorrimento di Roma Nord 10 furgoncini di un candidato (ovviamente ometto il nome e lo schieramento però…); come se il numero rafforzi il messaggio.
Pensano alla comunicazione da un punto di vista "quantitativo" e non "qualitativo". Ovvero più appaio in ogni angolo e più voti ricevo. Ma de che!!! Non passa giorno che nella cassetta delle lettere o sul paraprezza dell’auto non trovi dei bigliettini elettorali. Ma quante persone conoscete che vedendo un candidato sorridente e pacioso su un bigliettino trovato per strada decidono di votarlo? Io nessuno. Ci dicono che la politica è importante (giustamente) che deve venire dal cuore e dalla fiducia che il votato rispecchi le volontà del votante e poi credono che una persona voti uno "sconosciuto" che sorride su un bigliletto trovato sulla macchina. Ma chi lo conosce questo? Dico io. Magari è della nostra stessa corrente politica ma se non ci ho mai parlato, se non lo ho mai visto di persona come posso votarlo? Questo tizio non deve essere la nostra estensione nelle stanze del potere? E quindi io devo scegliere un mio rappresentate senza conoscerlo? Ma questa cosa è folle. E’ un’offesa all’intelligenza.
Perchè invece, per entrare direttamente in contatto con la propria base elettorale e con i potenziali nuovi elettori, non si opta per nuove e più moderne modalità comunicative?. Ovviamente non sbandiero ai quattro venti quali potrebbero essere ( come direbbe un noto comico romano: se le vòi, PAGAME!) le strategie, ma non sono un segreto; basta sforzarsi ed andare oltre i cartelloni pubblicitari. Qualche esempio c’è già stato proprio lo scorso febbraio dove un candidato milanese ha aperto un viral site. E’ un primo passo, ma significativo. Ce la faranno i nostri politici? Agli elettori l’ardua sentenza.


























[...] Riprendo la mia "dissertazione" in merito alle considerazioni riguardanti la situazione in cui versa la comunicazione politica in Italia; per i curiosi riporto anche il link al primo articolo pubblicato il 22 Maggio 2006. [...]
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