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4 May 2006

Alchimie comunicative

Siamo in un periodo di ambivalenza comunicativa dove ci sono aziende che basano le proprie campagne pubblicitarie su yin yangvisual dove il prodotto non viene più mostrato ma ne vengono esaltate le sensazioni e le emozioni oppure ci troviamo di fronte politiche di marketing dove si invita l’utente a provare direttamente il prodotto per un periodo al fine di convincerlo all’acquisto.

Questa dicotomia di linguaggi però non può che essere controproducente sia per le aziende che per l’utente.

Per le aziende:

1) non permette di pianificare una strategia che sia coerente negli anni

2) crea confusione negli utenti che si trovano spiazzati

3) non permette di creare quella brand loyalty tanto auspicata dagli operatori del settore

4) forte spreco di denaro per investimenti che annualmente stravolgono le strategie percorse precedentemente.

Per gli utenti:

1) difficoltà di capire la "deriva" di un brand e della relativa azienda.

2) scarsa propensione all’affiliazione

3) forte influenzabilità a livello emotivo ma scarsa propensione all’acquisto.

Il rimedio a tutto ciò? A mio modo di vedere la possibilità per almeno provare ad invertire questa tendenza risiede nella presa di coscienza delle aziende, soprattutto italiane, ad affidare i propri budget e le rispettive politiche comunicative ad una sola agenzia che rimanga la stessa per almento tre anni. Mi spiego. In Italia siamo abituati al fatto che le aziende affidano alle agenzie pubblicitarie i mandati ed i budget, mediamente,  per un solo anno, pronte ad indire un nuovo "bando" l’anno seguente. In questo modo, ogni anno, si avrà una campagna comunicativa che sicuramente sarà confacente alla mission aziendale ma che però non seguirà il lavoro intrapreso dalla "vecchia" agenzia.

Negli USA, non per niente progenitori del marketing e della comunicazione in generale, i budget ed i mandati vengono affidati mediamente per tre anni cosicchè l’agenzia può avviare una politica che si evolverà negli anni ma seguendo sempre la linea base impressa; ci potranno così lavorare le stesse persone che seguiranno il loro personale modus operandi. Guardate che all’interno di un team di comunicazione, già il sostituire o l’integrare un elemento, può portare cambiamenti, figurarsi cambiare agenzia ogni anno.

Per risparmiare un bel pò di soldi e per sviluppare nel cliente l’auspicata brand loyalty, ad oggi considerata la panacea di tuti i mali, basterebbe stabile per le aziende un rapporto "preferenziale" con una sola agenzia di fiducia (la scelta della quale è ovviamente rimandata alle preferenze dell’azienda) che possa divenire l’estensione comunicativa dei progetti e delle volontà aziendali.

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