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Il marketing prende il volo »

6 May 2006

Del determinismo culturale; ovvero questo non è marketing

Mi sono imbattuto in una notizia che mi ha lasciato quanto meno perplesso. Leggo che il Ministero degli Esteri e l’ACI unsafe travellingtrionfalmente affermano che lunedì 8 maggio 2006 verrà inaugurato il nuovo sito viaggiaresicuri.it. Riporto testualmente:"Il sito fornisce informazioni per viaggiare all’estero".
 
Cosa????? E che me lo deve dire un organismo terzo come devo viaggiare? Ma le istituzioni sanno il valore intrinseco dell’atto di viaggiare? Un sito che mi dice come devo viaggire in sicurezza? Ma poi che tipo di sicurezza? Legale, burocratica, personale? Ma non si è liberi cittadini? Perchè le istituzioni si scoprono assistenzialiste e materne quando devono "legiferare" il tempo libero dei cittadini e invece si scoprono fermi comandanti intransigenti quando si tratta di prendere decisioni che tutelino direttamente il contribuente?
 
Vado sul sito, che devo dire ben fatto, e mi trovo di fronte un planisfero che permettere di "valutare" il paese scelto per le nostre prossime vacanze. Per mio interesse personale scelgo la Bolivia, e leggo sulla sinistra dello schermo le notizie veramente utili per conoscere un paese e cioè: lingue parlate, moneta, fuso orario, indirizzi di ambasciate e i soliti consigli utili per muoversi sul paese. Spostando la mia attenzione verso la parte centrale della pagina però cominciano i problemi; leggo testualmente:"Si consiglia, in ogni caso, di evitare luoghi di eventuali manifestazioni di protesta o di assembramento, verificando sistematicamente l’evolversi della situazione". Ma perchè se scoppia una rissa di popolo in qualsiasi paese, dalla Bolivia all’Australia, da New York a Molfetta conoscete qualche vostro amico che, da turista, ci si butta in mezzo a fare casino? Io no.
 
Ma non finisce qui, quello che di solito temo dei siti istituzionali che vogliono "aiutare" l’incauto viaggiatore, si palesa in tutta la sua forma quando leggo: "Gli attentati avvenuti in vari Paesi del mondo rendono inoltre opportuno mantenere elevata la soglia di attenzione in considerazione di un possibile rischio di atti di natura terroristica, suscettibili peraltro di verificarsi ormai ovunque.[...] Ai connazionali si suggerisce di registrare i dati relativi al viaggio che si intende effettuare in Bolivia sul sito : www.dovesiamonelmondo.it." TANA! Cioè, quindi, il fine ultimo è quello di riuscire a carpire, benevolmente si intende, le informazioni ai viaggiatori per, diciamo, avere sempre la "situazione sotto controllo"?
 
Impaurito, opto quindi per andare in Slovenia; qui mi trovo di fronte un bollettino che mi mette in guardia dai pericoli dell’influenza aviaria. Scelgo allora una meta più commerciale e mi rifugio sulla cara, vecchia e rassicurante isola britannica: anche qui, oltre le schede dettagliate sulla sinistra dello schermo, mi trovo a leggere un bollettino sulla sicurezza: "Rischio terrorismo: il Regno Unito condivide con il resto dell’Europa il rischio proveniente dal terrorismo internazionale".
 
Alla fine in preda ad uno stato di paura che per osmosi, attraverso il sito, si è trasmesso in me ho bisogno di rassicurarmi; volgo quindi lo sguardo a destra della pagina e leggo una sezione decisamente più rassicurante: "Dove siamo nel mondo". Oramai perso ci clicco ed invece mi trovo di fronte:"Stai per visitare questo paese? Registra il tuo viaggio nel sito "Dove siamo nel mondo" per essere rintracciato in caso di emergenza."
 
BASTAAAAA! Io non voglio far sapere a nessuno, quando viaggio, dove vado. A differenza di quanto vuol gentilmente consigliarmi il Ministero degli Esteri io voglio perdermi; voglio andare in Bolivia ed andare ad incontrare gli INDIO che vivono ancora nelle foreste e dormire nel sacco a pelo. Non voglio andare nelle metropoli a fare le foto ai grattacieli o stare in un villaggio per sentirmi sicuro. Voglio andrae in Slovenia a conoscere, fuori dai canali turistici, la cultura autoctona. Ebbene si io voglio viaggiare all’avventura! Voglio perdermi per poi ritrovarmi.
 
Il viaggio, a mio modo di vedere, non deve essere qualche cosa di programmato e di scadenzato, altrimenti perde l’essenza di scoperta di culture "altre" che il gesto di lasciare il "proprio territorio" incarna. Il viaggio è "scoperta" e non movimento programmato; altrimenti me ne vado in giro per il centro della mia città.
 
Ma anche in questo caso devo riempire il modulo "Dove siamo nel mondo" per essere rintracciato in caso di emergenza."?
 
 
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