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18 May 2006

Search Marketing: video, tag, RSS, sharing immagini e molto altro…ma le aziende lo sanno?

search marketingIl web propone molti strumenti, contenuti e soprattutto canali di distribuzione di contenuti, di cui il search marketing dovrebbe essere la leva promotrice. Gli utenti li usano quotidianamente, ma le aziende non li propongono nel loro carnet di servizi.

Questo mio post tenta di essere più una riflessione ‘ad alta voce’ che uno svelare un qualche arcano mistero. In questo periodo sto pensando molto a possibile scenari che il search marketing si troverà a vivere, a come il nostro concetto di search si sta evolvendo. La rete ormai non ragiona più da tempo di ricerca in senso stretto. Sicuramente moltissimi utenti quotidianamente cercano qualunque info su motori come google, yahoo ed msn.

Cercano informazioni di qualunque tipo. Ma non solo. Cercano qualunque tipo di contenuto in qualunque forma. Una piccola premessa.

Ormai la gran parte di noi sa che l’utente non ama essere ‘disturbato’ (Seth Godin parla al proposito di permission marketing), ed il grosso cruccio da parte delle aziende è trovare un giusto equilibrio tra la necessità di vendere un prodotto o un servizio e dall’altra parte cercare di far sì che questo messaggio pervenga all’utente solo nel momento in cui questo è interessato e pronto per recepire.

La cosa è meno semplice di quello che sembra, ed il problema è almeno tanto vasto quante sono le necessità dell’utente consumatore. Il contextual sembra essere la risposta. Fare in modo che l’utente ci trovi solo quando ci cerca. Perfetto. Solo che le aziende che hanno fatto del search marketing il loro core business, ignorano una gran parte degli scenari strategici che il web presenta.

In questi giorni mi sono fatto una navigazione tra le società italiane ed estere che offrono servizi di search engine marketing e search engine optimization, giusto per vedere se qualcosa nel loro punto di vista era cambiato. Per ovvie ragioni non ho navigato tutti i siti istituzionali esistenti, ma un tratto accomuna tutte quelle che ho visitato.

La mancanza di essere al passo coi tempi. Non voglio bacchettare nessuno per carità. Ma solo invitare voi e loro a riflettere.
Generalmente questi sono i servizi offerti: ottimizzazione e posizionamento nei motori di ricerca, email marketing, pay per click. Servizi questi senz’altro utili, ma non sufficienti in una pianificazione strategica a 360 gradi. Mi spiego.

Milioni di utenti ogni giorno cercano contenuti video, cercano immagini, podcast, mp3, vanno su circuiti di e-shopping, amano il file sharing e si passano file a dismisura sui vari network esistenti. Pingano network come Technorati che utilizzano il sistema di tagging per categorizzare milioni di post. Si parla continuamente di Web 2.0, di RSS e della modularità offerta dall’XML, di digital broadcasting, di blog e vlog, coupon digitali, pubblicità contestuale sulle mappe online, social networking e di un milione di altre cose. Quante aziende che conoscete offrono sui loro siti un accenno a questi servizi?

A nulla di tutto ciò le aziende e i vari operatori del search marketing fanno riferimento. In generale per loro il massimo del contextual advertising è pay per click, posizionamento (che poi non ha necessariamente a che fare con la pubblicità contestuale e contestualizzata come recenti avvenimenti ci hanno mostrato) ed email marketing.

Questa strategia miope danneggia loro, che sui loro siti intontano l’utente mostrando statistiche d’uso dei motori di ricerca a cui peraltro l’utente è poco interessato.

Il cliente vuole essere seguito, aiutato, incanalato sulla giusta via. Solo che per proporre un servizio bisogna prima conoscerlo e poi essere in grado di gestirlo. Attendo una rivoluzione dei contenuti, ma prima ancora, di approccio!

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Ciao ho da poco una mia agenzia (ed un blog) che si propone di offrire proprio servizi in ambito web marketing, che è la mia grande passione. Leggevo questo tuo post tramite la newsletter di business online e l’ ho trovato molto interessante. Sono daccordo con quanto dici in merito alle reali abitudini degli utenti sul web (pensiamo a youtube.com) ritengo però che come servizi orientati al business questo tipo di abitudini trovano difficile applicazione. Ti dico questo sia perchè opero in una zona d’ Italia (Puglia) in cui è già difficile parlare di web marketing, posizionamento e payperclick, non voglio neanche immaginare le difficoltà nello strutturare e presentare servizi di web marketing orientati alle abitudini + diffuse ma allo stesso tempo un pò “sotterranee”. E’ una cosa che ad ogni modo bisogna cominciare a fare (almeno x noi operatori del settore) per trovarsi un po avanti ;-)

Comment by Giovanni Rizzi — 22 May 2006 @ 11:29

[...] Stamattina sono capitato su uno studio di iprospect, che analizza la posizione del search marketer all’interno della struttura aziendale. Alcuni giorni fa scrissi un post sullo stato attuale del search marketing, che seppure da un punto di vista diverso, lasciava intendere lo stesso concetto: il search marketing è un settore immaturo. [...]

Pingback by Marketing Routes » Blog Archive » Il search engine marketing un settore immaturo? — 23 May 2006 @ 11:17

[...] In questa inclemente mattina di luglio ho deciso di scrivere un post con la voce della new media agency che considera i cambiamenti interessanti offerti dal Web 2.0 e dalle sue propagazioni tecnico-tematiche.Cercherò di fare alcune riflessioni rilassate, sia per il caldo, sia per un personale sforzo di contenimento dello stress.Prima di iniziare a scrivere leggevo un intervento di Jacopo Gonzales a questo riguardo, nel corso del quale poneva il seguente interrogativo: “Si parla continuamente di Web 2.0, di RSS e della modularità offerta dall’XML, di digital broadcasting, di blog e vlog, coupon digitali, pubblicità contestuale sulle mappe online, social networking e di un milione di altre cose. Quante aziende che conoscete offrono sui loro siti un accenno a questi servizi?” [...]

Pingback by » Web 2.0 e impatti aziendali - Marketing Routes — 22 July 2006 @ 11:45

[...] In Italia, comunque non ho rilevato nessuno approccio di questo tipo sui siti che visitai illo tempore, quando scrissi del search marketing. Ritengo che personalmente pubblicare sul proprio sito aziendale anche un solo caso di esempio, come fatto da Seo Moz, possa essere d’aiuto per chi sta cercando un’azienda che offra servizi di search engine optimization e voglia avere idea dei costi, del modus operandi, dei tempi di messa in opera. [...]

Pingback by » Search engine optimization: quanto pagare ottimizzazione e visibilità nei motori di ricerca? - Marketing Routes — 25 July 2006 @ 14:16

[...] Search Marketing 1.0 [...]

Pingback by Search marketing: 12 consigli per la migliorare la visibilità online — 7 November 2006 @ 11:51

[...] Questo post è incentrato su un nuovo studio sui social media e il loro utilizzo da parte delle aziende presenti nell’indice Inc.500, che è stato appena condotto dall’università del Massachusetts Dartmouth e che Nora Barnes, a capo dell’UMD Center for Marketing Research, ci ha gentilmente segnalato in anteprima. Non è la prima volta che trattiamo l’argomento. Già lo scorso maggio rilevavo come in Italia siamo parecchio indietro anche sul fronte dei social media e del loro uso e conoscenza da parte delle aziende nostrane. [...]

Pingback by Il Social media dilaga tra le aziende dell’Inc 500 — 10 January 2007 @ 12:41

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