11 May 2006
Google Co-op: la Coop sei tu!
Ne parla già gran parte della rete di Google Co-op, un altro servizio che Google ha progettato annunciandolo ieri (insieme ad
altri tool come Google Trends o Google Desktop 4) nell’apposita press release. Un Google collaborativo, molto stile web 2.0. Si parla di preferiti, di bookmarks di esperti, di community online, di condivisione. In sostanza Google Co-op è una "comunità" di persone, come me, come voi, che decidono di condividere la loro conoscenza o esperienza di un settore, per migliorare la qualità della ricerca che Google offre (e sì che c’è bisogno di farlo, dopo tanti anni, un qualche passo in avanti).
Sia aziende che organizzazioni che privati possono etichettare delle pagine web come rilevanti rispetto alla loro esperienza. Non solo. Viene offerta la possibilità di creare link specializzati che gli utenti possono sottoscrivere. I navigatori che hanno fatto ricorso a Google Coop, avranno oltre ai normali risultati di ricerca restituiti a chiunque, dei risultati aggiuntivi per ricerche rilevanti, in base al topic che si è sottoscritto.
Il motivo di ciò? Ce lo spiega parzialmente Google: “These contributions serve as meta information that helps Google’s search algorithms connect users to the most relevant information for their specific query.”
Ora viene la parte interessante. A mio avviso Google è arrivato a capire che:
- non soltanto da solo (senza l’aiuto di una community su scala mondiale) non è in grado di gestire ‘semanticamente’ l’informazione che ha raccolto nel tempo (e non ne viene fatto certo un mistero da parte dei vertici che parlano di crisi, relativamente allo stato dei loro server)
- ma anche (e soprattuto) che arrivare a capire ciò che mi viene offerto come risultato rispetto ad una data query, può andare bene per me, ma magari non soddisfa un altro utente.
Continuano ad emergere in modo evidente i limiti imposti dalla strada che si è scelta, ossia ricorrere ad una struttura gerarchica dell’informazione che (lasciamo perdere il flop dell’LSI) continua ad attingere al lessicale e non al semantico. Significanti ma non significati. Milioni di risultati più o meno irrilevanti (peraltro consultabili fino al risultato numero 1.000 - a cosa servano gli altri è un mistero - mentre ne basterebbero pochi, utopicamente uno per query).
Solo che credo non è questo che gli utenti chiedono e si aspettano da Google. Una precisazione rimane d’obbligo. Torniamo per un attimo al concetto di Google come motore di ricerca, (la cui mission è, com’è risaputo, organizzare l’informazione globale) e ad alcuni paradossi concettuali che Google sembra incarnare.
Pensiamo che io oggi decida di sviluppare un software che scandagli la rete. E che sia munito di algoritmi utili allo scopo (organizzare l’informazione) tali da sapere collocare un certo sito nel mio indice, rispetto a rilevanza di contenuti, a categorie d’appartenenza.
Immaginiamo che il mio programma utilizzi il basilare concetto di linking per muoversi nella rete (altrimenti come potrebbe). Immaginiamo che inoltre decida di dare maggiore rilievo ai link che puntano a siti con contenuto attinente. Supponiamo che abbia elaborato una tecnologia, il trustrank, in grado di stabilire quali siti fanno ricorso a comportamenti poco corretti, a spam (per la cui individuazione sono ricorso a delle persone in carne ed ossa esperte sul tema alle quali, non si sa bene perchè , ho mostrato come campione, l’indice di un altro motore di ricerca e non il mio) ed in base agli algo che caratterizzano il mio software di trustrank, io sia in grado di dare maggiore peso ad un sito rispetto ad un altro.
Se mi sono dotato per il mio sistema di advertising di un altro software, che mi consente di automatizzare tutto il processo di gestione del cliente, dalla sua iscrizione all’approvazione e messa online dei suoi annunci pubblicitari, filtering compreso. Se tutto funziona come l’ho pensato perchè dovrei chiedere aiuto alla comunità di webmaster o comunque di utenti? Perchè dovrei fare continuamente ricorso alle loro segnalazioni per gestire ed organizzare l’informazione che ho raccolto ed immagazzinato?
Tornando ad alcuni paradossi che apparentemente Google sembra rappresentare: credo sia palese agli occhi di tutti che il Googleplex riponga una smisurata fiducia nei software e nei processi di automazione. Come mai se è preferibile un software al controllo umano, sia a livello di campagne pay per click che a livello di filtering dei risultati organici (che funziona egregiamente quando a imporlo è un governo, ma meno bene in altri casi), appaiono ancora annunci del calibro di quegli Adwords di cui si è fatto tanto un gran parlare nei giorni scorsi, così come, sul versante degli organic results non è improbabile che con query come quelle di chi cerca le famose pillole blu, escano siti ‘votati’ a tutt’altro core-business? Come mai se ‘de facto’ si sceglie la strada del software viene ‘fatta propria’ una directory come Dmoz, creata e gestita in toto da editori umani? Aggiungo, come mai visto che Google non è un motore di ricerca che apprezza particolarmente il content duplicato, spesso e volentieri piazza la ‘sua’ directory sopra a quella originale dell’ODP?
Se non c’è un cambio di rotta in questo, lo spirito collaborativo diventa il tappa buchi d’emergenza (che si usa solo quando fa comodo), ma certo non la soluzione che cercano gli utenti, che in fondo vogliono solo vedere ‘risultati’.


























[...] Parte oggi l’esperimento di Accessible Search, appena uscito dai Google Labs. In sostanza Accessible Search, che come tecnologia si basa su Google Co-op, vuole essere una soluzione di ricerca per ciechi e per tutti coloro che hanno problemi di vista. Il progetto è ovviamente in fase sperimentale. Il funzionamento di Google Accessible Search è presto detto: i risultati di ricerca vengono ordinati in base alla semplicita’ della pagina, della sua struttura e del layout, dal momento che coloro che hanno problemi di vista utilizzano necessariamente dei programmi per leggere il testo presente nelle web pages. [...]
Pingback by » Google Accessible Search: motore di ricerca per ciechi - Marketing Routes — 20 July 2006 @ 10:58