11 May 2006
La simbologia nella comunicazione
Il nostro lavoro è fatto di parole e simboli ad esse collegati; una sorta di "immagini e musica" che procedono di pari passo, su
di una retta. Non sono paralleli, perchè si incrociano e proprio questo loro sovrapporsi, mescolarsi, incastrarsi rende la comunicazione un territorio ricco di contaminazioni.
Come ogni linguaggio espressivo, la Comunicazione (intesa come tecnica) ha bisogno di un messaggio comune con regole condivise che possa venir decodificato dagli utenti (se mi sentisse il mio Prof all’università, sarebbe fiero di me!). Qui nasce un problema, perchè dove vengono date delle regole viene persa la libertà di sperimentare. Ci tengo a sottolineare che nello specifico, non sto parlando di comunicazione pubblicitaria, spazio ancora vergine in cui è possibile osare e sperimentare senza seguire schemi prefissati, se non quelli imposti dalla necessità di far vendere un prodotto.
Nel mio caso sto parlando di quelle tecniche visivo/comunicative che vengono prese a modello da tutti coloro i quali operano in questo mondo e da questi vengono seguite pedissequamente come fossero dogmi tramandati dai tempi delle Crociate e scritti sulla pietra come dei comandamenti di moseania memoria. Mi spiego: navigo su internet, per lavoro, circa 8 ore al giorno (più quelle 2 o 3 ore la sera a scopo ludico/informativo), incontro colleghi o mi presento a delle agenzie che, come costume, mi danno la brochure di presentazione; risultato, sembra di essere nel Matrix, un mondo di cloni dove l’unica caratteristica che mi fa ricordare un sito da un altro o un’agenzia da un’altra è il rapporto che ho stabilito con il mio interlocutore. Nulla di più, nessun valore aggiunto. Una serie di spin-off nati e riprodotti in serie da un unico progenitore.
Nessun sito che si presenti in maniera "diversa" nessuna brochure stampata, non so, in miniatura o su un piatto di resina (è un’idea, prendetela col beneficio d’inventario). Ma andiamo con ordine:
1) internet: il 90% dei siti, di qualsiasi azienda/agenzia o di qualsiasi "settore merceologico" siano, usano una simbologia standard per classificare i diversi servizi. Abbiamo quindi il simbolo "at" per la voce "contatti", i sassi messi in pila uno sull’altro (basta con questi c***o di sassi) per rappresentare metaforicamente la "struttura aziendale" e quindi il "chi siamo", il giornale piegato con gli occhiali e la penna per la voce "servizi", le mani che si stringono per il "portfolio clienti".
2) brochure aziendali: i sassi si ripetono anche nel cartaceo, perchè giustamente, se c’è un simbolo "cool" perchè non riutilizzarlo!! (ma vaf*^°***^) e stanno a simboleggiare "chi siamo", poi abbiamo i vogatori o la variante "scacchiera" per la voce "nostri servizi", il simbolo del telefono o la variante "impiegata di call center sorridente" per "contatti", il tavolo da disegno con penna rigorosamente Mont Blanc, per "portfolio".
Alla luce di quanto detto, non pensate che c’è bisogno di aria nuova nella comunicazione? Basta poco che ce vò, direbbe Giobbe Covatta. Servirebbero pochi interventi fatti con un minimo d’immaginazione e di rischio. Smettiamola di copiare le descrizioni delle aziende concorrenti e riadattarle, cambiando due o tre parole, sulle nostre brochure. Eliminiamo i sassi, i vogatori, le mani che si stringono ed il simbolo "at". Realizziamo qualcosa di veramente unico e diverso; certo, come dice il noto proverbio, chi lascia la strada vecchia per la nuova ….etc etc, siamo altresì consapevoli che molte volte le novità, soprattutto se troppo estreme, non vengono subito recepite dal mercato, ma in fondo, per sentirci più vivi, rischiamo.
Perchè, molto spesso, chi osa, vince.

























