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3 May 2006

Quando il marketing non ascolta i consumatori: Il crack delle newcos

Il web è pieno di storie di progetti, prodotti ed aziende dalle quasi nulle speranze che, ciò nonostante, hanno tentato il boom.Buble 2.0
Ed in effetti a fare il botto ci sono riuscite, solo che in senso negativo. Come ci ricorda Alan Meckler di Jupiter Media: "In the earlier days of the Web, nobody seemed to care if there was a real business there."

Il Wall Street Journal proprio oggi ne parla in un articolo che titola, in modo piuttosto esplicito, The Best of the worst, mostrando un’interessante carrellata di progetti che era meglio lasciare nel cassetto. A cominciare da CyberRebate.com, che si affacciò sul web nel lontano 1998 pensando di riuscire a fare soldi a palate praticamente regalando prodotti ai suoi clienti.

Viene riportato a galla nelle nostre memorie anche Flooz.com, con il suo tentativo di creare una sorta di valuta digitale.
Poi abbiamo la Digiscents Inc. che nel 1999 tentò di migliorare l’esperienza di navigazione degli internauti con iSmell, prodotto che avrebbe dovuto emanare profumi in base a ciò che l’utente stava vedendo in quel dato momento. Inutile dire che non è mai entrato sul mercato. Non è finita qui.

La Digital Convergence Corp, grazie anche ai fondi di note aziende come Coca Cola e Genral Electric, lanciò nel 2000 CueCat, uno scanner a forma di gatto collegato via USB a un computer, che era in grado di scansionare speciali codici a barre posti su alcune pubblicità di magazine e quotidiani, grazie ai quali l’utente avrebbe potuto accedere a content rilevante ed attinente via web.

Non sono state solo inesperte start-up a credere in progetti fallimentari. La carrellata di flop continua con iLoo, digital toilet della nota Microsoft dotata di computer e connessione wi-fi. Il viaggio a ritroso passa per Audrey, il mini pc da cucina prodotto dalla 3Com Corp che aveva come focus principale quello di portare online utenti come casalinghe ed anziani. Audrey veniva venduto ad un prezzo di 499$. Il problema oltre al non facile utilizzo, aspetto questo essenziale per il target di consumer che si era scelto, è che i suoi acquirenti riscontrarono notevoli problemi di connettività della periferica, oltre alla difficoltà per loro di trovare un ISP in grado di portare online tale periferica.

Last but not least, Pointcast, software da scaricare sul proprio pc, il quale una volta installato, mostrava ai suoi utenti attraverso un browser il mondo delle news online, corredate ovviamente di pubblicità.

Diciamo che il motto "Markets are conversations", in tutti i casi su citati,  non è stato esattamente preso alla lettera. Oggi che viviamo nell’era del web 2.0, epoca in cui l’innovazione a tutti i costi sembra essere un must che non può mancare nel nostro modo di operare e concepire la vita, qualche acuto osservatore già parla di Bubble 2.0.

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[...] Mentre mi domando quali siano questi grandi strateghi del marketing che consigliano alle startup un certo modus agendi, penso anche che la bolla di pochi anni fa e il crack delle newcos che ne è seguito non sia servita da esempio a nessuno o quasi. [...]

Pingback by » Adsense ora integrato anche nei software - Marketing Routes — 1 August 2006 @ 11:34

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