19 April 2006
Il potere e l’influenza dei blogger: aziende, ignorate i blog a vostro rischio e pericolo
A lanciare il monito è il quotidiano inglese The Guardian, che fa riferimento ad un nuovo report, realizzato da Julian Smith, advertising analyst di Jupiter Research, incentrato sul potere che i blogger stanno assumendo nella nostra società. Non è la prima volta che un quotidiano o un magazine di rilievo pone l’accento sul blog power, ricordo ad esempio un articolo di Forbes di qualche tempo fa, che sul mondo dei blog aveva messo in allerta, rilevando come quello fosse un fenomeno assolutamente degno di nota, o ancora l’Economist, in tempi più recenti, aveva pubblicato un articolo sui blog come strumento di potere decentralizzato, in cui veniva menzionata una curiosa teoria di difesa di Steve Rubel, che meriterebbe un approfondimento, relativamente ai lockbox blog.
Nonostante la sconcertante quota di aziende (e relativi PR al seguito), perennemente indecise in merito all’apertura di un blog aziendale, sempre di più viene avvertita come potenzialmente pericolosa questa voce libera dei blogger e delle community che si creano intorno ad essi. Ricorderete ad esempio, quando lo scorso mese di febbraio, fu proprio Microsoft a giungere in Italia, spinta dal dilagante fenomeno dei blog. Lo fece nella persona di Martin Taylor, Platform Strategy General Manager di Microsoft, il quale incontrò una delegazione di vari e noti blogger italiani. Era la prima volta che in Italia si verificava un evento di questo genere. La diffusione che questo mezzo di comunicazione, unitamente alla capacità di alcuni di essere veri e propri opinion leader, è ormai innegabile.
Secondo Technorati i blog sono circa 35 milioni. Nella realtà dei fatti sono molti di più, ma non è questo il punto. La realtà dei fatti è che internet costituisce terreno fertile per il buzz, il passaparola, insomma per tutte quelle strategie e/o attività viral, che nello strumento offerto dai blog trovano modo di concretizzarsi e di rendersi pericolose, talvolta; non solo forma dunque, ma anche e soprattutto sostanza.
Julian Smith rileva in merito al fenomeno blogger: "The strongest part of their influence is on the media: if something online suddenly becomes a story in the local press, then it matters."
Il Guardian sottolinea poi come alcune aziende (McDonald’s, Dell e Kryptonite) ben note su scala mondiale, abbiano pagato sulla loro pelle attività di buzz negativo che proprio tra i blog si erano largamente diffuse.
Infine emerge un’interessante contrapposizione: quella tra blog e motori di ricerca, nel senso che mentre motori come Google possono dare un’enorme visibilità sia a livello di risultati organici, sia a livello di pay per click advertising ( mi viene in mente una ricerca di search engine marketing proprio di Jupiter Research di pochi giorni fa, in cui emergeva come una grossa fetta di navigatori ritiene leader di un settore, quelle aziende che compaiono ai primi posti nei motori di ricerca), per capovolgere il tutto, e quindi danneggiare una o più aziende, basta l’attività di qualche influente blogger che diffonda la voce e che parli alle masse.


























[...] I blogger sono influenti*. I content generated media sono un mezzo di diffusione delle notizie straordinario**.A tutti piacerebbe farsi pubblicità (quasi) gratis***. [...]
Pingback by i’m still perfecting imperfection » Blog Archive » Blogger tormentati dai markettari — 10 July 2006 @ 14:15